Home TvProgrammiGabriele Corsi, il nuovo conduttore di «Reazione a catena»

Gabriele Corsi, il nuovo conduttore di «Reazione a catena»

Gabriele del Trio Medusa ci racconta i provini, le attese, gli auguri di Amadeus e Carlo Conti. E chiede... «Per favore divertitevi (così mi passa l’ansia)»

Foto: Gabriele Corsi è nato a Roma il 29 luglio 1971. È sposato con la giornalista Laura Pertici e ha due figli, Margherita (15 anni) e Leonardo (11)

24 Maggio 2018 | 15:40 di Barbara Mosconi

Mancano ancora un paio di settimane alla partenza, ma al Centro di produzione Rai di Napoli lo studio di «Reazione a catena» è già stato rimesso a nuovo: il pavimento rifatto, una sistemata alle poltrone del pubblico, gli sgabelli dei concorrenti posizionati a dovere e così pure il leggio per i testi del conduttore. Dal 4 giugno fino al 23 settembre, infatti, tornerà su Raiuno il quiz che intrattiene i telespettatori prima di cena con un’ora di giochi di parole, associazioni logiche, indovinelli musicali. La novità è che quest’estate il volto del programma sarà quello di Gabriele Corsi. Famoso con il Trio Medusa a «Le iene», «Zelig» e Radio Deejay, poi migrato da solo su Real Time per presentare «Take me out» e «Primo appuntamento», Gabriele negli ultimi tempi è apparso anche sugli schermi Rai: prima su Raitre con «#cartabianca», poi su Raidue con «Boss in incognito». Ed eccolo ora su Raiuno con «Reazione a catena». La mossa di avvicinamento si è conclusa.

Raitre, Raidue, Raiuno: finalmente sei in cima al podio.
«Dopo non c’è altro. Cosa c’è? Lo zero? Ci sono finito involontariamente, nonostante quello che si dice».

Che si dice?
«Che non sono abbastanza per Raiuno, che ho fatto troppi programmi...».

Presentati al pubblico di Raiuno che ancora non ti conosce.
«In realtà su Raiuno ci sono già stato vent’anni fa per tre stagioni con “Il maresciallo Rocca”. Ricordo che all’epoca sullo schermo passava la pubblicità della serie, c’era Gigi Proietti e io accanto a lui. Dissi alla mia fidanzata: “Guarda là!”. Lei rispose: “Chi? Gigi Proietti?”. Non mi aveva neanche visto».

Ora, però, fai il conduttore. Come esordirai?
«Buonasera! (innanzi tutto l’educazione). Sono Gabriele Corsi, conduco “Reazione a catena”, sono molto emozionato, ma cercherò di farvi divertire perché se vedo qualcuno che sorride sono tranquillo, mi sento meglio».

Quando facevi il guastatore con il Trio Medusa a «Le iene» ti immaginavi che un giorno saresti stato il bravo presentatore di Raiuno?
«Non mi immaginavo neanche che avrei fatto questo lavoro. Ma alle elementari la maestra mi fece salire per la prima volta su un palco e io pensai: “Voglio fare questo”. Non mi sono mai posto né limiti né obiettivi, anzi spero di vincere un Oscar».

Addirittura!
«Se mi è capitato tutto questo, può succedere anche altro».

Intanto prendi il posto di Amadeus che ha condotto il quiz estivo per quattro edizioni.
«Ci siamo sentiti, mi ha fatto un enorme in bocca al lupo e mi ha detto: “Divertiti!”. E qualche giorno fa mi ha chiamato anche Carlo Conti».

Conti cosa ti ha detto?
«Che voleva darmi virtualmente una pacca sulla spalla. Gli ho confessato che sono un po’ preoccupato e lui: “Non devi esserlo, hai il mestiere, la simpatia, sii te stesso”. Mi sono commosso. E poi mi ha invitato all’ultima puntata de “L’eredità” per fare il cambio della guardia».

Il posto era molto ambito. Hai fatto un provino?
«Io sì. E specifico “io”».

