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Gabriele Corsi torna con il quiz “Deal with it – Stai al gioco”

Il conduttore ci racconta il suo nuovo programma che mescola quiz, candid camera e scherzi. In onda sul Nove dal 14 ottobre alle 20.30

Foto: Gabriele Corsi. Le puntate sono state girate a Roma e Milano. Ognuna dura circa 50 minuti

14 Ottobre 2019 | 09:10 di Barbara Mosconi

È in arrivo sul Nove, dal 14 ottobre alle 20.30, un nuovo programma serale intitolato “Deal with it - Stai al gioco”. Sottotitolo: “Cosa sei disposto a fare per vincere?”. Giriamo la domanda a Gabriele Corsi, che ha il ruolo di conduttore, suggeritore, commentatore, disturbatore. Cosa sono disposti a fare i concorrenti? Risposta: «Tutti stanno al gioco». Lo dice con il sorriso e l’innata voglia di scherzare. Sarà vero? O sta giocando anche lui?

Gabriele, torna a giocare in tv.
«In tutti i sensi. Questo è un vero e proprio “game” in cui si vincono soldi. E io torno a fare scherzi, che è quello che mi piace fare da sempre, anche prima di farlo di professione».

Dopo “Reazione a catena” su Raiuno, passa a un gioco molto diverso.
«Anche questo è un quiz. Vengono rispettati i livelli di difficoltà crescenti, ma chi è parte attiva può mollare e decidere quando non stare più al gioco».

Perché, invece, decide di andare avanti?
«Si pensa che le persone siano invogliate solo dall’aspetto economico (qui si vincono duemila euro), invece vanno avanti perché si divertono. Anzi, moltissimi ne approfittano per fare lo scherzo, desiderato da tempo, al fidanzato, al padre, alla figlia».

Ci spiega meglio come funziona?
«Scegliamo un locale, dalla classica trattoria romana al locale milanese più “fighetto”, dove nascondiamo delle telecamere. Individuiamo una coppia a cui chiediamo di fare un sondaggio sulle abitudini alimentari degli italiani in cambio di un buono da 50 euro. A uno dei due, invece, proponiamo di fare il concorrente del nostro gioco. L’importante è non farsi scoprire. Da un campionario di 120 scherzi ne selezioniamo 4 o 5 ogni volta».

Quindi al concorrente fate richieste sempre più assurde.
«Si comincia da una cosa piccolissima, tipo: “Dì al tuo amico che non ti piace la sua maglietta”, e si va in crescendo, come tirare una torta in testa alla cameriera. Ma siamo un programma per famiglie e non c’è nulla che imbarazzi».

Il concorrente ideale è...
«Una persona disposta a giocare, che non si prende sul serio e sa improvvisare. Siamo un popolo di improvvisatori, ma anche di inguaribili bugiardi: ho visto gente inventarsi fandonie con una serenità mai vista».

E la “vittima” ideale?
«Noi lo chiamiamo “concorrente inconsapevole”, non vittima. Deve essere disposto ad accettare uno scherzo o a credere a situazioni bizzarre».

Improvvisazione e auricolare ricordano lo show “Buona la prima!” di Ale e Franz.
«Questo programma è la sintesi di tanti programmi: “Candid camera”, “Chi vuol essere milionario”, “Buona la prima!”, “Scherzi a parte” e quelli della Gialappa’s. A un certo punto ci siamo chiesti: possibile che nessuno ci abbia mai pensato prima?».

Essendo una “candid camera” lei non puoi farsi vedere in scena.
«Io sono rintanato all’interno di una cabina-regia e da lì do i suggerimenti al concorrente. Per fortuna non fumo, così non devo uscire per dare un tiro alla sigaretta».

Lei possiede più le caratteristiche del concorrente “consapevole” o “inconsapevole”?
«Di getto direi del “consapevole”. Dipende da chi c’è dall’altra parte».

Chi riesce a ingannarla?
«Mia moglie mi fa degli scherzi pazzeschi e i miei figli mi prendono continuamente in giro».

Essendo un noto giocherellone, su chi fa ancora colpo?
«Mia mamma crede sempre a tutto. E pure qualche giornalista, soprattutto quando in qualche intervista ho dato risposte di cui non si è colto il sarcasmo».

Se ci fosse una telecamera nascosta nel suo salotto cosa vedrebbe?
«Lì mi permetto il lusso di essere trasandato, indosso vestiti improbabili, e, quando guardo il telegiornale, faccio commenti veementi».

E nella sua macchina?
«Mi inquadrerebbe mentre parlo con lo speaker della radio che, ovviamente, non mi può sentire».

E nella sua palestra?
«Un Gabriele in affanno: sono affetto da pigrizia apocalittica».

Dove si sente più se stesso?
«A casa, la domenica mattina, sulla mia poltrona preferita a leggere un libro o ascoltare un vinile. È una roba da vecchi?».