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Domenico Iannacone torna con “Che ci faccio qui”

Racconti di emarginazione, di solidarietà, di cambiamenti di vita. Sono quelli raccontati nel programma che riparte domenica 10 maggio alle 20.30 su Raitre

Foto: Domenico Iannacone

07 Maggio 2020 | 16:54 di Simona De Gregorio

Racconti di emarginazione, di solidarietà, di cambiamenti di vita. Sono quelli che ci illustra Domenico Iannacone in "Che ci faccio qui", che riparte domenica 10 maggio alle 20.30 su Raitre. «Sono storie che ho raccolto prima che iniziasse l’emergenza coronavirus» spiega il conduttore. «Ma risultano molto aderenti alla realtà che stiamo vivendo. Perché i problemi che prima interessavano solo alcune minoranze, ora coinvolgono tanti di noi».

Domenico, ci faccia qualche esempio.
«Nella prima puntata descrivo la situazione di Rosarno, un paese in Calabria dove migliaia di braccianti vivono in accampamenti e ruderi privi di luce e acqua e sono costretti a lavorare senza diritti. Ad accompagnarmi alla scoperta di questa realtà di estrema povertà è Bartolo Mercuri, un negoziante di mobili che da oltre 20 anni presta aiuto ai più deboli. Ecco, adesso a distanza di poco tempo, quel disagio che abbiamo finto non esistesse riguarda tutti. Con il Covid l’economia è crollata, abbiamo perso ogni certezza e garanzia».

Come vede il futuro post pandemia?
«Dovremo elaborare un lutto collettivo. E sarà necessario rivedere i nostri bisogni. Le nostre città cambieranno volto, così come la gestione del tempo. Occorrerà stravolgere l’organizzazione della società. Ma per il ritorno a una nuova esistenza è fondamentale che ognuno di noi tiri fuori umanità e solidarietà».

Lei come si sente adesso?
«Esco di casa la mattina, vado in sala di montaggio. Incontro la gente per strada o incrocio i miei collaboratori e tra di noi vola solo uno sguardo carico di paura e sconforto. Anche le nostre case, che prima ci davano sicurezza, sono diventate delle prigioni. Ognuno di noi ora ha perso l’orientamento, la progettualità. Solo quando potremo uscire, scopriremo che non è più possibile un ritorno al passato e potremo iniziare a pensare a un nuovo futuro».