Home TvProgrammiIl conduttore del Tg1 delle 20, Alberto Matano: «Altro che mezzobusto, io in onda mi faccio in due»

Il conduttore del Tg1 delle 20, Alberto Matano: «Altro che mezzobusto, io in onda mi faccio in due»

Ha un sorriso gentile, una stretta di mano ferma e una camicia bianca stropicciata che profuma di pulito. L’affascinante giornalista presenta anche "Photoshow" su Raitre. Per la felicità delle molte fan...

Foto: Alberto Matano. “Photoshow” è un talk di attualità e costume. Tra gli ospiti, molte icone della tv come Pippo Baudo. Su Raitre Matano aveva già condotto “Sono innocente”.

07 Marzo 2019 | 13:49 di Giusy Cascio

Ha un sorriso gentile, una stretta di mano ferma e una camicia bianca stropicciata che profuma di pulito. Il suo viso è familiare: Alberto Matano è uno dei conduttori di punta del Tg1 delle 20. Moro, 46 anni, di Catanzaro, è educato e riservatissimo.

Ora è in pausa dal telegiornale perché conduce “Photoshow” su Raitre il sabato in seconda serata, un programma in cui analizza i fatti d’attualità attraverso le foto assieme agli ospiti in studio. E dove si diverte un mondo, senza perdere il fiuto per la notizia.

Alberto, sia giornalista fino in fondo: ci dia subito uno scoop.
«Volentieri. Sto scrivendo il mio primo romanzo. Sarà una storia d’amore molto forte ambientata tra Roma e la Sicilia».

Smontiamo altrettanto velocemente una bufala. Lei e Frank Matano di “Italia’s got talent” siete parenti?
«No. Tuttavia mio nonno era originario di Caserta, quindi delle sue parti. Vuoi vedere che magari un lontano antenato in comune ce l’abbiamo?».

Come lancerebbe al telegiornale un servizio su di lei?
«Così: “E adesso la storia di un giornalista che detesta le etichette, i pregiudizi e le categorie”».

Che cosa fa l’attimo prima della sigla del Tg1?
«Scarabocchio sul foglio dei titoli del tg un cuoricino, è il mio piccolo rito».

Da bambino guardava i notiziari?
«Sì, a casa dei miei nonni. Ricordo la Renault 4 nella quale fu ritrovato Aldo Moro. E le edizioni straordinarie su Alfredino Rampi, il bambino caduto nel pozzo a Vermicino».

Il conduttore preferito di allora?
«Paolo Frajese, un modello inarrivabile. Poi negli anni la figura del conduttore si è evoluta. Penso a Lilli Gruber, alla mia amica Maria Luisa Busi, a Enrico Mentana, Lamberto Sposini, Alberto Bilà. Anch’io credo di essere, a modo mio, contemporaneo».

Una maestra indimenticabile?
«Milena Gabanelli. Ho frequentato un master con lei alla Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia. Mi ha insegnato che in tv bisogna fare un racconto per immagini senza dare mai nulla per scontato. E mi ha insegnato anche a essere più audace».

Ha sempre voluto fare questo mestiere?
«Sì, fin da quando avevo il ciuffo e sembravo il cantante inglese Rick Astley. A 14 anni andavo in giro in motorino e attaccato al faro c’era un adesivo del Tg1, regalato da un amico».

Mamma Marisa e papà Franco, però, sognavano un figlio avvocato.
«Mi sono laureato in Giurisprudenza e ho anche provato a fare pratica legale. Ma non era la mia strada. Da papà, biologo, ho ereditato il senso dell’osservazione, mentre da mamma, insegnante di Lettere, il gusto per il racconto. Entrambi mi hanno trasmesso il senso di giustizia, il rispetto delle regole».

A gaffe com’è messo?
«L’altra sera ho detto a Chef Rubio: “Ci vediamo con i tuoi trattori” ma il suo programma si chiama “Camionisti in trattoria”. Mi volevo sotterrare» (ride).

Su Instagram pubblica molti ritratti. Chi glieli scatta?
«Io! Poggio il telefono un po’ lontano, aziono il conto alla rovescia e faccio partire l’autoscatto. Sono selfie ma non sembra. Vengono meglio così, l’ho imparato da Valeria Marini».

In molte foto è in palestra.
«Faccio ginnastica ogni giorno. E ho perso tre chili da quando ho eliminato i dolci e il vino».

Dove compra le cravatte del tg?
«Dall’artigiano Talarico, calabrese come me».

A “Photoshow” sfoggia strani ricami sulle camicie.
«Luccicanti, sì. Api, croci... Un’idea di Dolce&Gabbana. Non so se metterò ancora quelle camicie, le piacciono?».

Sì, le donano. Ma voltiamo pagina, parliamo della sua vita da zio.
«Fare lo zio è fichissimo. I miei nipoti, Franco di 6 anni ed Elena di 4, mi chiamano Zio Abe. Vivono a Milano, li vizio un sacco. Sono i figli di mia sorella Maria Luisa. Mio fratello Vincenzo invece lavora a Bruxelles al Parlamento europeo e si è appena sposato».

Vorrebbe dei figli suoi?
«Non sono arrivati in passato, quando noi ci pensavamo... Credo che ci sia un tempo per ogni cosa».

Ma “noi” chi?
«Io e la mia fidanzata dell’università».

Cos’è la famiglia per lei?
«L’amore imprescindibile. Sono un uomo del Sud, per me la famiglia ha il sapore della parmigiana di nonna Luisa, il profumo della pasta alla genovese di nonna Rosa».

Quante donne le girano intorno?
«Una fan mi ha regalato una pianta e io l’ho chiamata Valentina, come lei. Quando non ci sono io, l’annaffia Emma (D’Aquino, ndr), la collega con cui in Rai a Saxa Rubra condivido la stanza e l’armadietto. C’è una certa invasione di anta dell’armadietto da parte sua (ride). Ma con l’amicizia si supera tutto».

Anche con Luciana Littizzetto siete molto amici.
«Quando vado a Torino prendiamo l’aperitivo sempre nello stesso bar».

Con Franca Leosini scambia sms.
«Quanto vorrei che venisse ospite a “Photoshow” da me!».

Altre signore di cui dobbiamo sapere, per dovere di cronaca?
«Al momento no».

Quindi è single?
«Se confermassi, mentirei e le bugie non le dico. Ma è dura stare con me».

Lei è considerato il conduttore più bello d’Italia. Se si innamora che succede?
«Quando amo, devo dimostrarlo in modo palpabile».

Fiori, diamanti, regali?
«Sì, sempre. Ma anche piccoli gesti. Se in tv ci sono le star, di sicuro a casa la star non sono io».