Le Iene, tutti i segreti e i retroscena del programma

L’ideatore Davide Parenti racconta i retroscena di due decenni del programma di Italia 1, dal debutto all’imminente stagione

29 Settembre 2017 alle 15:42

Di sé Davide Parenti dice: «Sono una figura nascosta». Lo dimostra il fatto che scovare una sua foto è quasi un lavoro da... iene. Intanto lui da 20 anni, pur non comparendo mai in video, è il capo supremo di uno dei programmi di culto della tv. Calendario alla mano, «Le iene» debuttarono su Italia 1 il 22 settembre del 1997 e ora si apprestano a festeggiare l'anniversario con un doppio appuntamento settimanale: dal 1° ottobre, la domenica e il martedì sera. Forse, dopo due decenni quasi nessuno ricorda che al loro debutto «Le iene» erano un programma molto diverso da quello attuale.

Racconta Parenti: «Andavamo in onda dal lunedì al venerdì alle 14.30, dovevamo trattare l'attualità con leggerezza per il pubblico giovane del primo pomeriggio. All'epoca c'era posto per due o tre servizi e il tutto durava 24 minuti. Il regista, Alessandro Baracco, ebbe l'idea di mandare in onda le prime puntate in bianco e nero, le immagini erano tutte storte, la telecamera sembrava un ottovolante. Era un tentativo di rottura rispetto alla normale programmazione». Cosa successe? Non andò tanto bene.

«A quei tempi però se un programma non funzionava ci si lavorava sopra. Ci chiedemmo cosa potevamo fare per migliorarlo e l'anno dopo ci spostammo in seconda serata e diventammo un settimanale, poco più di un'ora di durata per un pubblico più adulto. Funzionò». Tra tanti cambiamenti in tanti anni, la divisa nera degli inviati invece è rimasta sempre la stessa. «È l'unica cosa sopravvissuta del format originale, che era argentino ed era condotto tre uomini con il vestito nero, la cravatta nera e la camicia bianca. Si chiamava ?Caiga quien caiga? (?Costi quel che costi?, ndr) e c'erano dei giovani inviati che affrontavano questioni serie con spirito di rottura. Siamo partiti da quel clima, ma poi nel programma abbiamo inventato altri ?formati? che ci sono stati copiati». E ora dopo 20 anni lui, il papà delle Iene, come si sente? «È stata una grande corsa che non è finita e non finisce con i singoli partecipanti. Da noi c'è stato un ricambio incredibile, sono passate almeno cento persone, ma c'è una struttura che mantiene in piedi questo programma e che ha saputo essere efficiente negli anni. E che ci sarà, spero, anche se non sarò più io a farlo».

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