Marco Liorni torna con “Reazione a catena”

Il conduttore presenta per la quarta volta il quiz di Rai1: «Sarò con voi sino alla fine di ottobre»

6 Giugno 2022 alle 08:23

Marco Liorni è in spiaggia a Maccarese (Roma) con il suo amato pastore tedesco, Grace: «Ho portato mia figlia Viola a scuola e ne approfitto per godermi un po’ di mare, visto che quest’estate non avrò molto tempo» ci dice di ottimo umore il conduttore di “ItaliaSì!” che dal 6 giugno torna alla guida di “Reazione a catena”, il game show quotidiano di Rai1 che gioca con la lingua italiana.

Marco, lei passa da un programma all’altro senza fare neanche una pausa. I primi giorni non avrà problemi a capire dove si trova?
«Sì, specialmente il primo anno mi capitava. Ma ormai Napoli, dove facciamo “Reazione a catena”, mi è entrata dentro. È come una rimpatriata e anzi pregusto il ritorno perché c’è un clima allegro e sereno, soprattutto per il tipo di programma, che è di puro divertimento e gioco, ma anche per il gruppo di lavoro. Anche io sono più scanzonato».

La prima novità è che “Reazione a catena” proseguirà sino al 30 ottobre. Un bel riconoscimento, no?
«Sì, un po’ perché le estati si sono allungate e quindi si allunga pure il programma! Ma non mi preoccupa, anzi sono contento di fare compagnia ai telespettatori un mese in più. Il programma in fondo è basato sulla gioia e la si cerca tutto l’anno».

Cambierete qualcosa?
«I giochi sono consolidati, ma forse ne arriverà uno nuovo in autunno. Abbiamo rinnovato la scenografia, molto estiva, con colori ancora più decisi, e poi dopo due anni torna finalmente il pubblico in studio: ci è mancato tantissimo».

Dopo quattro anni condurlo è diventata una passeggiata di salute o c’è sempre un filo di ansia?
«Da un lato c’è sempre un po’ di fibrillazione ed emozione. Dall’altro c’è un tale senso di liberazione per cui non vedo l’ora di andare a Napoli! Il concorrente, ma anche il conduttore, è più libero, si lascia andare e tirando fuori i propri “ricordi emotivi” è più facile che indovini le risposte: le migliori squadre sono infatti quelle “pazze” o bene assortite. È un gioco di squadra, che è ancora più bello perché tre persone diventano una cosa sola. Inoltre c’è un’Italia poco raccontata in tv, che ama la cultura, la lingua italiana, ragazzi spesso laureati che in genere non si mostrano perché non fanno notizia. Invece questa Italia c’è ed è bella. Si respira un clima davvero speciale in questo programma».

Visto che parliamo di quiz, le va se facciamo un giochino basandoci sulle sue reazioni?
«Sì, certo. Cominciamo».

Intanto ci dica: è una persona controllata o si lascia andare facilmente?
«Risposta complicata. In passato, fino a vent’anni fa, ero ipercontrollato. Poi, non so per quale magia, ho raggiunto una serenità tale per cui non ho più bisogno di controllarmi troppo».

Quindi ogni tanto perde le staffe anche lei?
«Sì, con chi fa in modo sciatto il proprio lavoro. Manca di rispetto agli altri e, se parliamo di tv, al pubblico».

In quale occasione si lascia andare a una sana risata?
«Con gli autori di “ItaliaSì!” ci facciamo sempre un sacco di risate. Prendiamo in giro tutti, me compreso. Così facendo si ride ma si dice anche quello che non va. Lo consiglio: ditevi le cose con il sorriso perché si vive meglio. A me fanno sempre notare che sono irrequieto e cambio spesso idea. Così ho capito che a volte questo mio modo di fare dà fastidio e ho imparato a chiedermi se sto effettivamente esagerando».

Invece cosa la commuove?
«La felicità perduta. Mi sono reso conto che un tempo non mi accorgevo quando stavo vivendo un momento felice. Il fatto di non cogliere fino in fondo quell’istante, ripensandoci dopo mi faceva disperare, ma mi ha fatto anche crescere: ora apprezzo di più le cose nel momento stesso in cui le sto vivendo».

Lei è un bello della tv. Come reagisce davanti alle fan invadenti?
«Ci sono tante signore attorno ai 70-80 anni che mi dicono cose belle. Mi rende molto orgoglioso!».

Reazioni di fronte al dolore fisico?
«Dal punto di vista della salute mi controllo tantissimo, sono anche donatore di sangue. Lo faccio per “egoismo illuminato” perché mi fa stare bene con me stesso. Anzi, ne approfitto per fare un appello, posso? Donate anche voi il sangue, se potete. Soprattutto in estate ce n’è ancora più bisogno».

Quando perde a scacchi, una sua grande passione, come si comporta?
«Dipende: se mi batte un giocatore forte mi tocca poco, anzi imparo qualcosa. A volte invece perdo per distrazione o per la troppa fretta, allora mi arrabbio e batto il pugno sul tavolo».

E quando perde la sua amata Roma?
«Dipende anche lì da come perde. Da quando la allena José Mourinho mi arrabbio meno perché vedo che c’è un senso di appartenenza al gruppo, per cui ti consoli perché hanno dato tutto. Però se perdo il derby mi incavolo lo stesso!».

Come ha reagito quando ha saputo che sarebbe diventato papà per la prima volta, parlo di Niccolò, 27 anni, nato dal suo primo matrimonio?
«Mi ricordo questo senso quasi divino di creare una vita. Ho avuto un moto di commozione. Ti esplode qualcosa dentro e senti un’emozione fortissima. Ma era ancora il vecchio Marco, quello controllato».

L’ultima volta invece come’è stata? (Dalla seconda moglie Giovanna Astolfi ha avuto Viola, 11, ed Emma, 17).
«Ho provato una gioia grande. Giovanna ha aperto la porta e ha detto: “È arrivata”. Io ero al computer, mi sono alzato e ci siamo abbracciati forte, come quando segna la Roma!».

Come reagiscono i suoi figli vedendola in tv?
«Mi prendono in giro e mi imitano, tra l’altro benissimo: come metto le mani, come indico, guardo la telecamera, quando ho la voce più profonda e impostata... e io rido».

La sua reazione quando ha visto per la prima volta Giovanna?
«Ho provato un senso di allegria».

E se le dicessero che “Reazione a catena” andrà avanti fino a Natale?
«Penserei subito a come dirlo a mia moglie (ride), ma sarei contento. Lo farei tutto l’anno, però non voglio farmi odiare da “L’eredità”».

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