Home TvProgrammi«Con il cuore», Carlo Conti: «Nel nome di Francesco ho imparato a donare»

«Con il cuore», Carlo Conti: «Nel nome di Francesco ho imparato a donare»

Come ogni anno chiude la sua stagione tv su Raiuno con la serata di beneficenza dedicata al Santo di Assisi, martedì 19 giugno

Foto: Carlo Conti conduce la serata sul sagrato della Basilica inferiore di San Francesco ad Assisi (Perugia), edificata nel XIII secolo

14 Giugno 2018 | 18:47 di Stefania Zizzari

Da 10 anni la serata di Raiuno «Con il cuore, nel nome di Francesco» segna per Carlo Conti l’ultimo appuntamento con la stagione televisiva prima delle vacanze. «Questo evento benefico che si tiene ad Assisi tra musica, testimonianze e solidarietà è ormai per me una tradizione consolidata. Una collaborazione che si rafforza di anno in anno» spiega il conduttore.

Carlo, da dove nasce questo suo affetto per San Francesco?
«Non ho particolari devozioni ma ho un legame forte con i frati Cappuccini, che mi hanno formato alla Prima comunione e poi alla Cresima».

Che ricordi ha?
«Frequentavo la parrocchia dei Santi Francesco e Chiara a Montughi, Firenze. Facevo pure il chierichetto...».

E le piaceva?
«Sì. Ricordo che l’anno della Comunione si faceva a gara tra chi aveva più presenze. C’era un cartellone in sagrestia dove segnavamo tutte le volte che servivamo Messa. Il primo vinceva un premio».

Quale?
«Non me lo ricordo perché arrivai secondo. Ma sarà stato un pallone o un panettone per Natale, una cosa così».

Poi lei il pallone l’ha avuto in regalo lo stesso...
«Sì, l’avevo chiesto per la Prima comunione perché, siccome non sapevo giocare a calcio, gli altri bambini mi facevano scendere in campo solo se portavo io il pallone». 

Cosa la colpisce di più della storia di San Francesco?
«Il fatto che abbandonò le ricchezze materiali e terrene per vivere in un altro modo, aiutando gli altri. E questa visione francescana della fede mi appartiene».

Cosa intende?
«Nel mio piccolo cerco di restituire la ricchezza, non solo economica, che Dio mi ha dato. Magari con una serata, o materialmente, o ancora aiutando qualcuno che incontro per strada: ci sono mille modi per farlo. Sono un personaggio popolare e a volte lo faccio pubblicamente, come con l’Airc o con l’ospedale pediatrico Meyer, altre volte succede in maniera riservata, lontano dai riflettori. E quelle sono le cose più belle perché ti arricchiscono di più».

Francesco è anche il nome che ha scelto papa Bergoglio.
«Già. E ci siamo resi conto solo con lui che prima non ce n’era mai stato un altro con questo nome».

L’ha mai incontrato?
«Una volta. Avevo presentato uno spettacolo con monsignor Rino Fisichella dedicato alle nuove vocazioni e il Santo Padre ha incontrato, in una udienza non privata, tutti coloro che avevano partecipato a questo evento. Io ci sono andato con mia moglie Francesca, che allora era incinta».

Come andò?
«Papa Francesco ha visto la pancia di Francesca, l’ha benedetta e ci ha chiesto: “Che nome avete scelto?”. Proprio in quel periodo stavamo decidendo, a me piaceva Lorenzo mentre a Francesca piaceva Matteo. Io lì ho giocato sporco...» (ride).

Cosa intende?
«In una frazione di secondo ho pensato: il Papa è argentino e tifa per la squadra del San Lorenzo. Allora gli ho detto: “Siamo indecisi tra Lorenzo e Matteo, lo scelga lei”. Ero convinto che avrebbe detto Lorenzo».

E invece?
«E invece il Papa m’ha fregato, con tutto il rispetto (ride), perché ha risposto: “Sono entrambi nomi belli, ma devono decidere i genitori”. In quel preciso istante ho capito che nostro figlio si sarebbe chiamato Matteo».

Sua moglie era soddisfatta...
«Per la verità era allibita dal fatto che avessi potuto chiedere quella cosa al Papa. Ma è stato tutto improvvisato, non l’avevo calcolato».

Lei è praticante?
«Non sono perfetto. Ma io e Francesca vorremmo cominciare a far prendere a Matteo delle abitudini. È ancora piccolo ma ci piacerebbe trasferirgli quei valori che noi stessi abbiamo ricevuto. E allora a volte quando passeggiamo per Firenze entriamo in chiesa, lui fa il segno della croce, accende una candela, dice una preghierina. Poi, crescendo, sarà lui a decidere sul suo percorso di fede».

Grandi ospiti, sorrisi e testimonianze. E un numero per aiutare chi ha bisogno: 45.515

Durante la serata in diretta da Assisi è attiva, fino al 5 luglio, una raccolta fondi attraverso il numero solidale 45.515 per aiutare famiglie in difficoltà in Italia, le mense francescane e le missioni in tutto il mondo. Tra i tanti ospiti, musicali e non solo, Edoardo Bennato, che festeggia i 40 anni di «Burattino senza fili», Marco Carta, Noemi e Nino Frassica.