Home TvProgrammiFiorello riapre «Edicola Fiore», dal 20 marzo su Tv8 e Sky Uno. L’intervista esclusiva

Fiorello riapre «Edicola Fiore», dal 20 marzo su Tv8 e Sky Uno. L’intervista esclusiva

Torna il programma quotidiano che commenta (in modo esilarante) i fatti del giorno, con tutto il cast e gli stralunati personaggi dello show. E ci sono delle novità

Foto: Fiorello e il giornalista di Sky Sport Stefano Meloccaro: sono andati in onda in coppia la prima volta il 31 maggio 2016  - Credit: © Giovanni De Sandre

17 Marzo 2017 | 12:30 di Alex Adami

Driiin! Dietro la porta c’è un allegro baccano. Al suono del campanello però cala il silenzio, un po’ come quando tuo figlio invita a casa i compagni di classe per fare i compiti e poi scopri che invece stanno facendo l’asta del fantacalcio. Entro e trovo Fiorello con i suoi autori intorno a un tavolo sepolto dai quotidiani. Qua e là tazzine vuote di caffè e qualche dolcetto di mandorle. Sembrano sospettosi. «Non c’è molto da raccontare» dice Fiorello. «Il nostro programma non si può preparare in anticipo». Però «Edicola Fiore», lo show mattutino di Tv8 e Sky Uno costruito sulle notizie dei quotidiani, riparte il 20 marzo ed è evidente che il gruppo di lavoro sta tramando qualcosa. Intanto Fiorello ha preso una delle decisioni più difficili per il maschio italico: cambiare bar. «Beh, nella zona dell’Ambassador, il bar della scorsa stagione, qualcuno si era lamentato per il trambusto e così abbiamo tolto il disturbo. Anche se tanti residenti della zona poi ci hanno fermato per strada: “Ma come? Non potete andarvene così!”. Ora siamo in un locale di piazza dei Giuochi Delfici e lì vicino c’è di tutto: il negozio di fiori di Alessandra, la pasticceria di Antonella, l’edicola da cui compriamo i giornali. Pure una chiesa».

Una chiesa?
«Santa Chiara. Presto andremo da don Vincenzo a vedere se ha voglia di fare qualcosa con noi».
Anche l’assistenza spirituale: avete tutto quello che serve.
«E al piano di sopra non c’è nessuno che brontoli. Inoltre per arrivare al nuovo bar non devo neppure mettere la marcia al motorino: abito così vicino che arrivo in folle in un istante. Sono pigro».
Vi porterete dietro tutti gli stralunati personaggi del programma: Agonia, Fabione, la Cofanella, John Wayne…
«Se vorranno. John Wayne per esempio mi sta andando in crisi. Gli ho detto che da ora poteva cantare con la sua chitarrina solo brani usciti da meno di sette anni. L’altro giorno era lì che provava il singolo di Fabri Fibra. A proposito, posso fare una precisazione?».
Prego.
«Hanno paragonato “Edicola Fiore” ai programmi di Arbore come “Quelli della notte” o “Indietro tutta”».
Beh, mica male.
«Un onore. Ma quelli che lavoravano con Arbore erano fior di professionisti e interpretavano dei personaggi. Da noi nessuno ci fa: arrivano e non sai mai cosa s’inventano. E poi, dopo la trasmissione, tornano a fare le loro cose».

Nel frattempo suona il telefono. Fiorello risponde imitando la voce di Berlusconi. «Senta, avrei bisogno che mi trovasse un’Apecar» chiede con cortesia. Pare si possa fare. Fiorello chiude con una risata, salutando con la sua vera voce.

