Marco Liorni: «Ogni sera a “Reazione a catena” io mi diverto come un matto»

È tra i programmi più visti degli ultimi mesi: «C’è la magia del gioco, la libertà, la creatività, viene fuori la parte gioiosa di ognuno»

29 Ottobre 2022 alle 08:56

Liorni, ma come? Già finisce?
«Quest’anno abbiamo iniziato in primavera, proseguito in estate e finito in autunno. Napoli l’abbiamo vista in quasi tutte le stagioni. Quel “già” vuol dire che “Reazione a catena” non ha stancato».

C’era anche l’ipotesi che durasse fino a dicembre, Mondiali di calcio compresi, giusto?
«C’erano varie ipotesi, ma alla fine è stata approvata questa programmazione».

“Reazione a catena” sta per terminare e Marco Liorni saluterà il pubblico del tanto amato quiz domenica 30 ottobre, alla finale della “Sfida dei campioni 2022”, un torneo che dura sette puntate con le otto squadre più forti di questa stagione.

Intanto questa è l’edizione più lunga, la prima che dura cinque mesi.
«In realtà abbiamo aggiunto poco più di un mese: prima facevamo un centinaio di puntate, ora sono 143. Non a caso per entrare in una stagione differente, l’autunno, abbiamo cambiato i colori dello studio. Ora sono più saturi, per adeguarli alla luce esterna».

I colori che la contraddistinguono, invece, da quattro anni sono azzurro, sorriso e pacatezza.
«Perché, come dico sempre agli amici, questo programma ha qualcosa che ti fa stare bene. Saranno quel tipo di giochi, la libertà, la creatività, ma ti dimentichi il resto e tiri fuori la parte più gioiosa. C’è una sorta di magia».

Anche il pubblico pare d’accordo: ascolti record e numeri da prima serata.
«Mi ripeto: è la magia del gioco. È come una pillola di leggerezza. Anche a casa le parole evocano emozioni, momenti, e così, in modo inconscio, il giorno dopo si torna a vederlo, perché si è stati bene. È una serie di associazioni, non è il dover per forza sapere le cose».

Quando lo share sfiora il 30% ed è il programma più visto del giorno, festeggiate?
«Abbiamo una chat generale dove la mattina la produttrice ci manda gli ascolti. Siamo felici, ovviamente. Il programma funziona perché, e qui dico una cosa zuccherosa, è fatto con amore. Ti deve piacere quello che stai facendo, solo così si fa gruppo tutti insieme».

Le squadre hanno sempre nomi creativi: “Le pignolette”, “Gli amichini”, “Le piante grasse”, “I tre allo spiedo”, i “Terno secco”... Il suo preferito?
«Mi piacevano i “Dammi il La”: sono tre musicisti, in studio abbiamo creato le melodie dei loro strumenti, così nel presentarli ognuno dei concorrenti simulava di suonare ed era come una specie di concerto immaginario».

In una puntata ha esordito con: «C’è un medico in studio?». Su sei concorrenti cinque erano medici.
«Una coincidenza incredibile, mi è venuta questa frase proprio per dare un elemento in più. Sarebbe bello in futuro che nel presentare le squadre si cercasse di assorbire e raccontare qualcosa anche delle loro vite».

La tranquillità è proprio il suo marchio di fabbrica?
«Non sono tranquillo, mi diverto come un pazzo!».

In effetti quando i concorrenti sbagliano in modo evidente cede...
«Qualche volta mi sono frenato, alcuni fanno ridere, ma non è carino umiliarli. Da casa sono tutti bravi a dare consigli, ma loro vivono grandi ansie soprattutto nel gioco “L’intesa vincente”, quello su cui si sono allenati di più».

Alla domanda su chi avesse fatto la spedizione dei Mille la risposta è stata Napoleone Bonaparte.
«Lì mi sono immedesimato nella concorrente. Per una cosa del genere nel mondo dei social la paghi, ti prendono in giro».

C’è qualcosa che non vedremo mai in onda?
«È capitato che nella parola “foga” si sbagliasse una vocale e lì, oltre a tagliare la scena, abbiamo aspettato che i concorrenti, il pubblico e tutti noi smettessimo di ridere».

Ovviamente non sono mancate le polemiche. La prima: alcuni ganci tra parole sono “tirati” e troppo difficili.
«I “ganci” sono tutti verificati, gli autori fanno controlli incrociati con enciclopedie, dizionari, manuali e altri mezzi. È chiaro che alcuni sono difficili, ma è anche questione di fortuna o se il concorrente conosce o meno certi modi di dire e certi riferimenti».

La seconda: alcune parole del gioco finale sono troppo facili, ci sono squadre “raccomandate”.
«Mi fa sorridere, c’è un notaio che ha tutto scritto già prima della puntata, nessuno si può avvantaggiare, del resto ci sono in palio soldi pubblici e bisogna essere molto attenti».

A fine stagione avrà condotto 143 puntate: è almeno un po’ stanco?
«C’è un po’ di stanchezza fisica quando registriamo due o tre puntate al giorno, ma sotto tutti gli altri aspetti questo è un programma che mi fa stare bene».

Non andrà in astinenza?
«Nel caso me lo riguarderò su RaiPlay. Comunque finita la puntata mi faccio sempre dare il copione e spesso gioco a casa con i miei figli».

Per caso le è venuta l’idea per un nuovo gioco?
«Ho due o tre idee da proporre agli autori, ma il programma funziona così bene e ci sono tutta una serie di equilibri che sarebbe rischioso toccare».

A gennaio ricominciano i casting: cosa consiglia a chi vuole partecipare?
«Allenarsi, guardare le puntate andate in onda, annotarsi cose già fatte e avere un bello spirito di squadra che conta davvero molto. E poi essere felici: più sei felice più indovini».

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