Home TvProgrammiGianluigi Nuzzi: «La nostra forza? Lo spirito di adattamento»

Gianluigi Nuzzi: «La nostra forza? Lo spirito di adattamento»

Il conduttore di "Quarto grado" spiega come affronta l’emergenza coronavirus nel lavoro e nella vita

Foto: Gianluigi Nuzzi è conduttore televisivo ma anche autore di fortunati libri-inchiesta

26 Marzo 2020 | 14:41 di Enrico Casarini

A modo suo, anche "Quarto grado", la popolare trasmissione di attualità di Rete 4, lotta contro il coronavirus. Ha rivisto i contenuti, ha unito alla sua vocazione di settimanale di cronaca una nuova grande attenzione sul contagio, e continua a informare, ad andare in onda. Come? Ne abbiamo parlato con Gianluigi Nuzzi, il conduttore e l’anima del programma.

Com’è stata presa la decisione di andare avanti?
«Non c’è stata una decisione vera e propria. Facciamo con le nostre forze: il gruppo di lavoro si sta adattando a una situazione davvero difficile. Uscire con una troupe è complicatissimo, come lo è avere un ospite in studio. È tutto più lento e complesso, ma noi cerchiamo di dare sempre informazione sia sui nostri casi sia su questo covid19 che ci tormenta tutti».

Da giornalista investigativo, si sarebbe mai aspettato un evento così?
«No. È la classica situazione in cui la fantascienza diventa realtà quotidiana. Nemmeno quando l’epidemia è esplosa in Cina si poteva pensare che la Lombardia sarebbe diventata il successivo epicentro mondiale, e sfido chiunque a dire “io l’avevo pensato”. Poi non bisogna fare dietrologie o complottismi: bisogna attenersi ai dati della scienza».

Come si è adeguato allo studio vuoto?
«Siamo tutti sospesi in un limbo, ma prima ci adattiamo, prima possiamo ritrovare una situazione più vivibile, e io cerco di adattarmi. Dobbiamo comunque informare: senza creare panico, ma senza sottovalutare nulla. Certo non potremo avere i soliti quattro o cinque ospiti in studio, ma magari solo due».

Come si divide oggi tra casa e lavoro?
«Facciamo tutte le riunioni per telefono: siamo “remotati” (cioè lavorano “in remoto”, ossia da casa, ndr). Il cuore del programma sono le sale di montaggio (dove vengono preparati i servizi, ndr) e vengono sanificate costantemente. Io vado in studio quando è necessario, così come vado ospite in altri programmi sempre per poter dare più notizie possibili».

In casa come vi siete riorganizzati?
«La famiglia è una “micro-società” e quindi anche qui cambiano equilibri, rapporti, tempi, uso degli spazi. Gli adulti devono avere più capacità organizzativa e pazienza. Chi ha le spalle più larghe deve metterle a disposizione degli altri. E poi ci vuole creatività per riempire il tempo, ma senza affanni».

Voi che cosa avete “inventato”?
«Diverse cose. Mia moglie Valentina ha organizzato un’ora di ginnastica al giorno per tutti. Io l’ho fatta i primi giorni, poi sono riuscito a evitarla… Con il nostro figlio più piccolo, appassionato di cucina, si inventa ricette sempre diverse. Io, a parte le partite quotidiane di scacchi e Risiko, mi dedico molto alle nostre piante. Avevo del basilico da piantare e l’ho fatto. Niente di eccezionale».

C’è una storia che in questi giorni l’ha colpita in modo particolare?
«L’incredibile ormai è diventato quotidianità, gli esempi sono troppi per sceglierne uno. Penso ai tanti che mi scrivono: molti si sentono dimenticati. I marittimi, per esempio, o le nonne con i nipoti lontani… Sento il dovere di rispondere: se oggi non possiamo abbracciare fisicamente nessuno, virtualmente dobbiamo cercare di abbracciare tutti».