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«C’è posta per te», su Canale 5 torna lo show di Maria De Filippi

Pronti ad emozionarvi ancora? Dal 12 gennaio torna in tv una delle trasmissioni più amate dal pubblico: lo show che da 18 anni tiene compagnia ai telespettatori del sabato sera

Foto: Maria De Filippi conduce il programma di Canale 5 dal 2000. Questa è la 22a edizione

11 Gennaio 2019 | 11:55 di Giusy Cascio

Pronti ad emozionarvi ancora? Dal 12 gennaio torna in tv una delle trasmissioni più amate dal pubblico: «C’è posta per te», lo show ideato e condotto da Maria De Filippi che da 18 anni tiene compagnia ai telespettatori del sabato sera di Canale 5.

Il cuore del programma, come da tradizione, è la narrazione delle storie delle persone comuni. Non mancheranno sentimenti veri, sorprese, colpi di scena, spunti di riflessione, attimi di commozione e risate. Ci sarà chi sogna di ritrovare un amore perduto o un parente lontano, chi cerca di ripianare antiche ruggini in famiglia e chi vuole ringraziare qualcuno con una bella sorpresa: facendogli incontrare il proprio idolo. Nelle scorse 21 edizioni di personaggi famosi ne abbiamo visti tantissimi, fra cantanti, sportivi, volti noti della politica e del mondo della cultura.

E quanti attori! Da Sophia Loren a Julia Roberts, da Robert De Niro a Nicole Kidman, e poi Dustin Hoffman e John Travolta. Anche quest’anno si avvicenderanno in studio veri e propri miti di Hollywood, tutti graditi invitati di «Queen Mary», come i fan chiamano la padrona di casa. Nella prima puntata tra le star più attese c’è Ricky Martin, appena diventato padre della piccola Lucia. Il cantante manca da molto tempo dai palcoscenici italiani. Vedremo anche Al Bano e Romina Power e, per gli appassionati di calcio, a «C’è posta per te» arriverà Mario Balotelli.

Lo sapevate? Il primo a usare la parola posta fu... Marco Polo

Foto: Carlo Conti a «C'è posta per te», uno dei grandi ospiti delle passate edizioni

La grande busta di «C’è posta per te» sta per riaprirsi, dunque. Ma lo spettacolo dei sentimenti innescato dall’apertura di una lettera e dalla trepidante attesa di una risposta va in scena da millenni. E sapete quanti anni ha la più antica antenata dell’enorme busta che nei momenti clou fa il suo scenografico ingresso nello studio di Maria De Filippi?

Cinquemila anni fa
Le prime lettere di cui abbiamo traccia risalgono alle civiltà della Mesopotamia tra il 3000 e il 2000 avanti Cristo: Sumeri e Assiro-Babilonesi incidevano messaggi nelle tavolette di argilla ancora fresca, prima della cottura in forno. E avevano ideato anche le «buste» in cui veniva inciso il nome del destinatario. Poi sono arrivati i papiri egizi, le pergamene, i plichi, fino alle «enveloppe» francesi nel XVII secolo.

E questa come si chiama?
Il Vocabolario della Crusca ha registrato l’uso del termine «busta» come custodia per i fogli di carta da lettera solo nel 1866, 26 anni dopo l’invenzione del francobollo, nato in Gran Bretagna nel 1840: il celebre «Penny black» raffigurante la regina Vittoria. Prima di allora l’onere del trasporto postale era solitamente a carico del destinatario.

Fiumi di parole
Gli Antichi Egizi hanno messo a punto le prime forme di spedizione postale intorno al X secolo a.C. e c’era una fitta corrispondenza tra i faraoni e i principi della Siria, loro vassalli. Il trasporto dei papiri avveniva per via fluviale e i documenti erano firmati. Ma è stato Ciro il Grande (590-530 a.C.) a inventare un autentico sistema di smistamento delle lettere basato su tratti di 24 ore percorsi a cavallo: con 111 stazioni e 9 giorni di percorrenza si garantiva un’ampia copertura postale del regno di Persia. Ancora più organizzata era la rete dell’Impero cinese dove, fin dal XIII secolo a.C., il cambio dei cavalli avveniva anche al “lazo” nelle mandrie per strada. Lo racconta Marco Polo (1254-1324) nel «Milione», il libro in cui per la prima volta viene usata la parola «posta».

