Home TvProgrammiDuilio Giammaria presenta «Il Petrolio nel Golfo», in prima serata su Rai1

Duilio Giammaria presenta «Il Petrolio nel Golfo», in prima serata su Rai1

Un nuovo speciale che racconta della situazione del Golfo di Napoli dopo il «disastro Pompei» di quattro anni fa

Foto: Duilio Giammaria alla conduzione di «Petrolio»  - Credit: © Rai

28 Luglio 2017 | 14:14 di Danilo Gallo

Era il 16 agosto del 2013. E in prima serata «Petrolio», il programma di attualità condotto da Duilio Giammaria, mandava in onda il «disastro Pompei», un grave atto d'accusa sulla malagestione di uno dei più importanti e spettacolari siti archeologici del Paese, e dal ?97 Patrimonio dell'umanità per l'Unesco. Un'inchiesta dettagliata che, tra l'altro, ospitava una intervista a Gian Antonio Stella, in cui il giornalista del «Corriere della Sera», dopo aver denunciato la spesa di oltre 103 mila euro solo per censire i cani randagi che popolavano il parco, terminava con queste parole: «Fa schifo!».

- Duilio Giammaria: «Vi racconto le meraviglie del Golfo di Napoli»

Il Petrolio nel Golfo

Quattro anni dopo quelli di «Petrolio» sono tornati a Pompei e ne è nato un nuovo speciale che andrà in onda venerdì 28 luglio in prima serata su Raiuno: «Il Petrolio nel Golfo».

Duilio Giammaria, che cosa avete trovato questa volta?
«Una situazione completamente diversa. Il piano di investimenti per Pompei sta funzionando e dei 76 interventi finanziati nell'area degli scavi 64 sono finiti; 30 edifici sono stati restaurati e aperti al pubblico e le visite hanno segnato un aumento del 30 per cento».  
Però sono stati spesi 105 milioni di euro?
«Certo, ma grazie a quell'investimento è iniziato un circolo virtuoso che fa di Pompei una risorsa, il nostro ?Petrolio?, e non un pozzo senza fondo».
Raccontate anche le altre meraviglie del Golfo. Perché?
«Perché la sfida successiva è fare sistema: Pompei non deve rimanere sola, deve unirsi al resto del territorio».
Un'ultima curiosità: ci sono ancora i cani randagi tra le ville pompeiane?
«No, non ci sono più».
Raccontando tutto questo si è trasformato in Alberto Angela?
«No, non mi sono trasformato assolutamente in Alberto Angela. La mia vena giornalistica è intatta, nel senso che la mia chiave di racconto è diversa: non solo l'ammirazione per la bellezza di tanti tesori del nostro Paese ma anche la consapevolezza che dietro tutto questo c'è la politica, nel senso migliore del termine, ma anche l'economia e lo sviluppo dell'Italia».
E il suo futuro televisivo che cosa prevede?
«Il mio futuro è quello di un giornalista, ormai anche autore, della Rai, a cui la Rai ha dato tantissimo, perché attraverso questa azienda ho potuto capire tante cose del mondo, ma a cui anch'io ho dato tantissimo. Un rapporto d'amore che credo possa crescere ancora. Un esempio: «Petrolio» ha circa quattro anni e stiamo crescendo di anno in anno. Certo, una collocazione fissa ci aiuterebbe molto ma il pubblico ci riconosce ormai come un programma di qualità e ci segue anche quando gli proponiamo argomenti tostissimi, come la puntata sulle polveri sottili, il cambiamento climatico, le cure del futuro?».
E quindi?
«Ecco, se noi avessimo la leva di una prima serata potremmo decollare ancora meglio. E ci sono dei progetti che vanno in questa direzione».
Ma quindi passerà a Raitre?
«In autunno sicuramente no, sarò ancora su Raiuno che è la casa-madre in cui sono nato e cresciuto, anche se pensandoci bene ho lavorato per tutte le reti. E poi credo che la logica della separazione tra Raiuno, Raidue e Raitre sia ormai superata».
Eppure fino a poche settimane fa, non solo veniva dato a Raitre ma come colui che sarebbe stato incaricato di colmare il vuoto lasciato da Fabio Fazio?
«E' vero. Non posso negare che qualcosa in questa direzione si è mosso ed è un importante riconoscimento per "Petrolio". Detto questo è chiaro che una decisione come questa è nelle mani di Mario Orfeo, il direttore generale».
Però la prima serata la vorrebbe su Raiuno, non su Raitre?
«Una prima serata è una prima serata ovunque: il pubblico è ormai molto più mobile di quello che pensiamo. Il mio desiderio è che "Petrolio" venga riconosciuto come sinonimo di una televisione in cui i contenuti filmati ritornano a essere prevalenti, non semplicemente di parola quindi ma anche di immagini».
Quindi di Raitre se ne parla eventualmente in primavera?
«In primavera c'è il progetto di portare «Petrolio» in prima serata».
Su Raitre?
«Sulla Rai (e ride, ndr)».