Home TvProgrammiLorenzo Jovanotti: «“Non voglio cambiare pianeta” è uno sguardo verso il futuro»

Lorenzo Jovanotti: «“Non voglio cambiare pianeta” è uno sguardo verso il futuro»

Dopo l'avventura del Jova Beach Party, l'artista debutta su RaiPlay dal 24 aprile con un docutrip che racconta una pedalata di 4000km tra Cile e Argentina

Foto: Jovanotti  - Credit: © Ufficio stampa

23 Aprile 2020 | 11:23 di Giulia Ciavarelli

«Sin da quando ero bambino mi bastava una bici e potevo andare in capo al mondo»: la passione di Lorenzo Jovanotti è sempre stata sotto gli occhi di tutti, sin dal suo viaggio in Nuova Zelanda documentato nel 2017 sul suo canale YouTube. Ora, dopo il Jova Beach Party, è ripartito per una nuova avventura che ha voluto condividere anche con il pubblico di RaiPlay, la piattaforma che ha già ospitato il suo amico Fiorello.

Dal 24 aprile arriva "Non voglio cambiare il pianeta", titolo che prende ispirazione da un verso del cileno Pablo Neruda, il docutrip composto da sedici puntate piuttosto brevi, dai 13 ai 15 minuti, montato e diretto da Michele Lugaresi. «Ero partito per prendere le distanze da tutti. Sono tornato che dovevo stare distante dagli altri per legge» sono le prime parole di Lorenzo, che incontriamo virtualmente in occasione della presentazione alla stampa.

«Ho pensato subito a RaiPlay perché sono un grande fan: la Rai produce cultura prima di introdurla nel mercato, sono cresciuto con una tv fatta non di numeri ma di sperimentazione. Ha un archivio bellissimo e un patrimonio culturale enorme» commenta l’artista riguardo la sua scelta di trasmettere l’avventura sulla piattaforma diretta da Elena Capparelli.

• La serie su RaiPlay

«Quest'avventura è un negativo fotografico del Jova Beach Party»

«Avevo la spiaggia e l’oceano, una situazione simile al Jova Beach Party, ma ero da solo»: ripartiamo da qui, da quella grande festa organizzata nell’estate 2019 in giro per l’Italia. Pochi mesi dopo, tra gennaio e febbraio 2020, Lorenzo decide di intraprendere un nuovo viaggio, in bicicletta da Santiago del Cile a Buenos Aires.

«Ho sempre viaggiato in bicicletta, ho fatto delle vere imprese sin dagli Anni 90. Viaggiare è sempre stata una grande passione che si è riflessa poi anche nella musica. Dopo l’impresa impossibile del Jova Beach Party, mi sentivo all’inizio di un nuovo desiderio: la prima cosa che mi è venuta in mente è tornare in strada, riempirmi il cuore e mettermi in contatto con la parte più profonda di me» ci racconta.

«“Non voglio cambiare pianeta” ha una caratteristica: faccio fatica a vederlo vicino a un’altra persona perché sono imprese che somigliano a me. È un formato che mi sono cucito addosso, un po’ come ho fatto con gli show della scorsa estate».

Una pedalata tra musica e poesia

Una bicicletta, il ritmo dei pedali, una tendina e tanta musica in testa: salita dopo salita, Jovanotti attraversa deserti, coste oceaniche, parchi nazionali, villaggi sperduti e strade senza fine. 4000 chilometri in quaranta giorni incorniciati dalle sue più grandi passioni: la musica e la poesia.

«Mi sono preso la libertà di dare musica alle immagini, senza regole e troppi pensieri. Ho creato tutta la colonna sonora in quarantena con chitarra, computer e microfono: dalle cover come "Montagne verdi" alle mie canzoni in versione acustica. Ho lasciato spazio agli errori, alle imperfezioni, all’energia del momento» racconta Lorenzo.

“Non voglio cambiare pianeta” è anche un omaggio ai poeti: da Primo Levi a Jorge Luis Borges, da Mariangela Gualtieri a Erri De Luca, da Jorge Carrera Andrade ad Antonio Machado per chiudere con Luis Sepúlveda. «Ogni puntata abbiamo deciso di chiuderla con una poesia letta al cellulare, ognuna scelta in modo istintivo, seguendo la logica del viaggio disorganizzato» ha aggiunto.

IL TRAILER

Gli incontri

«L’incontro che ricordo con piacere è quello con Jorge: ero arrivato in una cittadina al nord del Cile, ero molto stanco e ho cercato un albergo. Mi ha aperto questo signore di origine libanese, uguale a mio padre, appassionato di musica italiana; mi ha fatto fare un giro turistico per la città, abbiamo mangiato insieme e mi ha dato dei consigli per il viaggio.

Poi ho incontrato una signora settantenne che arrivava dal Messico con la sua bici, abbiamo parlato e ci siamo scambiati un abbraccio. Viaggiare in bicicletta è bellissimo perché si fanno tanti incontri e trovi dei posti in cui non andresti mai, hai delle piccole epifanie di bellezza e ispirazione. Ho scritto tanti appunti e fortunatamente non ho avuto nessun incidente!».

Ripensare la musica dal vivo

Come tutti gli artisti, anche Lorenzo Jovanotti riflette su quello che avverà nel mondo musicale durante i prossimi mesi: «Se immagino il futuro con i concerti su Instagram mi prende un po’ di avvilimento, la musica è nell’aria tra le persone, si vive insieme. Questo è un periodo ci sta toccando nel profondo come società e individui, la musica ci rivelerà qualcosa che ancora non sappiamo».

Questo potrebbe diventare un tutorial per vivere una ripartenza nuova, e uno spunto per le nuove generazioni: «“Leggete e viaggiate” dico sempre ai giovani, fatevi gli strumenti per affrontare al mondo. Non accettate la verità per come vi viene data».

Vedere il docutrip di Lorenzo vuol dire regalarci un momento ricco di sogni e immaginazione, anche se ci sembra un’idea lontana, paradossalmente è la più giusta: una boccata d’ossigeno in un momento in cui ci sentiamo soffocare, è la messa in pratica di un futuro pronto ad accoglierci a braccia aperte.

«Spero possa diventare una pedalata di evasione, uno sguardo verso il futuro, un abbraccio collettivo a chi amiamo e al nostro pianeta».