Santa corrispondenza  
Al massimo del suo splendore, anche l’Impero romano, su ordine di Augusto (63 a.C.-14 d.C.), istituì il primo servizio di posta regolare detto «cursus publicus»: la rete postale e viaria era formata da oltre 200 mila chilometri di strade e per consegnare una missiva i «cursores», cioè i corrieri, potevano percorrere 270  chilometri (all’incirca come da Milano a Firenze) in 24 ore. Nel Medioevo avvenne poi un cambiamento importante: la responsabilità di recapitare la corrispondenza passò nelle mani della Chiesa. Venne introdotto proprio in questo periodo l’utilizzo del sigillo in piombo, detto «bolla», attraverso il quale si autenticavano le lettere papali. I più bravi erano i benedettini che, grazie alla capillarità dei loro monasteri, comunicavano scambiandosi le «rotulae», i rotoli di pergamena. Una bella intuizione dei monaci? Creare la prima «mailing list»: l’elenco di indirizzi dei destinatari.

Evoluzione della specie
I postini di Maria De Filippi girano in bici come Massimo Troisi nella sua ultima, poetica, interpretazione nel film «Il postino» del 1994. Mentre quelli che oggi consegnano la corrispondenza viaggiano in scooter, col casco in testa e il gilet catarifrangente addosso, come Alessandro Siani in «Benvenuti al Sud» del 2010. Quanta strada si è fatta dai primi «postiglioni», come si usava chiamare chi conduceva i cavalli di stazione in stazione di posta fermandosi a riposare nelle locande (molte delle quali ancora oggi sono intitolate alla Posta).

Questione di diligenza
Come abbiamo imparato dai film western, in America gli spazi infiniti venivano coperti dalle diligenze (che erano prima di tutto corrieri postali) ma erano spesso prese d’assalto. Ecco perché nel 1860 nacque il servizio dei Pony Express, fatto da soli uomini a cavallo, senza carrozze, che attraversavano il Nord America da St. Joseph (Missouri) a San Francisco (California) per un totale di 3.200 chilometri. Il sacco con le lettere che trasportavano si chiamava «mochila» e poteva contenere fino a 10 chili di posta. Il cavaliere portava con sé altri oggetti per il viaggio: una borraccia, una Bibbia, un corno per avvisare del suo arrivo e una pistola oppure un fucile. Fra i Pony express più leggendari c’è stato l’attore e cacciatore William Frederick Cody (1846-1917), più celebre come Buffalo Bill.

Ci salveranno i... pacchi
Nel 1919 nacque il primo servizio di posta aerea internazionale, sviluppato dalla Royal Air Force inglese. Non è un caso: la Royal Mail, il dipartimento postale britannico fondato da Enrico VIII, ha compiuto 500 anni di età nel 2016. E ha sempre fatto un vanto della propria velocità nel recapitare la posta. Certo, adesso le cose sono cambiate e molti di noi hanno smesso di scrivere lettere impugnando carta e penna, passando ai computer e alle email (il termine sta per «electronic mail», «posta elettronica»). Nel 1970 spedivamo 6,3 miliardi di documenti in un anno, di cui 2,3 tra lettere e cartoline. Fino al 1990 il flusso era ancora buono, con 8,5 miliardi di spedizioni complessive l’anno. Ma negli ultimi 15 anni, fa sapere Poste italiane, la consegna della corrispondenza è diminuita del 70%. Il lavoro dei postini, però, non è a rischio. Anzi. Oggi sono muniti di palmare, stampante e lettore di bancomat per i pagamenti. Consegnano a domicilio pacchi su pacchi perché, oltre a scriverci, online compriamo di tutto e ormai facciamo pure la spesa. Ma in fondo il nostro cuore è pronto a sobbalzare ancora se il postino o il portiere pronunciano quella frase antica: «C’è posta per te».