Marco Lollobrigida, il conduttore di “90° minuto”

Tutte le domeniche su Rai2 alle 18, in compagnia di Lele Adani

Marco Lollobrigida
17 Ottobre 2021 alle 08:26

C’era una volta un campionato che si giocava la domenica pomeriggio: l’unico modo per vederlo in tv era sintonizzarsi su “90° minuto” alla fine delle partite. Alla sua guida ci sono stati mostri sacri del giornalismo come Paolo Valenti, Giampiero Galeazzi e Fabrizio Maffei, con i loro inviati che si collegavano dagli stadi o dagli studi mobili.

Oggi tutto è più complicato: la Serie A è fatta di anticipi e posticipi, incontri in diretta via streaming o sulle pay tv, turni infrasettimanali. E non è facile raccapezzarsi. Ad aiutarci, però, c’è ancora lui, il “90°”: a condurlo è Marco Lollobrigida.

Ma com’è cambiato “90° minuto” oggi?
«Da un lato cerchiamo di mantenere il romanticismo di una volta. Dall’altro, però, qualcosa abbiamo aggiustato perché alla domenica alle 15 spesso giocano delle squadre di caratura minore e occorre tenere conto che arriviamo dopo gli anticipi. Non basta più dare i risultati, la classifica e mostrare i gol. È necessario aggiungere degli argomenti».

Colpa del calendario “spezzatino”.
«Da questa frammentazione delle partite non si tornerà più indietro, però non sono convinto di quello che si dice, ossia che i tifosi, soprattutto i più giovani, siano solo interessati agli highlights a fine gara. Lo vedo con mio figlio Andrea di 15 anni: quando può seguire un programma di approfondimento lo fa. Il pubblico si conquista con le emozioni».

Ha un ricordo legato a “90° minuto”?
«Una partita, mi sembra Lazio-Pescara, era andata per le lunghe e non c’era il risultato. A quel punto Giampiero che conduceva disse: “Adesso ci colleghiamo con il nostro inviato…”, ma quello non arrivò. Così Galeazzi chiuse al volo con una battuta: “Vabbè, non sapremo mai come è finita Lazio-Pescara”. Una capacità di improvvisazione geniale».

Lele Adani, dopo aver lasciato Sky, è il vostro nuovo opinionista.
«Sulle sue tracce si sono mossi da subito Giulio Delfino, il nostro capo del calcio, e il direttore di Rai Sport Auro Bulbarelli. Si è integrato e ha capito in fretta come coniugare la nostra tradizione e la sua modernità».

Lei in diretta è sempre perfetto, impeccabile. È così anche nella vita?
«Ammetto di essere spericolato. Vado in mountain bike, faccio boxe, e, da ragazzo, andavo in surf. Qualcuno dice che sorrido troppo, allora rispondo citando Nicoletta Orsomando: “Rido perché sono felice”».

Con quel cognome lì, l’hanno mai scambiata per un parente di Gina Lollobrigida?
«Sempre, ma esiste un fondo di verità. Mio nonno era il cugino di suo padre. Ma non ci siamo mai incontrati».

Confessi: a casa, in famiglia, quanto si guarda il calcio?
«Con Andrea tantissimo, perché è veramente appassionato. Con mia figlia Lavinia, 13 anni, guardo più le serie tv».

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