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Federico Buffa racconta “Pelé – O Rey”

Lo speciale in tre puntate va in onda su Sky Sport Uno e Sky Arte, ma è disponibile anche nella sezione “On Demand Sport” di Now Tv

Foto: Federico Buffa durante la presentazione della serie

15 Dicembre 2020 | 09:55 di Matteo Valsecchi

Gli appassionati e gli storici del calcio da sempre sono spaccati in due nel decidere chi sia stato il più forte di sempre. Maradona o Pelé? Se è vero che il campione argentino ha vinto anche in Europa, è altrettanto vero che Pelé, pur avendo giocato solo in Brasile e negli Stati Uniti, vanta tre Mondiali e un record probabilmente ineguagliabile: i 1281 gol segnati in carriera (di cui 761 in gare ufficiali).

Edson Arantes do Nascimento, il suo nome vero, è stato un rivoluzionario del pallone, il primo di sempre a coniugare tecnica, fisico e velocità, in anticipo di almeno trent’anni rispetto ai suoi colleghi. Un visionario che non si è mai posto limiti. A lui è dedicato “Pelé - O Rey”, lo speciale in tre puntate in onda su Sky Sport Uno (martedì 15, ore 23; martedì 22, ore 22.45; martedì 2 gennaio, ore 23) e Sky Arte (mercoledì 16, 23 e 3 gennaio alle 17), ma disponibile anche nella sezione “On Demand Sport” di Now Tv.

A condurlo è il più grande affabulatore della sport, Federico Buffa: «Pelé tra il 1958 e il 1970 ha letteralmente inventato il calcio moderno: tutto quello che vedete fare oggi a Cristiano Ronaldo o a Lionel Messi lo ha per primo fatto lui. Per questo motivo era necessario, quest’anno in cui Pelé ha anche compiuto 80 anni, togliere un po’ di polvere dai libri di Storia e parlarne».

Un giocatore e un uomo, diviso da un dualismo di fondo. Spiega il giornalista: «Da un lato c’è Edson, il ragazzo e poi l’uomo, e dell’altro Pelé, il calciatore. Infatti lui parla sempre di “Pelé” in terza persona, mentre quando si riferisce a Edson la fa prima persona. È stato un viandante del calcio, un vero patrimonio dell’umanità». Il racconto di Buffa si sviluppa attraverso tre lunghi monologo di Federico, di circa un’ora: «Li abbiamo registrati al Teatro Gerolamo di Milano, che è un posto stupendo. Non è stato affatto facile per me, perché lì ero da solo con pochissimo staff, anche per via delle limitazioni dovute al Covid. Alla fine ne è venuta fuori una cosa che assomiglia di più a una favola, che non strettamente a un documentario». A impreziosire il lavoro, la collaborazione con un altro ex campione, José Altafini: «Lui è stato un compagno di squadra di Pelé nel Brasile e ci ha aiutato moltissimo a capire meglio l’atmosfera di quegli anni».

Ma qual era il segreto della forza do Pelé? «È una domanda a cui ha già risposto Carlos Alberto, che fu sempre al fianco Pelé nelle sue tre squadre: il Santos, il Brasile e i Cosmos. La grandezza di Pelé, secondo lui, era la sua capacità di improvvisare: “Non sappiamo noi sui compagni cosa fa in campo, figuratevi gli altri” disse una volta. L’emblema di ciò fu il Mondiale vinto nel 1970 (in finale dominando l’Italia per 4 a 1, ndr), in cui la sua capacità di improvvisare e di inventare il calcio raggiunse il massimo livello. Nessuno è mai stato così dominante come lui. Chiunque abbia indossato la maglia numero 10, lo ha fatto perché è stato lui a consacrare quel numero. E tutti ci si devono confrontare».

Naturalmente questi tre speciali arrivano fino agli ultimi suoi giorni in campo: «Pelé si ritirò dalla Nazionale da giovane, a 30 anni. Una scelta difficile, ma lui lo fece per associare la sua vita a quella dei tifosi: “Vi ricorderete per sempre di questi 12 anni con me”. Il più vicino a lui nella storia dello sport è stato Muhammad Ali: tutti sapevano chi fosse, per vent’anni è andato tranquillamente in giro senza dover mostrare mai il passaporto».

Uno speciale che arriva a pochi giorni di distanza dalla scomparsa di altri due giganti del pallone, lo stesso Diego Armando Maradona e Paolo Rossi. Conclude Buffa: «Se pensiamo che il calcio sia solo quello che avviene in campo, sbagliamo. La gente si ricorda esattamente cosa fece il pomeriggio di Italia-Brasile 3 a 2, nel 1982, con i tre gol di Paolo Rossi. Lui e Maradona vanno considerati come degli artisti: Diego aveva una coordinazione e dei movimenti degni di un ballerino. Quello che facevano in campo lui, Paolo o Pelé non è stato solo calcio, ma arte». E tutti questi personaggi ci ricordano cos’è lo sport e perché vada raccontato…