Bruno Barbieri e “4 hotel”: «Il mio albergo ideale? In mezzo al mare»

Lo chef parte con una nuova stagione e ci dà i suoi consigli per scegliere l’indirizzo giusto

27 Giugno 2022 alle 08:38

«Ve lo prometto: nella nuova stagione di “4 hotel” c’è da divertirsi parecchio!». Parola di Bruno Barbieri. Lo chef è ripartito con la sua squadra a caccia dei migliori alberghi d’Italia. Nelle quattro nuove puntate del programma di Sky Original realizzato da Banijay Italia (dal 30 giugno ogni giovedì su Sky Uno e in streaming su Now), è andato in Sicilia, a Roma, sulla costa tra la Romagna e le Marche e a Ischia.

Bruno come mai le puntate sono così divertenti?
«Abbiamo incontrato albergatori parecchio bizzarri».

Un esempio?
«In Molise uno dei servizi offerti ai clienti era l’esibizione di un contadino-poeta che declamava le sue poesie accompagnato da un asino. In Romagna abbiamo scoperto i “bike hotel”, dove i clienti possono portarsi le bici in camera e nella hall c’è un’officina attrezzata. Una notte ho dormito in una stanza dove c’era un ritratto di donna nuda che copriva un’intera parete: la modella era proprio l’albergatrice...».

Come nasce una puntata di “4 hotel”?
«Prima di tutto identifichiamo l’area geografica che ci interessa. Scegliamo una trentina di location in zona e iniziamo una scrematura».

In base a cosa?
«Cerchiamo delle location nascoste, originali, che vogliamo far conoscere al pubblico. Si prende un primo contatto e, se c’è interesse da parte dell’hotel, un gruppo della redazione va sul posto: non basta che ci sia una struttura interessante, ci vuole anche la personalità di chi la conduce e la voglia di stare davanti alle telecamere».

I luoghi che l’hanno colpita di più?
«Tutti hanno qualcosa di particolare, ma il Molise è stato una vera scoperta, è un posto meraviglioso: si mangia bene, si dorme bene e ci sono alberghi favolosi con prezzi ragionevoli. C’è molto da lavorare, le strutture dovranno crescere ma con “4 hotel” aiutiamo proprio a fare questo: sfruttare e valorizzare le potenzialità».

Quest’anno avete introdotto il “sigillo green” che premia l’attenzione all’ambiente.
«È importante limitare la plastica dagli alberghi. Gli sciampetti, la scatolina della saponetta, i soprammobili, il sacchetto per la biancheria sporca da lavare: cosa ci vuole a metterlo in tessuto? Basta poco. Gli albergatori cominciano a capire che i dettagli fanno la differenza. L’hôtellerie è il biglietto da visita di un Paese».

Quando lei e gli albergatori arrivate davanti agli hotel a inizio puntata, portate i vostri veri trolley?
«Certo! Ci sono le nostre cose dentro. È tutto vero, non ho mai barato e ho sempre dormito negli alberghi in gara. Persino nell’igloo con meno 28 gradi a Livigno: la mattina mi sono svegliato con un gran mal di gola».

Cosa non manca mai nel suo trolley?
«Un pigiama, perché lo indosso sempre per dormire, anche d’estate. Le mie ciabatte perché mi piace avere sempre qualcosa di mio. Un profumatore di ambiente perché mi piace sentire certi odori e la sera metto due gocce di acqua di colonia sul cuscino, mi fa dormire bene».

Quali profumazioni preferisce?
«Mi piace l’odore delle erbe, del melograno, dell’uva, il profumo del pomodoro».

A volte gli albergatori si perdono in un bicchiere d’acqua: possibile che le assegnino una suite con la maniglia della finestra rotta? E ancora, possibile che la mattina presto siano già finite le uova per la colazione?
«Sembra assurdo ma è proprio così. Quando per tutta la vita sei in casa tua, ti sembra tutto perfetto. Deve arrivare qualcuno da fuori per farti notare quello che non va, altrimenti non ci fai caso. Sono stimoli che diamo».

E lei ci mette del suo quando vuole mettere in difficoltà un albergatore...
«Faccio richieste strane come il porridge, un’insalata a colazione o una centrifuga di erbe strane... mi diverte capire se dall’altra parte c’è la voglia di mettersi in discussione».

Quali sono le prime cose che un cliente deve notare in un albergo?
«In fase di prenotazione osservate il sito della struttura: se ci sono solo foto di vasi di fiori o di soprammobili... lasciate perdere, vuol dire che non hanno altro da mostrare. All’accoglienza se una stessa persona fa il check-in, porta le valigie, parcheggia la macchina... è un campanello di allarme. Se nella stanza non c’è il portavaligie mi arrabbio. E se c’è, controllate che la parete dietro non abbia la strisciata scura delle rotelle: vuol dire che l’hotel non fa manutenzione. Quando arrivo in camera se vedo che sul letto ci sono l’accappatoio, le ciabatte e gli asciugamani vuol dire che in bagno non c’è un piano di appoggio o che il bagno è piccolo. Controllate il materasso: per dormire bene deve essere alto almeno 30 centimetri e ci devono essere almeno due cuscini di diversa consistenza. Non amo gli hotel che tengono l’aria condizionata al massimo e lasciano il piumone sul letto anche d’estate. Ma perché?».

Bruno, il suo hotel dei sogni dove dovrebbe essere?
«In mezzo al mare».

Cosa intende?
«Con l’aiuto di un grande architetto mi piacerebbe trasformare quelle vecchie strutture di pozzi petroliferi abbandonate in mezzo al mare in hotel di lusso. Immagino queste bellissime piattaforme circondate da pareti di vetro, con tante piante e un meraviglioso profumo di mare che entra nelle stanze la mattina quando ti svegli».

Una scelta originale!
«Il mare è importante nella mia vita e nel mio lavoro. Mi riporta a quando lavoravo sulle navi. Quando sono in mare sto bene: guardo l’orizzonte, respiro e sento che si ripuliscono i polmoni e i pensieri».

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