Fayna, Bonan e Di Marzio: «Siamo i tre moschettieri del… Calciomercato»

Conducono per il 20° anno il programma di Sky che racconta la pazza estate dei trasferimenti dei calciatori

18 Giugno 2024 alle 08:41

Il grande colpo di mercato? Non è garantito che arrivi, ma se c’è una certezza, nel volubile e a volte isterico mondo del calciomercato, sono loro: Gianluca Di Marzio e il suo telefonino (impossibile capire dove finisce l’uno e dove comincia l’altro), l’aplomb e l’ironia del conduttore Alessandro Bonan e la “follia” contagiosa di Fayna (il giornalista Valerio Spinella). “Calciomercato - L’originale” è ripartito a giugno da Fano (PU) e festeggia i suoi primi 20 anni attraversando l’Italia.

«Con il fatto che siamo in giro per le piazze italiane mi sono immaginato, forse illuso, di essere una rockstar» ironizza Bonan, che anche quest’anno è autore e interprete della sigla. «Scherzi, a parte, qui effettivamente c’è un sapore in qualche maniera di passato, ma nel senso buono della parola, di ritorno alla televisione che entra nelle case. Come il “Cantagiro” o il “Festivalbar”. O, per restare allo sport, il Giro d’Italia, con il ciclista che passa davanti alla porta di casa. A me ricorda un po’ questa cosa. Dopo il Giro c’era “Il processo alla tappa” e noi siamo un po’ come quella roba lì».

Anche Di Marzio è entusiasta della nuova dimensione itinerante: «No, non ci siamo montati la testa, però sinceramente era da tanto che pensavo a una versione on the road, tipo “Stranamore”, con il pulmino a spostarsi in giro per l’Italia. Io sono nato al Sud, mio padre ha allenato in città come Cosenza, Catanzaro, Palermo, Catania, Lecce, e percepivo, ogni volta che andavo anche per conto mio nelle varie città, soprattutto in quelle piazze che non vedono il grande calcio da una vita, questa esigenza, questa sete di calcio anche televisivo. Oltre al contatto con la gente mi piace soprattutto la possibilità di valorizzazione del territorio. Ci siamo resi conto di essere un po’ quasi ambasciatori delle bellezze dell’Italia».

«D’altra parte qualcosa bisognava inventarsi» aggiunge Bonan. «In questi 20 anni è cambiato tutto. Quando abbiamo cominciato a proporre il calciomercato in televisione eravamo in un mondo dove non esistevano i social, non esisteva Sky Sport 24 e anche Internet era agli albori: quindi noi eravamo veramente, come qualcuno ci ha definito, “la Corte di Cassazione della notizia”. Andavamo in onda ogni sera e c’era questa attesa assoluta nei nostri confronti, tutti pendevano dalle nostre labbra. Abbiamo trasformato il calciomercato in un’ossessione, ma anche in qualcosa di consolatorio».

Chi sembra divertirsi più di tutti, però, è Fayna, una laurea in lingue e letteratura straniera, oggi giornalista professionista di Sky, ma di fatto un’intuizione di Bonan: «Io sono entrato a gennaio 2009, mi sono perso le prime cinque edizioni, però la maglietta “Calciomercato 20 anni” me l’hanno data comunque» ci racconta soddisfatto. «A volte mi sembra incredibile: ho cominciato mandando una mail per poter partecipare, da concorrente, a un quiz che Marco Cattaneo presentava ogni domenica. Ho partecipato, ho vinto divertendomi molto e, a quanto pare, facendo divertire. A fine programma la coordinatrice del programma, la regista e lo stesso Cattaneo mi hanno chiesto di restare in contatto, ma pensavo che fossero le solite parole di circostanza. Invece dopo un mese mi hanno proposto di fare il jolly in un programma sui Mondiali. Non dovevo condurre, ero una spalla, ma da lì è nato tutto. Bonan ha visto che avevo una certa ironia, che a lui piace, e ha detto: “Me lo prendo!”. Da allora non ci siamo più separati».

Molto omogenei in onda, i tre moschettieri del calciomercato di Sky vivono l’esperienza in modo molto diverso: «Io devo dare le notizie e cercare di darle bene. Se Ale e Fayna hanno questa vena artistica leggera io invece vivo lo stress» ci confida Di Marzio. «Dal pomeriggio, quando il telefonino comincia a scottare e magari non ho ancore notizie ghiotte, sono quello dei tre che vive con più ansia da prestazione. In questo senso per me non cambia essere a Milano o a Siracusa, tutto è legato al telefono. Prima il fulcro era Milano, c’erano gli incontri segreti negli hotel, ma negli ultimi anni, con il Covid, gli addetti ai lavori hanno iniziato a incontrarsi in videochiamata e tutto si è ridotto del 70/80%. Prima andavamo all’Hilton, al Gallia, al Principe di Savoia e trovavamo tutti lì, nella hall. Oggi le nostre fonti non sono più soltanto gli agenti, i direttori sportivi, i procuratori o i presidenti da cui cerchiamo di attingere notizie, ma anche la gente comune. Molte notizie ci arrivano proprio dalle persone che vedono quel procuratore all’aeroporto, o in un ristorante carpiscono una conversazione. Con rispetto della privacy quasi zero, certo, però devo dire che oggi abbiamo tanti inviati speciali in giro per l’Italia».

Conclude Bonan: «Io sono più rilassato, perché ormai quando arriva la sera è già stato detto quasi tutto. La cosa più complicata, invece, è seguire il filo della leggerezza. Con l’esasperazione creata dai social, è sempre più difficile: avvelenano la discussione, e chi commenta il calcio ogni volta si sente investito da insulti o da espressioni ben poco piacevoli. Semplicemente per aver detto una cosa che in quel momento il tifoso non gradisce, perché avversa alla sua fede calcistica... Io cerco di andare per la mia strada, di seguire il mio ragionamento, la mia coscienza. Però capisco che oggi è come se l’equilibrio fosse diventato noioso, la corsa è a dire la cosa più estrema».

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