Che se ne fa di un’Apecar?
«La piazza del bar è rotonda».
Quindi?
«Potrei continuare a girare guidando l’Ape mentre un musicista si esibisce nel cassone dietro, per esempio».
Alle sette di mattina. I suoi ospiti devono volerle proprio tanto bene.
«Il reclutamento avviene su base volontaria, soprattutto se sono amici. Io Laura Pausini mica la chiamo, altrimenti si sente in obbligo. Invitarla a “Edicola Fiore” è farle un torto. Ma se vuole passare, sa dove trovarmi. Anzi, lancio un appello ai miei amici artisti attraverso Sorrisi: se volete venire telefonatemi voi. Potrei mai chiamare io Vasco e dirgli di passare da me alle sette di mattina? Magari se ha fatto “il dritto” ed è a fine serata…».
Non sarebbe più semplice andare in onda alle 21?
«Tanti mi fermano e mi chiedono: “Fiore, quando torni in tv?”. “Veramente faccio Edicola Fiore tutti i giorni” rispondo. E quelli: “No, intendiamo in tv”. Ma perché, “Edicola Fiore” va sul microonde?».
Rivogliono i suoi varietà di prima serata con 12 milioni di spettatori.
«L’ho già detto: di questi tempi per il 22% di share si grida al miracolo, ma se io faccio il 26%, per dire, tutti dicono che è un flop».
Perfino Fiorello ha dei detrattori?
«Sono tutti “aldigrassi”, ormai (Aldo Grasso è l’autorevole critico tv del “Corriere della sera”, ndr). Sui social “Macàri i pulici annu ‘a tussi!”, come si dice dalle mie parti. Anche le pulci hanno la tosse, son tutti pronti a far sentire la propria voce. E a dare giudizi sommari. Guardate Carlo Conti: ha fatto tre Festival bellissimi ma alla fine hanno provato a fare il tiro al piccione pure con lui. Io voglio realizzare qualcosa che metta il buonumore a chi inizia la giornata. La questione non è solo creare un programma comico: ce ne sono tanti che di buonumore non ne trasmettono neanche un po’. È un fatto d’atmosfera, credo».
A lei che cosa piace in tv?
«Da un paio d’anni sono prigioniero delle serie tv. Mi sparo intere stagioni di “The Walking Dead”, “Vikings”, “Breaking Bad”, magari tutti in una notte. E poi, quando sono felice per aver visto tutto, incontro un amico che ti fa: “Ma come, non hai ancora visto quell’altra serie?” e ti guarda come fossi un poveraccio. E allora si ricomincia».
Perversioni televisive?
«“La mia nuova casa sull’albero”, per dirne una. E poi lo sport: calcio, tennis e l’ultima passione, lo sci».
Pratica anche?
«Eccome. La prima volta che ho messo un paio di sci ero animatore nei villaggi turistici in montagna. Mi toccava il cosiddetto “compito San Bernardo”: portavo grappa e cioccolato ai villeggianti. Ero un pericolo per me e per i turisti, appena ho potuto smettere l’ho fatto. E fino a un paio d’anni fa quando in montagna mia moglie e mia figlia andavano sulle piste, io me la cavavo con un “Ci vediamo dopo” e andavo a fare due passi».
Finché…
«Quest’anno sono stato protagonista di una cosa mai successa: loro sono rimaste a casa tranquille e io sono andato a sciare da solo».
Di solito succede l’inverso: dopo i 50 anni ci si impigrisce, non si ha più voglia di prendere freddo e di passare un’ora a infilare gli scarponi.
«E consideri che faccio tutto avendo esaurito da tempo tutte le cartilagini delle ginocchia. Scio e gioco a tennis grazie all’acido ialuronico. Oggi mi chiedo come abbia fatto a vivere una vita senza sport».
Da ragazzino giocava a calcio.
«Erano gli Anni 70. Un giorno ho scoperto la discoteca e le ragazze, ho iniziato ad arrivare tardi agli allenamenti e ciao».
Ha esordito in radio a 13 anni.
«Già. Ricordo soprattutto l’emozione di sentire la mia voce in cuffia. A quei tempi le cuffie le usavano solo i dj e quelli che lavoravano al servizio radio della Guardia di Finanza, come mio padre. Il “walkman” fu una conquista successiva. Ora per tutti è normale andare in giro ascoltando musica dall’iPhone. Mi chiedo sempre come oggi i ragazzi possano avere il nostro senso della conquista: è difficile che si stupiscano per qualcosa. Il giorno in cui mio padre comprò la tv a colori tornai a casa e trovai tutta la famiglia silenziosamente riunita in soggiorno davanti alla tele. Mi unii a loro e per cinque minuti buoni non notai niente. Poi, all’improvviso, mi resi conto: “Ma che è?! Papà! È a colori!”. Certe cose per noi erano così pazzesche che neanche prendevamo in considerazione il fatto che si realizzassero. Però le sognavamo. Il capitano Kirk di “Star Trek” l’abbiamo visto parlare con una specie di grosso Motorola e abbiamo pensato: “T’immagini se un giorno succedesse davvero?”. E poi, 15 anni dopo…».
Che cosa sogna oggi?
«Mi manca ancora di vedere il teletrasporto. Però negli anni si cambia. Oggi vorrei che certe malattie si curassero con un’aspirina».

Seguono i saluti. Appena la porta si richiude ripartono il baccano e le risate. Ho la sensazione che no, i ragazzi non faranno i compiti. Ma scommetto che la nuova “Edicola Fiore” sarà irresistibile.