Lipari e Friscia a “Striscia”: «Tra noi due c’è stato un colpo di fulmine»

Dal 3 novembre, Roberto e Sergio sono i nuovi conduttori del tg satirico di Canale 5

Roberto Lipari e Sergio Friscia
3 Novembre 2021 alle 14:00

Sono due comici, inviati di “Striscia la notizia” da più o meno anni, palermitani doc, nonché amici. Dal 3 novembre all’11 dicembre saranno loro i nuovi conduttori del tiggì satirico inventato da Antonio Ricci. Sono Sergio Friscia («L’unico nella storia di “Striscia” che ha il cognome in rima»), 50 anni, di cui gran parte spesi sui palcoscenici della tv, del teatro e del cinema; e Roberto Lipari, quasi 20 anni di meno, rappresentante della nuova comicità siciliana, autore di esilaranti monologhi, sketch per YouTube e soggetti di film.

Innanzitutto, cosa volete dire in siciliano ai lettori di Sorrisi?
Lipari: «Liggitivillo».
Friscia: «P’à suvicchiaria (traduzione: leggete l’articolo perché è imperdibile per forza, ndr)».

Cosa avete in comune a parte la sicilianità?
LIPARI: «Il conto corrente. Dopo l’esperienza cinematografica (il film “Tuttapposto” del 2019, ndr) abbiamo aperto un conto in comune».
FRISCIA: «Sì, lui versa e io prelevo».

Quando e come vi siete incontrati per la prima volta?
LIPARI: «Nel 1994, avevo 4 anni, andai a uno spettacolo a Castellammare del Golfo (TP), il paese di mia mamma, ed era lo spettacolo di Sergio Friscia».
FRISCIA: «Mi stai dando del vecchio! Io comunque mi ricordo di lui perché era l’unico che non rideva alle mie battute, si riteneva già “autore” all’epoca».
LIPARI: «Poi ci siamo rincontrati sul set di “Tuttapposto”. Gli altri ci dicevano: “Ma da quant’è che lavorate insieme?”. È stato un colpo di fulmine».

Che cosa avete pensato l’uno dell’altro?
FRISCIA: «Ma chi mi ci ha portato qua?».
LIPARI: «Per me è stato un onore lavorare con Sergio, lui è così come si vede: sotto la camicia non c’è tessuto adiposo, ma un grande apparato cardiaco, un cuore enorme».

Che cosa vi fa ridere l’uno dell’altro?
LIPARI: «Con lui mi sento sempre come quei ragazzi che fanno i cretini e sono sempre all’ultimo banco della classe».
FRISCIA: «Che poi io sono quello che viene subito buttato fuori dalla classe e si becca la nota sul registro, mentre lui se la cava grazie alla faccia di quello studioso».

Gli amici Ficarra e Picone che con- sigli vi hanno dato per condurre?
FRISCIA: «Ci hanno risposto: “Siete pazzi?”».
LIPARI: «A parte gli scherzi, hanno detto di divertirci e di viverla come se non stessimo lavorando. Se nella metafora della classe loro sono i presidi, speriamo di non andare a prenderci la nota dal preside!».

Friscia è da anni il Beppe Grillo di “Striscia”. Che effetto fa togliersi barba e parrucca?
FRISCIA: «Bello, perché sudo meno, quella parrucca è allucinante».
LIPARI: «Con la sua faccia lo obbligano: Sergio si traveste da Grillo per non distrarre le donne».

Lipari viene chiamato il “professore” per le sue lezioni satiriche. Come sarà fare lezione dal bancone?
LIPARI: «Il bancone è perfetto perché ricorda la cattedra. Siccome non ce l’ho fatta a prendere la laurea, con il “professore” spero di farmi dare la laurea ad honorem».

Il primo servizio (che non si scorda mai)?
FRISCIA: «Il primissimo l’ho fatto in studio, all’epoca eravamo in bianco e nero... (ride)».
LIPARI: «I fratelli Lumière erano i cameraman!».
FRISCIA: «Era un servizio su una bambola di plastica famosissima. Poi sono uscito fuori a prendere aria perché all’interno sudavo troppo».
LIPARI: «Io andai a Fontana Liri (FR), nel Lazio, un paese a cui il Ministero della Salute doveva dei soldi: per gioco dicevo al ministro di vendere gli F-35 in eccesso per saldarlo. Misi pure un finto annuncio su eBay e alcuni mi scrissero veramente per comprarli!».
FRISCIA: «Infatti ora riconosci Fontana Liri perché ci sono gli F-35 parcheggiati».
FRISCIA: «Devo controllare i bonifici».
LIPARI: «Io mi ricordo solo i servizi di Sergio».
FRISCIA: «Perché sono belli, uno più bello dell’altro. Comunque i servizi sono come gli anni delle donne, non si chiedono mai».

La prima cosa che farete entrando nello studio di “Striscia”?
FRISCIA: «Salutiamo perché siamo persone educate, e siamo del Sud, quindi calorosi».
LIPARI: «Portiamo i cannoli. Alessandro Siani ha riempito lo studio di sfogliatelle: non saremo da meno».

Porterete un pensiero speciale ad Antonio Ricci?
LIPARI: «Certo, il cannolod’oro».
FRISCIA:«Ricci è già nello stato di famiglia, ogni sera apparecchiamo per lui, a tavola c’è sempre il suo posto. Noi siamo “all you can eat”, lui ha un menù a parte».

Porterete un cane?
FRISCIA: «Io ho portato Lipari e già mi pare abbastanza».
LIPARI: «Ci sarà un cane nuovo, pare sia un alano adulto. Per il distanziamento l’alano è perfetto».

Un portafortuna?
LIPARI: «Noi siamo il portafortuna l’uno dell’altro, certo attaccarsi al collo o alle chiavi un Sergio Friscia non è comodo come un cornetto».
FRISCIA: «Non scherziamo, io sono così solo perché bevo tantissimo, sono gonfio».

Come vi immaginate queste set- timane di vita milanese in quel di Cologno Monzese?
FRISCIA: «Con meno traffico».
LIPARI: «Con il cappotto come fanno Totò e Peppino quando arrivano a Milano nel film “Totò, Peppino e la... malafemmina”. E invidieremo gli amici che a novembre ci manderanno le foto da Mondello (PA) mentre sono a godersela al mare».

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