Home TvProgrammi«Chi ha incastrato Peter Pan?», Paolo Bonolis e Luca Laurenti dal 21 settembre su Canale 5

«Chi ha incastrato Peter Pan?», Paolo Bonolis e Luca Laurenti dal 21 settembre su Canale 5

Torna lo show coi bambini più magico della tv, Bonolis e Laurenti hanno posato solo per Sorrisi nel nuovo studio del programma

21 Settembre 2017 | 11:55 di Stefania Zizzari

Entro nel teatro 18 di Cinecittà ed eccomi nel mondo delle favole: grandi orologi scendono dal soffitto, oppure sono proiettati sulle pareti. Alcuni vanno all’indietro, altri sono fermi. E poi due enormi alberi, case in miniatura, lanterne, un tendone del circo. Sul palco, vecchi giocattoli di legno, un cavallo a dondolo, dei piccoli letti a formare una nave. Quella della fantasia. È il mondo di Peter Pan. Padrone di casa, al momento intento a fare scherzi a Luca Laurenti in versione mago-filibustiere, è Paolo Bonolis, che dal 21 settembre conduce su Canale 5 la quinta edizione di «Chi ha incastrato Peter Pan?».

• Paolo Bonolis: «Ecco tutto quello che penso sulla tv»

• Luca Laurenti: «Il segreto dell'intesa con Bonolis? Letti separati»

Paolo, oltre a questo studio straordinario quali sono le novità?
«Una nuova generazione di bambini. L’ultima volta che abbiamo realizzato questa trasmissione è stata sette anni fa. Data l’accelerazione dei nostri tempi, i bambini di oggi hanno altre attenzioni, altre domande, altre disponibilità alla meraviglia. E questo spariglia le carte. La struttura del programma è la stessa, poi ci abbiamo messo altre piccole cose: ci piacerebbe essere in contrasto con la logica di Trump e immaginare che i bambini prendano in considerazione la natura e la rispettino. Non fingendo che non stia succedendo niente. Quindi ci saranno anche momenti in cui cercheremo di evocare ai bambini la bellezza di questo sasso umido che è la Terra».

Con un occhio al web.
«È un mondo che ai bambini appartiene e quindi è giusto che lo vivano anche qui. Ci saranno degli Youtuber con le loro sfide. Ma non mi chieda altro, perché questo aspetto mi è ignoto come la meccanica del cubo di Rubik».

Cosa farà Luca Laurenti?
«Tenterà un percorso illogico. Nella sua logica. Tendenza tipicamente sua».

Cosa intende?
«Proverà a diventare mentalista».

Chi è più bambino tra lei e Luca?
«Tutti e due, ognuno a modo suo. Ma se fai questo mestiere non puoi smettere di esserlo. Perché cerchi lo stupore per poterlo condividere con il pubblico. E se cerchi lo stupore devi essere bambino».

Da bambino le piaceva Peter Pan?
«Sì. Scorgevo in quella favola il senso dell’avventura e quindi mi incarnavo nel protagonista. Crescendo, le fiabe sono state sostituite da Jack London, “Le avventure di Tom Sawyer, “I ragazzi della via Pál”, “Cuore”, i romanzi per ragazzi. Che però proprio come le favole avevano sempre un problema da risolvere, un traguardo da raggiungere. È una cosa che mi ha sempre affascinato».

Qual era il suo gioco preferito?
«Il pallone e i soldatini. Mio padre, che aveva la perfetta conoscenza delle mie inettitudini, sapeva che non ero in grado di fare niente con le mani, cosa che mi porto dietro ancora oggi. Allora mi comprava gli aeromodellini dell’Airfix. Montavo solo i quattro o cinque pezzi più grandi dell’aereo e i 12 mila pezzi piccoli rimanevano nella scatola. Alla fine i miei aerei avevano almeno la carcassa e papà era parzialmente contento: per me era più che sufficiente».

