“Crimini italiani”, per fare luce su 8 delitti famosi

Al via il nuovo programma del Nove con Pino Rinaldi

6 Luglio 2024 alle 08:25

Otto omicidi che hanno scosso l’opinione pubblica. Li ripercorre Pino Rinaldi in "Crimini italiani", al via sabato 6 luglio in prima serata sul Nove. E a lui abbiamo chiesto di commentare i casi che affronterà.

Il quesito

Il 13 agosto 2007 Chiara Poggi viene trovata morta nella sua villetta a Garlasco (PV). La Corte suprema di cassazione ha riconosciuto come unico colpevole il fidanzato Alberto Stasi, che si è sempre proclamato innocente, che aveva ritrovato il corpo in un lago di sangue. «Il quesito centrale di tutta questa storia è come fa una persona a entrare in una scena del delitto da film horror e non lasciare impronte, a non sporcarsi, se non altro per avvicinarsi alla vittima, la persona che ama, per accertarsi delle sue condizioni, per capire se c’erano speranze di salvarla» osserva Rinaldi.

Le indagini

La studentessa inglese Meredith Kercher viene trovata priva di vita il 1º novembre 2007 nella casa di Perugia che condivideva con altri ragazzi. L’ivoriano Rudy Guede viene condannato con Amanda Knox e Raffaele Sollecito, che però vengono poi assolti e scarcerati in appello. «È un caso che fa scuola per quello che non si dovrebbe fare a livello processuale. Ho delle riserve su come sono state condotte le indagini. E anche dal punto di vista dell’informazione, il caso si sarebbe potuto seguire meglio».

Il caso Rea

L’omicidio di Melania Rea è avvenuto il 18 aprile 2011, quando suo marito, Salvatore Parolisi, l’ha uccisa con 35 coltellate in seguito a una lite coniugale. «Sono stato l’unico a intervistare Parolisi prima che confessasse. Mi sono trovato davanti a un uomo vuoto, privo di valori. Con lui ho capito quanto la banalità dell’essere umano possa sfociare nel male».

Il “mostro”

La tredicenne Yara Gambirasio, scompare il 26 novembre 2010 e viene ritrovata morta il 26 febbraio 2011. Viene condannato all’ergastolo Massimo Bossetti, che si è sempre detto innocente. «Il male arriva nelle condizioni più inaspettate. La brava ragazza che incontra il lupo cattivo, un uomo fino ad allora al di sopra di ogni sospetto. Ma, come diceva un vecchio detto, per conoscere una persona devi bere sette calici di cenere. Non si conosce nessuno fino in fondo, tutti hanno lati oscuri».

Come Diabolik

Il corpo di Gloria Rosboch, insegnante, viene ritrovato il 19 febbraio 2016, in un canale di scolo a Rivara (TO). Le indagini si concentrano su Gabriele Defilippi, allora studente della Rosboch. Promettendole una nuova vita insieme, Defilippi l’aveva convinta a dargli 187mila euro; quando la donna ha scoperto l’inganno è stata strangolata. «Mi ha colpito la figura di questo giovane, che gioca su tutti i tavoli, riesce a tradire, millantare, corrompere... Ci vuole una mente diabolica».

La follia

In un clima familiare tesissimo, Ferdinando Carretta il 4 agosto 1989 uccise il padre, la madre e il fratello per poi occultare i cadaveri, che non furono mai ritrovati. Fuggito nel Regno Unito, confessa nel 1998. «Qui entriamo nell’ambito della malattia mentale. Ogni maschio, diventando uomo, deve “liberarsi” dalla figura del padre per acquisire la sua identità, ma lui nella sua follia lo ha fatto realmente, uccidendolo».

Il mistero

Serena Mollicone scompare il 1º giugno 2001 e viene ritrovata morta due giorni dopo in un boschetto a 8 km da Arce (FR), dove viveva. Dopo lunghe indagini e tanti sospettati, vengono iscritti nel registro degli indagati l’ex maresciallo Franco Mottola, sua moglie e suo figlio. Assolti in primo grado attendono la sentenza in Corte d’Appello il 12 luglio. «Questo caso mi ha appassionato tanto. La magistratura ha svolto un ottimo lavoro fino a portare alla non colpevolezza dei Mottola perché la modalità di ritrovamento del corpo, le testimonianze contraddittorie, i tanti interrogativi ne hanno fatto un caso intricato».

Le testimonianze

L’11 dicembre 2006 vengono uccisi a colpi di coltello e spranga a Erba Raffaella Castagna, suo figlio, la madre Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini. Della strage vengono ritenuti colpevoli Olindo Romano e la moglie Rosa. «Durante le indagini e il processo sono emersi tanti interrogativi. Anche per quanto riguarda le testimonianze rilasciate da Olindo e Rosa, e dall’unico superstite della strage, Mario Frigerio, marito della Cherubini, con dichiarazioni contrastanti».

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