“Detectives”, su Rai2 le “indagini” di Pino Rinaldi

Sei puntate dedicate a casi risolti o che ancora aspettano si faccia giustizia

Pino Rinaldi
12 Giugno 2021 alle 09:32

Dal 1990 è stato uno degli inviati di punta di "Chi l’ha visto?", nonché autore di "Commissari". Ora Giuseppe (Pino) Rinaldi porta in seconda serata su Raidue, a partire dal 12 giugno, "Detectives" (in collaborazione con Polizia di Stato). Sei puntate dedicate a casi risolti o che ancora aspettano si faccia giustizia. Storie di cronaca nera raccontate attraverso documenti originali e testimoni.

«Non ci limitiamo a risalire all’autore di un reato, ma vogliamo capire perché ha commesso quel crimine. Mi avvarrò del contributo di neuropsichiatri, psicoterapeuti, esperti del linguaggio non verbale. Ma la vera novità è che per i delitti rimasti ancora senza un autore abbiamo coinvolto Jim Clemente, già profiler dell’Fbi, ispiratore e consulente della serie tv "Criminal Minds", che interverrà in collegamento da Los Angeles. Lui ha voluto sapere solo i dati oggettivi del crimine: la scena, le caratteristiche della vittima».

Quali casi tratterete?
«Ne anticipo due: tra quelli non risolti, ci occuperemo del caso Flavio Simmi (ucciso in un agguato a Roma nel 2011, ndr), mentre tra quelli risolti faremo quello di Maurizio Minghella (un serial killer che sta scontando l’ergastolo a Pavia, ndr)».

Lei raccolse la confessione di Ferdinando Carretta, l’uomo che sterminò tutta la sua famiglia, ma si è occupato per anni del “mostro di Firenze”. Che idea si è fatta?
«Che il “mostro” è un’altra persona e non è riconducibile ai cosiddetti compagni di merenda Vanni, Pacciani e Lotti».

Ci tolga una curiosità, perché in studio avrà un bastone?
«Sono claudicante perché da giovane ho avuto un tumore al femore che mi ha pregiudicato l’uso della gamba. Per questo motivo ho sempre avuto un po’ di pudore nel farmi riprendere. Non voglio fare Dr. House, però, il bastone che uso è mio e non è un vezzo…».

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