Cosa sognava da bambino?
«Volevo fare l’esploratore. Mi appassionavano i documentari di Jacques Cousteau in onda nella tv dei ragazzi il pomeriggio (canticchia tutta la sigla, ndr). Immaginavo di esplorare terre sconosciute. Poi sono diventato grande, si erano esplorati già tutto e quindi sono caduto nell’unico mondo ancora inesplorato, quello delle persone che hai di fronte: mi diverto a esplorare con cautela il pensiero degli altri».

Lei ha iniziato in tv nel 1980 proprio con i ragazzi in «3, 2, 1… contatto», poi è arrivato «Bim bum bam»…
«Sì, ma quelli erano programmi per bambini, questo è un programma con bambini. A dispetto di molte trasmissioni in cui i protagonisti sono giovanissimi con delle indubbie capacità, ma che secondo me sono anche un po’ inquietanti, i nostri piccoli protagonisti non hanno la voce di Pavarotti e non sanno suonare il pianoforte con i piedi. Sono bambini normali, con le loro curiosità di bambini normali. Questo programma è un modo per continuare a soffiare sul fuoco della loro meraviglia e della loro curiosità. Per tenere vivo il fanciullino pascoliano dentro di loro, senza che sia vampirizzato dalla necessità di essere il prima possibile adulti».

Il primo «Chi ha incastrato Peter Pan?» è del 1999…
«Avevano appena inventato i bambini».

E com’erano i bambini?
«Più ingenui. Anche perché era la prima volta che si faceva questo programma e non ne conoscevano il meccanismo. Poi i bambini sono naturalmente diversi, come noi eravamo diversi dai nostri genitori. Ma siamo cambiati pure noi adulti e un conto è interagire con i bambini a 37 anni, quanti ne avevo allora, un conto è farlo adesso a 56».

Gli ospiti della prima puntata, Ambra, il portiere del Milan Donnarumma e Gianni Morandi, verranno intervistati dai bambini. È «rischioso» sottoporsi alle domande dei più piccoli?
«Qualunque cosa ti possano chiedere, anche spiazzante, si può superare con una battuta. I bambini sono privi di sovrastrutture e possono chiederti cose che talvolta rasentano l’irreale».

Con i suoi figli qual è il gioco che preferisce fare?
«Ognuno ha la sua natura, con Silvia delle cose elementari, con Davide il pallone e con Adele la lettura e gli esperimenti».

Da bambino leggeva tanto?
«Sì, anche perché la televisione era un panorama circoscritto a un’ora e mezza nel pomeriggio. La lettura era un’importante via d’uscita dal reale. Non esistevano videogiochi o Internet. L’unico modo per trasferirsi altrove con la mente era la lettura».

Meglio dei videogiochi?
«Nel videogioco, come nell’utilizzo di Internet, i bambini perdono il senso del tempo e dello spazio. Pensano che tutto sia accessibile velocemente. Atrofizzano buona parte dell’attività mnemonica. Quando diventi adulto e devi cozzare con la vita reale, hai una struttura muscolare digitale ma non analogica e questo comporterà molta fatica. Per questo io e mia moglie Sonia cerchiamo di crescere i nostri figli, non potendo negare la loro attualità che è digitale, dando anche un’anima analogica. Tanto i figli assomigliano comunque più ai loro tempi che ai loro padri».

Progetti?
«Tra la fine di “Peter Pan” e la ripresa di “Avanti un altro!” a gennaio, ci saranno a dicembre i tre appuntamenti con “Music”».

E «Il senso della vita»?
«Sarà rivisitato, vorrei costruirlo in una maniera leggermente diversa, più di divulgazione e non solamente di intimità. Ma lo faremo tra un anno».

Capitolo Sanremo. Ancora non conosciamo il nome del conduttore…
«E che vuole, che glielo faccia io? Lo troveranno! Non è che non ci siano conduttori capaci e professionali in grado di condurlo, anzi. Ma perché continuano a chiedermi di Sanremo? Mica l’ho fatto solo io finora. Chiedete semmai, quando lo saprete, al costui che lo farà o al costoro o al costei. Costi quel che costi costui, costoro o costei».