Home TvProgrammi“Io tu noi, Lucio”, un eccezionale docu-film a 22 anni dalla scomparsa

“Io tu noi, Lucio”, un eccezionale docu-film a 22 anni dalla scomparsa

Ventidue anni dopo la sua morte, avvenuta il 9 settembre 1998, Lucio Battisti è ancora la nostra colonna sonora. Ogni volta che si apre lo scrigno delle sue meraviglie musicali non mancano la sorpresa, la riscoperta…

Foto: Lucio Battisti

03 Settembre 2020 | 9:35 di Enrico Casarini

Ventidue anni dopo la sua morte, avvenuta il 9 settembre 1998, Lucio Battisti è ancora la nostra colonna sonora. Ogni volta che si apre lo scrigno delle sue meraviglie musicali non mancano la sorpresa, la riscoperta… L’ultima spedizione in questo “paradiso” non perduto l’ha realizzata Giorgio Verdelli, regista e vero appassionato di musica. Ha firmato “Io tu noi, Lucio”, docu-film in onda giovedì 10 settembre in prima serata su Raidue.

«Sembrerà strano, ma il musicista Battisti è stato raccontato davvero poco» ci dice Verdelli. «Nel documentario lo seguiremo dagli inizi alla stagione con Mogol e poi nelle fondamentali collaborazioni con Velezia (la moglie Grazia Letizia Veronese, co-autrice dell’album “E già”, ndr) e con Pasquale Panella». A tenere insieme immagini d’archivio e interviste con collaboratori storici di Battisti (tra questi Mogol, Mara Maionchi, Alberto Radius…), amici ed estimatori di oggi e di sempre come Renzo Arbore, Carlo Verdone, Gianna Nannini, Riccardo Scamarcio ed Eugenio Finardi, ci sarà Sonia Bergamasco. «Per le immagini di Lucio, ho puntato su cose molto poco viste» prosegue Verdelli.

«Per esempio su “Tutti insieme”, uno special che realizzò per la Rai nel 1971: c’è un imperdibile Battisti impegnato in un assolo di batteria “di gruppo” con Franz Di Cioccio della Pfm, Toni Cicco dei Formula 3, Sergio Panno dei Dik Dik e Sergio Poggi dei Flora Fauna Cemento». Tra tante voci importanti che comporranno il docu-film, ne mancherà una che però Verdelli vuole fare arrivare ai lettori di “Sorrisi”: «Ho sempre raccolto aneddoti su Battisti, sia da chi lo aveva conosciuto, sia da chi l’aveva solo incrociato» dice. «Uno me lo raccontò il mio amico Pino Daniele. Un giorno è in auto, a Roma, e si vede affiancare da un’utilitaria; dà un’occhiata al guidatore e si stupisce: “Ehi, ma tu sei Lucio Battisti!”. Lucio si volta, lo guarda e dice: “E tu sei Pino Daniele!”, poi preme sull’acceleratore e se ne va». Sì, Battisti era così: premeva sull’acceleratore e andava più avanti.