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Ilaria D’Amico: «Godetevi con me la Champions League»

La giornalista si racconta a Sorrisi e parla di tutto: dalla nuova avventura europea alla gestione dei figli

Foto: Ilaria D’Amico ha esordito in tv nel 2001 col programma «Cominciamo bene Estate» su Raitre  - Credit: © Massimo Sestini

02 Agosto 2018 | 16:49 di Antonella Silvestri

Da regina della domenica calcistica dedicata alle partite del campionato di Serie A a padrona di casa delle serate europee. Dopo 15 anni Ilaria D’Amico lascia «Sky Calcio Show», che sarà condotto da Alessandro Bonan, e diventa volto della Champions League di cui Sky ha acquisito i diritti per il triennio 2018-2021. Una nuova sfida per la conduttrice che non sarà sola al timone della trasmissione: al suo fianco ci sarà Alessandro Costacurta (vincitore di cinque Coppe dei Campioni) e, ogni sera, una star del pallone come ospite.

Quindici anni a «Sky Calcio Show»: cosa lascia e cosa rimpiange?
«Sicuramente è stata una trasmissione di successo perché io ero tagliata per questo programma così come questo programma era giusto per me. Siamo cresciuti insieme. Da novità è diventato, grazie al gradimento del pubblico, tradizione del racconto calcistico della Serie A. È un viaggio intrapreso con grande passione e che lascio per affrontarne uno nuovo, altrettanto entusiasmante».

Adrenalina a mille per la Champions League…
«Sono veramente eccitata anche perché si tratta di un prodotto sul quale Sky punta molto. È stata messa in piedi una squadra in grado di raccontare nel dettaglio le sensazioni, le emozioni, le capacità e le difficoltà dei momenti che si vivono nell’arena dei grandi campioni».

Sarà affiancata da un gruppo di star del pallone. Ma tanto lei è abituata a dividere lo schermo con uomini e, soprattutto, a districarsi nei programmi a più voci…
«Più che a un programma corale io sono abituata alle conduzioni singole con tanti compagni d’avventura. L’idea di base è che ognuno di loro articoli il racconto in maniera diversa, scandisca il ritmo portando le proprie capacità e sensibilità in modo da comporre un mosaico di tante voci. È un coro meraviglioso che però non sarebbe tale se non ci fosse un buon direttore d’orchestra».

Paola Ferrari è stata la prima conduttrice femminile della «Domenica Sportiva» e lei è la regina del calcio di Sky. Com’è cambiato il ruolo della donna nei programmi seguiti perlopiù da uomini?
«Innanzitutto è stata sdoganata la conduzione femminile di programmi sportivi, un tempo solo appannaggio degli uomini. Ci siamo allontanati dall’immagine della donna come semplice “tappezzeria”, seduta sullo sgabello  “modello Biscardi”. Per carità, Aldo ci ha regalato trasmissioni che hanno fatto la storia del racconto calcistico, però quella rappresentazione femminile non appartiene né a me, né alle mie colleghe, né a Sky. Per fortuna oggi i programmi sportivi sono condotti per metà da donne e per metà da uomini. Molte conduttrici, oltre ad avere una gradevole presenza, sono competenti e lasciano il segno per questo».

All’inizio della sua carriera ha mai avuto la sensazione che qualche collega maschio volesse metterla all’angolo?
«Ricordo nel 2002 quando, soprattutto nei momenti di alta tensione, percepivo di voler essere messa un po’ con le spalle al muro, soprattutto se facevo una domanda scomoda. E se nasceva una polemica, a volte ho avuto la sensazione che qualcuno volesse dirmi: “Ma che c’entri tu?”. In tanti anni di carriera ho avuto pochi confronti aspri, alla fine dei quali credo di essermi guadagnata il rispetto degli interlocutori, dai calciatori agli allenatori».

Tanto calcio. Ma le manca il talk o un programma di approfondimento giornalistico come «Exit» che ha condotto per sei stagioni su La7?
«Il calcio è il mio divertimento, la politica è un vecchio amore. Sono due passioni che ho sempre coltivato in parallelo prima che la famiglia diventasse impegnativa. Oggi il talk è un genere tanto esplorato e fatto bene. Ma ritengo che nei programmi di politica le donne abbiano ancora molta strada da fare. Lilli Gruber è un faro illuminante così come Lucia Annunziata e Myrta Merlino. “Exit” non lo rifarei più. Mi piacerebbe un approfondimento “one to one” dove poter dare spazio al racconto di persone, sfaccettature e momenti. Mi piace immaginare un programma come “Il fatto” di Enzo Biagi».

Che tipo di programma non condurrebbe mai?
«Detesto la cronaca nera perché non è il mio racconto».

Le sue vacanze sono già finite perché tra poco comincia la Champions League...
«Infatti... Io e Gigi (Buffon, il suo compagno, ndr) abbiamo già trascorso una meravigliosa vacanza con tutti i nostri figli».

Col trasferimento di Buffon al Paris-Saint Germain la vostra vita ora è a Parigi. Come riuscirà a conciliare i suoi impegni in tv abitando in Francia?
«Sulla gestione familiare io e Gigi ci aiutiamo grazie alla tecnologia... Siamo stati sempre dei grandi improvvisatori, ma ora è necessario pianificare tutto: per noi due e per i nostri rispettivi figli».

I vostri figli nati dalle precedenti unioni hanno età differenti. Che linguaggio usate?
«Con i figli ci sono sempre fasi delicate. Il figlio che ho avuto con Gigi ora ha due anni e richiede attenzioni. Mentre con due di otto anni, come il mio bimbo e quello di Gigi, che ha anche un figlio di 11, siamo alle prese con una preadolescenza che non ti aspetti. Ma è tutto molto bello…».