Come si è svolto?
«In realtà ne ho fatti due, non era pronta la scenografia di “Reazione a catena” e allora mi hanno fatto fare la prova di una puntata di “Soliti ignoti” e di “Zero e lode!” dicendo che il meccanismo è piuttosto simile. Lo stesso giorno c’era pure Tiberio Timperi. Ho condotto una puntata con dei finti concorrenti».

E poi ti hanno detto: «Le faremo sapere»?
«Già, la classica frase. Io di provini ne ho fatti decine e, anzi, mi stupisco quando mi richiamano, non quando non mi richiamano, il che sta nell’ordine delle cose».

Ti eri preparato guardando puntate su puntate di quiz?
«Sì! Mi avevano detto di prepararmi su “L’eredità”, dove al gioco della ghigliottina sono fortissimo. Ho guardato centinaia di puntate di “Soliti ignoti”, ho preso migliaia di appunti, ho con me centinaia di fogliettini, come alla maturità. Confesso che sono un secchione».

C’è ancora l’ansia da prestazione? Tra fiction e programmi tv sei in video da vent’anni...
«Sì. L’ansia, direi piuttosto la tensione, riesco a governarla solo se studio tantissimo, devo essere molto preparato. Io arrivo in punta di piedi, non come quello che vuole spaccare la chitarra, tipo John Belushi nella scena del film “Animal House”. Chiederò permesso prima di entrare nelle case degli italiani».

Il quiz è un genere che in tv c’è da sempre. Perché?
«Perché il quiz è la televisione. “Ok, è il prezzo è giusto!” nella tv americana non ha mai avuto interruzione. Si può anche accostare alla tv pedagogica, in qualche modo fa formazione».

Per presentare un quiz cosa ci vuole? Ironia, simpatia, velocità, empatia...
«Tutto. Sicuramente velocità, rigore nel presentare e ricordarsi che il protagonista non sei tu che presenti, ma i concorrenti. Il presentatore deve fare un passo indietro, anzi un passo di lato, accompagnare il gioco. Ma più di tutto serve empatia».

Che significa?
«Che bisogna immedesimarsi nelle situazioni personali. Al di là della vincita. Anche 500 euro per una persona sono importanti. Per questo chiederò sempre ai concorrenti come utilizzeranno i soldi vinti».

Quali sono i quiz su cui ti sei formato da spettatore?
«A me piaceva tantissimo “Il pranzo è servito” di Corrado e anche “Paroliamo” con Fabrizio Frizzi: lì non c’era la grafica come oggi, solo le telecamere che inquadravano le mani che giravano le lettere».

Tu con i giochi come te la cavi?
«Sono fortissimo».

Più fortunato o più allenato?
«Sono fortunato in amore, non posso esserlo anche al gioco! Diciamo che sono uno stratega».

Il gioco dove sei imbattibile?
«Candy Crash. Sono al livello 1.080».

Che tradotto sta per...?
«Diciamo che arrivi facilmente a 500, ma per 1.080 ti serve un annetto di lavoro».

Con i tuoi figli che giochi fai?
«Penso di essere uno dei pochi papà che obbliga i figli a giocare, mi piacciono i giochi da tavolo, come “Ticket to ride”, mio figlio di 11 anni è bravissimo con i pezzi della Lego, si inventa dei prototipi che poi vengono rifatti dalla stessa azienda».

Chi è la persona più giocosa che conosci?
«Mio zio Fabrizio: un integerrimo colonnello dell’Aeronautica, gli piaceva portarmi a far volare i modellini degli aerei. La passione per il modellismo me l’ha instillata lui».

In «Reazione a catena» il meccanismo è che una parola tira l’altra. Proviamo: televisione.
«Intrattenimento, varietà, gusti e... gelato».

Divertimento.
«Se dico “vita” è troppo banale?».

Estate.
«Vacanze e famiglia».

Hai mai fatto il test del Q.I. (quoziente d’intelligenza)?
«No, sono troppo intelligente per fare queste cose».