Home TvProgrammiLaura Carusino e «L’albero azzurro»: l’intervista

Laura Carusino e «L’albero azzurro»: l’intervista

Ogni mattina dal 2010 è al fianco di Dodò e Gipo su Rai Yoyo. Oggi la conduttrice si racconta a Sorrisi

Foto: Laura Carusino e Dodò

27 Luglio 2017 | 13:30 di Francesco Chignola

In onda dal 1990, «L'albero azzurro» con il pupazzo Dodò è il pilastro della tv per bambini della Rai. Dal 2010 lo conduce Laura Carusino, milanese, nata il 20 ottobre 1979, oggi con Oreste Castagna nei panni di Gipo.

Laura, che tipo è Dodò, di persona?
«È come lo vedete, senza filtri! Come tutti i bambini è un vulcano di spontaneità, di curiosità e di stupore. E come loro ogni tanto è un po’ monello e devi insegnargli qualcosa... Le puntate di quest’anno sono tutte incentrate sull’educazione di cose semplici, come allacciarsi le scarpe, annaffiare un fiore o imparare a concentrarsi».

Tu hai un passato da attrice di musical, vero?
«La mia carriera è iniziata molto presto, a 19 anni sono stata presa in “Grease” dopo una delle mie prime audizioni. L’avevo fatta per la mia passione per il film e sono finita a interpretare “Patty la secchiona” per quattro stagioni con la Compagnia della Rancia. Ero al posto giusto nel momento giusto. Già allora studiavo teatro, ma la mia vera scuola è stata il palcoscenico. Poi ho fatto altri musical, alcuni spot, piccole apparizioni in fiction... mai avrei pensato che sarei approdata nella tv dei bambini».

Continui a coltivare la tua passione per il canto?
«Sì, per anni ho fatto la corista di Marco Carta, ma al momento canto solo per “L’albero azzurro”. Qualche anno fa ho registrato delle sigle di cartoni animati per la Rai, è stato come unire due grandi passioni. La sfida più bella è adattare il proprio stile a quello del cartone».

Il talento per far divertire i bambini l’hai scoperto con la tv?
«Per il mondo dei cartoni ho una passione da sempre. Ma in fondo mi sento ancora una bambina, e cerco di conservare sempre il loro entusiasmo, quindi per me è stato naturale. Sognavo di fare tv per bambini senza saperlo né cercarlo. Il nostro non è un codice scontato, comunicare con i bambini ti dà una grandissima responsabilità. Devi trattare tematiche forti e farlo con parole delicate. Ormai sono anni che lo faccio, quindi è diventato il mio alfabeto. Mi immagino sempre che dietro l’obiettivo ci sia il mio nipotino di cinque anni».

Come si parla con i bambini attraverso la tv?
«La grande sfida è quella di essere spontanei e naturali. Bisogna essere molto chiari e avere sempre il sorriso. Noi abbiamo affrontato temi come l’abbandono o la guerra facendo “scivolare” la parte negativa dando a tutto la chiave di lettura della gioia. Dando ai bambini la risposta che può sconfiggere tutto questo. È un filo sottile».

Tra i personaggi che interpreti qual è il tuo preferito?
«Sicuramente il “Mostro buffo”! Di solito indosso un costume e mi lascio ispirare, nel suo caso è stato amore a prima vista. È totalmente inventato e fa un sacco di gaffe, è davvero divertente. Ultimamente cerco di usare i dialetti o gli accenti di altre lingue, per me i film di Villaggio e Pozzetto sono sempre grandi fonti di ispirazione».

Oreste Castagna è un volto storico, come ti trovi a lavorare con «Gipo»?
«Mi lascia molto libera di spaziare e mi aiuta tanto. È un ottimo supervisore e un grande compagno di giochi, ci si diverte insieme. Essendo anche un autore del programma ci rivolgiamo a lui se abbiamo bisogno di consigli».

Com’eri tu da piccola, Laura?
«Così come sono adesso! Sono sempre stata esuberante e salterina, mai triste e svogliata. Mi è sempre piaciuto cantare e ballare. Quello che ho sempre fatto... oggi lo faccio per lavoro».

Come pensi che siano i bambini di oggi?
«Crescono più velocemente di un tempo. Con “L’albero azzurro” una volta riuscivi ad arrivare fino alle elementari, oggi è solo “prescolare” perché alle elementari già guardano Rai Gulp. La differenza la fa la tecnologia. È difficile trovare bambini che a quattro o cinque anni anni non abbiano dimestichezza con uno smartphone, e lì sta al genitore riuscire a dosare. Ma poi vedo che sono incuriositi dalle cose più semplici, come le manualità, i giochi di piazza, che magari non conoscono perché sono abituati a vedersi i video su YouTube e giocare con le app. È bello che ci sia ancora un luogo come Rai Yoyo: i nostri sono contenuti puliti che durano nel tempo perché i suoi valori sono universali. È la chiave del successo di questo canale. L’obiettivo principale per noi è suscitare la curiosità nei bambini, così che possano continuare a essere curiosi per tutta la vita».

Quant’è cambiata la tv per bambini di oggi?
«In generale ci sono tanti contenuti veloci e un po’ “usa e getta”, si fa fatica ad affezionarsi. Una volta i cartoni animati erano dei romanzi che ti rimanevano dentro tutta la vita, con quelle storie, quei colori... Il consumo oggi mi sembra più superficiale. Rai YoYo è un’oasi di pace dove non c’è fretta e si aiuta ai bambini a fermarsi a riflettere».

Che reazione hanno i bambini quando ti incontrano?
«Quando giro “in borghese” mi riconoscono solo i genitori: per i bambini non posso essere diversa da come mi vedono in tv, con i miei vestiti tutti colorati. Quando mi vedono negli spettacoli in giro per l’Italia, invece, succede di tutto. Per loro è assurdo che io non sia in tv ma di fronte a loro. E le domande che mi fanno! Una su tutte: “Come hai fatto a uscire dalla televisione?”».

E tu cosa rispondi?
«Che ci sono delle stelline magiche che mi vengono lanciate addosso e così io riesco a uscire dalla televisione!».

Ho visto una foto di te e Carolina Benvenga scattata nel giorno delle tue nozze, un mese fa...
«Carolina è davvero una professionista, sempre pronta e puntuale, è una perfezionista. L’ho vista lavorare, senza lamentarsi, in condizioni di salute davvero precarie. È una tipa tosta. E la cosa bella è che siamo davvero amiche. Giriamo entrambe negli studi di Torino e siamo tutte e due lontane da casa, quindi spesso condividiamo l’albergo e stiamo insieme fino a notte fonda a parlare delle nostre trasmissioni preferite: “Masterchef” e “Il trono di spade”».