Home TvProgrammiMassimo Cannoletta, il supercampione: «”L’eredità” ormai è una seconda famiglia»

Massimo Cannoletta, il supercampione: «”L’eredità” ormai è una seconda famiglia»

Il concorrente del quiz di Raiuno si trova a un passo dal record di presenze. Ma come fa a essere così preparato?

Foto: Massimo Cannoletta, il supercampione di "L’eredità"

03 Dicembre 2020 | 9:00 di Antonio de Felice

«Sono un po’ assente perché un signore molto loquace e di una rara nobiltà d’animo mi tiene impegnato tartassandomi di domande...». Così scrive sul suo profilo Twitter Massimo Cannoletta, concorrente di “L’eredità” vicino a battere il record di 34 presenze: ormai dal 1° novembre, infatti, dimostra la sua bravura nel quiz di Raiuno prodotto da Banijay Italia e condotto da Flavio Insinna (è lui il «signore loquace» del messaggio di Massimo).

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Abbiamo raggiunto il campione al telefono dove ci ha confessato che segue Sorrisi da quando ha iniziato a leggere. E ci ha raccontato la sua passione per la divulgazione.
«Sin da piccolo mi piaceva scoprire, imparare, osservare, sono sempre stato molto curioso di tutto quello che mi accadeva intorno. Poi, da grande, ho cominciato a lavorare a contatto con la gente e mi sono reso conto che la stessa gioia che ricevevo guardando un programma come quelli di Piero Angela potevo trasferirla agli altri».

Lei però non ha sempre fatto il divulgatore per lavoro…
«No, in passato ho accompagnato gruppi in giro per l’Europa, ho lavorato con agenzie che organizzavano tournée di cori e orchestre. Si esibivano ma facevano anche turismo culturale. Poi per sette anni sono stato direttore di crociera su navi passeggeri dove ho fatto due volte il giro del mondo e lì si è creato questo contatto con il pubblico. Ho capito di poter offrire il racconto di quello che avevo appreso, volevo farlo scoprire anche agli altri».

Una passione che ha trasferito anche sul web e sui social.
«È stata un’esigenza nata dall’impossibilità di divulgare dal vivo sotto pandemia. I miei account Twitter e Instagram sono stati creati ad aprile, cioè quando ho smesso di lavorare e non ho potuto più guardare negli occhi le persone per raccontare. Pubblico post composti da alcune foto e brevi testi e dei podcast (trasmissioni audio diffuse via Internet, ndr) da 20 minuti. In tono divulgativo e non accademico: non sono un professore».

Questa attività divulgativa sta avendo dei buoni riscontri?
«Al di là dei complimenti, che fanno sempre piacere, molti mi ringraziano per aver fatto tornare la curiosità, la voglia di apprendere. Una giovane donna mi ha scritto che aveva smesso sette anni fa di studiare, ma dopo avermi visto in tv ha deciso di tornare sui libri. Se questo è anche un solo effetto della mia partecipazione a “L’eredità” non posso che ritenermi soddisfatto».

Lei parla quattro lingue straniere e ha espresso la volontà di imparare anche quella dei segni.
«È un’impresa titanica, è una lingua complicata e non sarà facile apprenderla. La cosa bella è che imparare una lingua non vuol dire solo studiare la grammatica o esprimersi in modo corretto. Ogni lingua è un mondo e quella dei segni mi affascina. E avvicinarmi alle persone che possono comunicare solo in quel modo mi appassiona».

Questa è la sua seconda apparizione a “L’eredità”, sbaglio?
«No, è giusto. Ci ero stato nel 2005 ma la mia avventura era durata meno di dieci minuti: sono stato eliminato subito, c’era una sola domanda secca. Però mi era rimasto il desiderio di sedermi al tavolo della Ghigliottina. In estate ho scoperto che poteva iscriversi anche chi aveva già partecipato e visto che in quel periodo non stavo lavorando...».

Pensa che gli spettatori siano affascinati dal modo in cui risponde?
«Per me chi guarda il programma ha una curiosità di fondo, quindi è interessante poter argomentare la risposta quando possibile. Gli autori non mi hanno mai limitato in questo senso. Sin dall’inizio ho trovato persone splendide, trasparenti e continuano a esserlo anche in questi giorni. Questa è anche la ragione per la quale mi trovo bene e tranquillo nel gioco: come dice Insinna, “L’eredità” è come una famiglia».

Che cosa vuol dire?
«Anche fuori onda, lui intende proprio questo, c’è un clima familiare, si chiacchiera, si ride, anche perché ora è l’unica famiglia che ho qui a Roma, la mia è rimasta a Lecce, dove sono nato. Flavio, come posso dire... è un camino acceso per quello studio. Quando si presenta l’ambiente cambia, tutti ci rilassiamo. Ricordo alcuni concorrenti che sono arrivati tremando, agitatissimi, ma è bastata la sua presenza, il suo modo di fare, e il clima è tornato sereno».

Ultima domanda: il sogno nel cassetto di Massimo Cannoletta?
«Tornare al più presto tra la gente a divulgare. Non solo. Vorrei tornare a viaggiare, conoscere, leggere, o anche una combinazione di questi tre interessi, è una cosa che mi renderebbe già felicissimo».