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Massimo Giletti riapre il suo talk “Non è l’Arena”

Per le sue inchieste e le minacce del boss Filippo Graviano, fa parte degli oltre 50 giornalisti italiani costretti a vivere sotto scorta. Ma lui non si ferma e il 27 settembre riparte su La7

Foto: Massimo Giletti

24 Settembre 2020 | 9:33 di Antonella Silvestri

Per le sue inchieste e le minacce del boss Filippo Graviano, Massimo Giletti fa parte degli oltre 50 giornalisti italiani costretti a vivere sotto scorta. Ma lui non si ferma e il 27 settembre riparte su La7 con il talk "Non è l’Arena".

Com’è cambiata la sua vita?
«La mia vita è più complessa da un punto di vista psicologico. Non devo disperdere le energie nel pensare troppo e questo è già uno sforzo importante. Vivo come se non fosse cambiato nulla quando invece è cambiato proprio tutto».

Con il senno di poi, la rifarebbe la puntata sulle scarcerazioni dei boss per l’emergenza Covid?
«Dimostra che la tv può incidere tanto. Che poi io debba pagare un prezzo così alto mi spinge a chiedermi se siamo in un Paese, diciamo, normale…».

Qualcuno sostiene che lei sarebbe pronto a scendere in politica.
«Sarei disonesto se dicessi di no, non escludo un domani di candidarmi…»».

Qual è ora il suo approccio nel trattare questioni importanti a "Non è l’Arena"?
«Di non mollare mai la ricerca della verità altrimenti tutto quello che sto vivendo non avrebbe senso. Se non andassi in questa direzione, dovrei cambiare mestiere».

Come durante l’emergenza sanitaria, si ritroverà solo in studio…
«Ci sarà il silenzio e il vuoto dello studio che metaforicamente rappresentano la solitudine in cui mi sono trovato quando ho affrontato certe questioni. Per fortuna posso contare sul mio gruppo di lavoro, loro sono la mia vera forza».