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Michela Vittoria Brambilla torna con una nuova edizione di «Dalla parte degli animali»

Otto puntate in onda da domenica 9 dicembre su Rete 4: «Cerchiamo una famiglia a cani, gatti ma anche capre, pecore, cinghiali, cavalli, rapaci e altri trovatelli sfortunati. Soprattutto ora che si avvicina il Natale, andate nei canili, non comprate!»

Foto: Michela Vittoria Brambilla con un ospite a quattro zampe della trasmissione. Lo studio si trova in una cascina della Brianza, in Lombardia

06 Dicembre 2018 | 18:09 di Solange Savagnone

Non poteva che finire così con Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana difesa animali e ambiente (www.leidaa.info). Dovevamo parlare della nuova edizione di «Dalla parte degli animali», otto puntate in onda da domenica 9 dicembre su Rete 4, e invece la prima cosa che facciamo è mostrarci a vicenda le foto dei nostri cani. Un confronto impari, visto che io ne ho due e lei 13, oltre a 33 gatti («vivono tutti in casa con me» giura), due cavalli, due mini pony, due daini, sette capre, tre pecore, tre papere, due asini e circa 300 piccioni. «Sono animali che nessuno voleva, salvati da situazioni difficili o da morte certa» ci dice, spiegandoci che le adozioni sono l’obiettivo del suo programma. «Cerchiamo una famiglia a cani, gatti ma anche capre, pecore, cinghiali, cavalli, rapaci e altri trovatelli sfortunati. Soprattutto ora che si avvicina il Natale, andate nei canili, non comprate!».

Avere un amico a quattro zampe è anche un impegno di tempo e di soldi.
«Un animale è per la vita. Altrimenti regalate un peluche. Se avete deciso di allargare la famiglia, non comprate su Internet. Non alimentate il traffico di cuccioli, che per fortuna adesso è diventato un reato».

Cosa l’ha spinta a dedicare la sua vita agli animali?
«È nel mio Dna. Ognuno di noi è quello che vive da piccolo e io sono nata in una casa con 14 cani e ogni genere di animale. È stato un cane a insegnarmi a camminare: uno Schnauzer gigante a cui mi aggrappavo per tirarmi su. Un’estate invece, ero alle elementari, non sono andata al mare per curare la mia papera malata. Il passaggio non è quando sono diventata animalista, visto che lo sono sempre stata, ma quando sono diventata un’animalista militante».

Qual è stato lo spartiacque?
«A 13 anni ho conosciuto un animalista inglese che mi ha mostrato foto e filmati di animali vivisezionati. In quel momento ho deciso che quella contro la vivisezione sarebbe stata la mia battaglia. Ho aperto una sezione della sua fondazione e ho cominciato a fare manifestazioni. Poi ho fondato la mia associazione e l’impegno animalista è diventato un lavoro».

Si sarà fatta diversi nemici.
«Sì, ho avuto la scorta per tanto tempo e ho ricevuto diverse minacce».

Fra i tanti animali che ha avuto, ce n’è uno speciale?
«Il mio primo cane. Si chiamava Stacy, come la protagonista di una serie tv: dieci chili, nera, con le orecchie da pipistrello. L’ho presa quando avevo 18 anni e sono andata a vivere da sola, lavoravo come praticante a Videonews e studiavo all’università. Facevamo tutto assieme, la portavo ovunque. Una volta perfino a cena con i Savoia: ha mangiato con noi e mi sono inventata che era un rarissimo Pinscher russo!».

Come l’ha trovata?
«In un rifugio. Era relegata in una zona riservata ai casi disperati: un mucchietto d’ossa di pochi mesi, ferma in un angolo, col cimurro all’ultimo stadio. L’ho portata via con me. Il veterinario disse che era condannata. Invece, sentendosi protetta e amata, è guarita. È morta a 18 anni, cieca e senza denti, quando è nato il mio primo figlio. È stata un grandissimo cane e ha rappresentato una parte importante della mia vita».

L’amore per gli animali ha cambiato in qualche modo il suo stile di vita?
«L’ha rovinato. Mi spiego meglio. Venire a conoscenza della realtà di sofferenza e mancanza di rispetto dei diritti in cui vivono tanti animali ha fatto sì che non potessi fare finta di niente. Quando non sai le cose ti costruisci un alibi, ma quando le sai non puoi voltarti dall’altra parte. Sento nel profondo del mio cuore di volermi impegnare per i più deboli».

Lo fa anche nella vita di tutti i giorni?
«Certo. Infatti sono vegetariana. Non mangio carne dei miei “fratelli”. È una scelta etica, prima che di salute. Ma se i macelli fossero di vetro, nessuno comprerebbe più una bistecca vedendo quello che accade lì dentro. Non si può essere complici di tutto questo dolore. Oggi si può scegliere cosa fare e noi scegliamo di non volere tanta sofferenza per soddisfare il nostro palato».

Fra i trovatelli presentati nella prima puntata ci sono cani, gatti e un cavallino. Ecco come fare se volete dare loro una casa

Riparte la terza stagione della trasmissione ideata e condotta da Michela Vittoria Brambilla per trovare casa a cani, gatti e altri animali in difficoltà (sei a puntata, a destra i trovatelli della prima). Oltre alle adozioni ci sarà spazio per alcune rubriche, come gli amici a quattro zampe dei vip (si comincia con Maurizio Costanzo) o i cani eroi al servizio dell’uomo. Per segnalazioni, informazioni e adozioni scrivete una mail a: portamiacasa@dallapartedeglianimali.it.