Gianluigi Nuzzi torna con “Quarto grado” e spiega come riesce a non farsi coinvolgere dai suoi casi

«In questo lavoro è difficile restare distaccati. Mi arrabbio e mi indigno... Ma mi salvano gli amici» racconta a Sorrisi

Gianluigi Nuzzi  Credit: © Vincenzo Di Cillo
8 Settembre 2021 alle 09:00

Il rumore delle onde, gente che ride in lontananza… Gianluigi Nuzzi mi risponde da una spiaggia di Formentera, in Spagna: «Ma ho già iniziato a sentire i colleghi per la prima puntata di “Quarto grado” che riparte il 10 settembre su Rete 4» ci rassicura.

Confessi, un po’ le è mancato il programma?
«In realtà no perché tutti i giorni si parla dei casi con gli amici, qualche collega o con le persone che mi fermano per strada. La conduzione manca perché fa parte dell’adrenalina settimanale, ma sono contento di essere andato in vacanza anche per i miei figli Edoardo e Giovanni che avevano bisogno di staccare dopo la pandemia».

Cosa che ha fatto anche lei?
«In questo lavoro la testa non va mai in vacanza, ma non è un problema perché è un mestiere che ti dà soddisfazioni, energie, voglia di capire e decrittare i gialli».

Sa già con quali casi lei e Alessandra Viero aprirete il programma?
«Sicuramente avremo i nostri grandi gialli, a iniziare da Denise Pipitone. Poi tratteremo il caso dell’estate, quello della vigilessa Laura Ziliani trovata morta di recente nel bresciano. Questi omicidi con alle spalle situazioni familiari complesse, o si risolvono entro le prime 48/72 ore oppure tutto si complica».

In base a cosa selezionate i casi da trattare?
«Il primo parametro è se la verità non è chiara, se c’è spazio per il dubbio e se si tratta di casi insoluti. Il secondo è l’attenzione ai femminicidi. La violenza sulle donne è da tempo una nostra battaglia perché, al di là degli slogan, il rispetto e la parità dei diritti sono ancora molto lontani. Non è con una manifestazione o una legge che risolvi il problema: ci vuole un cambio di mentalità».

C’è una stagionalità nei delitti? Sembra che in estate ne vengano commessi di più.
«In realtà credo che d’estate queste notizie trovino più spazio rispetto al resto dell’anno, quando la politica e l’economia sono più presenti. Secondo me non c’è una stagionalità, anche se gli omicidi nel loro complesso sembra stiano diminuendo».

Lei come si difende da tanta violenza?
«Penso ci sia un’autodifesa istintiva che ti fa mettere un filtro, una distanza, per tutelarti. Io però poi mi arrabbio, mi indigno e mi faccio coinvolgere ed è normale che sia così. Mi accade anche nel privato».

Cosa intende dire?
«Di recente mi sono attivato per tutelare una ragazza che mi aveva chiesto aiuto perché subiva violenze in casa. Credo che il nostro lavoro debba indurci a essere generosi. Non ho tempo per il volontariato, ma aiutare gli altri, nei limiti del possibile, è doveroso».

Immagino ci siano anche momenti di leggerezza nella sua vita.
«Certo, oltre ad andare in vacanza, amo cucinare, sto cercando di dimagrire correndo, mi piace la natura e ho mille passioni, come gli scacchi. E poi mi salvano gli amici. Ho un profondo senso dell’amicizia. Per esempio, ogni venerdì, prima della puntata, invito a pranzo un paio di loro, stiamo due ore insieme e questo mi carica».

Far crescere i suoi figli in un mondo così violento non la angoscia?
«Dipende se sei apprensivo. Se hai paura di ogni cosa, esponi i tuoi figli al rischio di assorbire questi timori. Al di là di questo, loro non guardano “Quarto grado”. Il grande è più attratto dalla politica, il piccolo mi vede come un compagno di giochi: non ha la percezione di quello che faccio».

Visto che all’età di suo figlio minore scriveva per Topolino, che personaggio vorrebbe essere?
«Paperino. Mi piacerebbe un sacco, anche se è un po’ sfortunato. Non ha abilità e deve industriarsi per superare le avversità. E poi è simpatico. Anche se ho un viso duro e scostante a volte so essere leggero. Curo il mio guardaroba, la valigia me la faccio da solo, sono malato per le scarpe inglesi e i vini. Da amici ho comprato una botte di Amarone e me lo hanno imbottigliato. È stato il nostro nettare durante il lockdown».

Per finire, ha in serbo nuovi libri-inchiesta?
«Ho due progetti importanti, ma ora sto lavorando a una docufiction in sei puntate sulle dimissioni di papa Ratzinger».

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