Gianluigi Nuzzi, per tutto luglio, continua con “Quarto grado – Le storie”

Il conduttore rivela a Sorrisi come nascono le inchieste che vedremo in tv

5 Luglio 2024 alle 08:34

Per tutto il mese di luglio Gianluigi Nuzzi, affiancato da Alessandra Viero, sarà impegnato in “Quarto grado - Le storie”, la versione del programma in cui vengono dati gli ultimi aggiornamenti e gli approfondimenti dei casi di cronaca nera più recenti.

Quali sono gli omicidi su cui focalizzerete l’attenzione in queste puntate di approfondimento?
«Ci concentreremo sulle indagini in corso per l’omicidio di Pierina Paganelli a Rimini e sul caso ancora avvolto nel mistero della morte di Liliana Resinovich. La nostra attenzione è rivolta soprattutto ai casi irrisolti. Non è cronaca nera pura e semplice: mettiamo a confronto opinioni divergenti, creiamo un contraddittorio. Non ci occupiamo di vicende che riguardano bambini perché le leggi a tutela dei minori ci impediscono di acquisire documentazione e di entrare nei dettagli. Il nostro metodo è cercare di dare al pubblico delle notizie che non conosce, di scavare nei minimi dettagli».

Come procedete poi nella ricostruzione di un caso?
«Individuiamo le persone che hanno rapporti con i protagonisti della vicenda, esploriamo il tessuto sociale in cui è stato commesso il delitto per comprenderne le dinamiche. Quindi ascoltiamo i testimoni, l’accusa e la difesa e studiamo gli atti processuali, compatibilmente con la tutela della privacy delle persone coinvolte».

Quali sono i casi che la toccano di più?
«Entro sempre dentro le storie che tratto. Mi ha indignato la strage di Erba (omicidio plurimo del 2006 per cui sono al momento in carcere i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, ndr) perché c’è stata una grande propaganda innocentista. Provo irritazione quando le indagini vengono svolte male e in modo frettoloso. Invece entra in gioco la commozione laddove sono coinvolti bambini e giovani, penso al piccolo Loris Stival ucciso dalla madre o a Giulia Cecchettin ammazzata dal fidanzato. Le violenze brutali mi disorientano».

Un omicidio che le ha lasciato qualche dubbio?
«Faccio parte della schiera di persone che nutre ancora fiducia nelle istituzioni. La delegittimazione della magistratura è dannosa per tutti. Detto ciò, ci sono casi che mi hanno destato perplessità: non sono così certo che nel delitto di Avetrana (TA) siano colpevoli entrambe le donne, Cosima e Sabrina, zia e cugina della vittima Sarah Scazzi. Non sono nemmeno convinto che Rudy Guede abbia agito da solo nell’omicidio di Meredith Kercher nel 2007 a Perugia. Infine penso che il caso del mostro di Firenze non sia stato gestito nel modo migliore: è rimasto troppo tempo a piede libero prima di essere catturato».

Lei pensa che esista il raptus, un momento di follia che porta a compiere un gesto estremo?
«No, credo in un crescendo di dinamiche psicologiche che possono lavorare sottotraccia. E non sempre ci sono campanelli di allarme».

Ha fiducia nella possibilità di riabilitazione di chi ha commesso un omicidio?
«La riabilitazione è legittima e doverosa. Il lavoro degli educatori e degli psicologi nelle carceri dovrebbe essere più sostenuto e valorizzato dallo Stato, per evitare errori di valutazione».

Ci faccia un esempio di un errore clamoroso.
«Angelo Izzo, tra i responsabili del massacro del Circeo. È stato commesso uno sbaglio nel liberarlo credendo che fosse pronto a reinserirsi nella società. E ha ucciso nuovamente».

Ci consiglia una lettura “gialla”?
«Mi ha appassionato “Una stanza piena di gente”, la biografia di Billy Milligan, un criminale americano che nel 1977 ha rapito, violentato e derubato tre studentesse universitarie. Processato, è stato assolto per infermità mentale: gli è stato riconosciuto il disturbo di personalità multipla (nella sua mente convivevano 24 personalità diverse, ndr), un tema che mi affascina molto».

E una serie tv poliziesca?
«Mi è piaciuta la serie israeliana “Fauda”, che è molto verosimigliante a ciò che accade realmente. In generale però non seguo solo serie gialle. Ho visto “The office” con mio figlio e ci siamo innamorati di tutti i personaggi».

A proposito di figli, lei ne ha due: Edoardo, di 17 anni, e Giovanni di 13. Che tipo di padre è?
«Sono protettivo. La mia preoccupazione più grande è che si trovino nella situazione sbagliata al momento sbagliato. La casualità della vita è inquietante».

Segue gli altri programmi di cronaca nera?
«Non troppo ma mi tengo informato. Rispetto il lavoro dei colleghi quando è ben fatto e dietro molte trasmissioni ci sono grandi professionisti. Penso a “Chi l’ha visto?”, a “Ore 14”, a “Diario del giorno”. Ma nel tempo libero mi dedico ad altro...».

Quali sono le sue passioni extra-lavoro?
«Mi interesso di arte moderna, seguo il Milan, la mia squadra del cuore, cucino, sono appassionato di vini... E tutto ciò che è creativo mi attira, dalla visita a un caseificio a quella in una fabbrica in cui si incidono armi da caccia».

È un bravo cuoco?
«Mi piace mettermi ai fornelli. Ieri sera, per esempio, avevo invitato alcuni amici e ho preparato dei piattini vari e una pasta con un sugo eccezionale».

Terminati gli impegni in televisione, che cosa farà?
«Andrò in vacanza. Amo le isole italiane e tornerò alle Eolie, tra Filicudi e Alicudi, che sono le meno frequentate. Almeno lo spero. E siccome amo la tranquillità, lancio un appello per scoraggiare i turisti... Non andate a Filicudi: è brutta, la gente è antipatica, si mangia male... (ride)».

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