Home TvProgrammiBeppe Convertini: «Il mio motto è sempre stato mai arrendersi!»

Beppe Convertini: «Il mio motto è sempre stato mai arrendersi!»

L'attore e conduttore ci racconta della sua lunga gavetta e dell’emozione per il debutto a "La vita in diretta estate"

Foto: Beppe Convertini debutta al timone del programma del pomeriggio di Raiuno

17 Giugno 2019 | 08:00 di Antonella Silvestri

Dopo una lunga gavetta come attore e conduttore, per Beppe Convertini è arrivata la grande occasione. E a offrirgliela è Raiuno, che lo ha voluto al timone di "La vita in diretta estate". Al suo fianco ci sarà Lisa Marzoli. Si parte lunedì 17 giugno. «Non è mai troppo tardi per il grande salto» dice il presentatore.

Lei ha collezionato tante esperienze, ma questa è una grande sfida che arriva in un’età non giovanissima. Come sta vivendo il debutto?
«Con grinta e serenità. È il coronamento di 30 anni di carriera. Ho fatto cinema, fiction, radio e mi sono messo alla prova presentando tantissime serate in giro per l’Italia. La mia prima fiction di successo è stata Vivere e la ricordo con grande gioia. Ho sempre creduto in quello che facevo. Ho ricevuto porte in faccia ma non mi sono mai scoraggiato. Ho sempre cercato di capire gli errori e di trasformarli in occasioni di rilancio. Insomma, mai arrendersi!».

Com’è nata questa nuova avventura?
«Credo che ci fosse aria di rinnovamento in Rai, soprattutto nella versione estiva de "La vita in diretta", dove in genere si sperimentano nuovi volti».

Il programma ha la sua formula consolidata. Ci sono comunque novità?
«Daremo sempre spazio ai fatti del giorno in Italia e nel mondo, alle storie di attualità e di costume. Ci occuperemo dei vacanzieri dando loro consigli di viaggio e cercheremo di tenere compagnia nel migliore dei modi a chi è costretto a restare in città».

Condurrà in tandem con Lisa Marzoli. Vi siete già divisi gli spazi?
«Ci stiamo incontrando in questi ultimi giorni per organizzare meglio il nostro lavoro. Con Lisa ci conosciamo da poco, ma già dai primi incontri tra noi è subito nata una bella simpatia».

La spaventa la diretta di due ore e mezzo?
«Sono stato in diretta tutta la vita… (sorride). Sono abituato a condurre serate molto lunghe e il rapporto con il pubblico mi dà adrenalina e mi affascina».

Lei ha cominciato a lavorare da giovanissimo.
«Avendo perso mio padre all’età di diciassette anni mi sono dovuto rimboccare le maniche. Sono l’unico figlio maschio e ho dovuto pensare sia a mia madre che alle mie due sorelle. Ricordo che un giorno io e mia sorella Anna abbiamo rotto il salvadanaio per pagare le bollette. Sono stati anni duri. Lavoravo e studiavo Economia e commercio. Se ho resistito tanto è perché ho avuto al mio fianco un angelo custode, mio padre Donato, che da lassù mi guida e protegge».

E ha sempre fatto molto volontariato.
«Durante la malattia di mio padre alcuni medici volontari, percorrendo oltre cento chilometri al giorno, venivano a casa per dargli assistenza. Papà, soprattutto negli ultimi mesi della malattia, stava malissimo. Per me quei medici sono stati degli angeli e da allora mi sono sempre sentito in dovere di ricambiare tutto quel bene ricevuto. Ho scritto anche un libro, I bambini di Nessuno (edito da Admaiora), in cui racconto le ultime missioni umanitarie che ho fatto per Terre des Hommes nei campi profughi in Libano e nelle baraccopoli del Myanmar. Il ricavato del libro va tutto in beneficenza».

Quest’estate non andrà in vacanza ma immagino non sarà una grande rinuncia.
«Mi piace molto stare a Roma, soprattutto d’estate. Ho chiesto a mamma di venirmi a trovare. In genere sono io che appena posso vado da lei a Martina Franca (provincia di Taranto, suo luogo di origine ndr) per trascorrere un po’ di tempo insieme. Ora invece verrà lei da me e potrò finalmente godermela. Come avrà capito, da buon meridionale credo molto nella famiglia».