Home TvProgrammiDietro le quinte di «Non è l’Arena», Massimo Giletti: «Da questo studio voglio trasmettere emozioni»

Dietro le quinte di «Non è l’Arena», Massimo Giletti: «Da questo studio voglio trasmettere emozioni»

Il giornalista ci ha fatto da guida nella sua trasmissione. «Come narratore mi ispiro a Santoro, e ho imparato tanto da Minoli e Guardì». «Negli anni il programma è cambiato e anch’io non sono più lo stesso. L’aver dovuto lasciare la Rai è una ferita ancora aperta» ci svela il conduttore

Foto: Massimo Giletti ha iniziato la sua carriera giornalistica a «Mixer»  - Credit: © Red 22

18 Ottobre 2018 | 12:05 di Antonella Silvestri

In video o dietro le quinte Massimo Giletti non cambia. Sorrisi ha seguito la diretta di una delle ultime puntate di «Non è l’Arena», il programma che il giornalista conduce dallo scorso anno su La7 dopo la lunga esperienza in Rai. Padrone della scena, look impeccabile, Giletti è abile nel «tenere» il pubblico in studio e quello da casa. Agita le mani, fa molte smorfie. Da domatore di anime può trasformarsi in pochi minuti in un perfetto capopopolo. Ed è così che costruisce, puntata dopo puntata, il successo del suo «one man show», un ring mediatico dove unico sovrano, oltre allo stesso Giletti, è la parola.

Dallo scorso anno lei ha cambiato rete ma, ascolti alla mano, la formula Giletti funziona...
«La nostra “Arena” non è solo un confronto di idee ma una costruzione faticosa di percorsi e storie. Non è un talk show normale. Raccontiamo, a differenza degli altri, la vita del Paese».

Lei è un abile direttore d’orchestra ma anche nei dibattiti più accesi sta dalla parte di tutti e di nessuno…
«Ho sempre avuto le mie idee politiche. In tv rappresento chi non la pensa come me e forse è questo l’elemento di differenza con gli altri. Il mio pensiero è far parlare chi non ha parola».

La puntata in cui ha ospitato Asia Argento ha fatto il record di ascolti. Che idea si è fatto di tutta la vicenda?
«Credo che ci sia troppa ipocrisia su Asia: chi si espone ha intorno a sé chi è pronto a colpirlo dal buio dove è abituato a vivere».

Com’è cambiato il suo programma nel passaggio da Raiuno a La7?
«Negli anni “L’Arena” è cambiata e anche io non sono più lo stesso. Sono ancora aperte le ferite della tempesta in cui sono finito, quindi combatto ancora di più per chi la parola non la può usare».

Quando parla di ferite si riferisce al suo allontanamento dalla Rai?
«Sì, alla decisione del direttore generale della Rai di costringermi a scegliere un’altra strada professionale».

E ora come guarda la Rai?
«Con grande amore. Conosco tutti i meandri di quella azienda in cui sono cresciuto. La Rai è stata la proiezione di un sogno che coltivavo da ragazzo. Tutto è partito da una telefonata al centralino. E quel sogno l’ho realizzato grazie ad alcune persone che ho avuto la fortuna di incontrare, primo tra tutti Gianni Minoli».

In tv sono stati riproposti vecchi programmi di successo. Lei quale rifarebbe?
«Ho nostalgia di “Mixer” che è il programma dove sono nato».

Le interviste che hanno messo a dura prova il suo aplomb?
«Che emozione con Giulio Andreotti, Placido Domingo e Checco Zalone…».

Lei, quando conduce, gesticola molto e fa tante smorfie con il viso. Talvolta si ha l’impressione che reciti la «parte» del conduttore.
«Per me lo studio televisivo è un teatro dove non ci può non essere una ritualità sceneggiata e ben costruita. Bisogna trasmettere emozioni al pubblico per cui il conduttore deve essere attivo. Ho sempre detto di ispirarmi a Santoro per le sue qualità di narratore. E poi i conduttori si vedono in piedi, non seduti».

La conduzione in piedi arriva da «I fatti vostri».
«Guardì mi ha insegnato tante cose».

Spesso i giornali di gossip si interessano a lei perché è considerato lo scapolo d’oro della tv italiana. Ma ci dica la verità: quale donna trasformerebbe Massimo Giletti da single convinto in marito felice?
«Il legame con la televisione è così profondo e intenso che è difficile concedermi altre emozioni. Poi nella vita tutto è possibile».

Nel suo «techetechete’» sentimentale c’è una relazione che rivivrebbe?
«Riavvolgere i nastri è un gesto romantico ma poco utile».

Neanche quella con Antonella Clerici?
«Beh, per me è stata una donna importante».