Home TvProgrammiMichele Mirabella: «Con “Elisir” non sono più ipocondriaco»

Michele Mirabella: «Con “Elisir” non sono più ipocondriaco»

Il conduttore riporta su Raitre lo storico programma di salute che era stato interrotto nel 2017

Foto: Michele Mirabella

10 Settembre 2020 | 9:03 di Stefania Zizzari

Dopo una sospensione di tre anni, lo storico programma “Elisir” è tornato in onda. Al timone c’è il suo altrettanto “storico” conduttore Michele Mirabella, appena rientrato dalle vacanze. «Per carità, non parli di vacanza, io ho fatto la villeggiatura!».

Cosa intende?
«Sono andato in montagna a prendere il fresco. Come faccio fin da bambino».

Cosa ha contro la “vacanza”?
«La vacanza ha un sapore di effervescenza che in questo momento è fuori luogo. In latino vuol dire “vuoto”. Vuoto dagli impegni: una condizione che non mi è mai piaciuta. E poi io sono l’uomo meno balneare del mondo».

Come mai?
«Sono nato sul mare. Anzi, dentro al mare. In una villetta vicino a Bari a 20 metri dalla riva, ma io la “balnearità” l’ho sempre odiata. Alla parola “ombrellone” già chiamo un taxi per scappare!».

Che cos’ha di così tremendo l’ombrellone?
«Non sopporto l’idea di stare ore e ore lì sotto, a prendere i terribili raggi ultravioletti che fanno anche male. Odio l’abbronzatura, la trovo di pessimo gusto. E fa malissimo: il sole è un nemico della pelle. Poi per carità la luce solare va bene per fissare la vitamina D che è un ormone indispensabile. Poi la sabbia, il caldo... mi viene una crisi isterica solo a pensarci! Ma preferisco la montagna. Credo si sia capito (ride)».

In modo inequivocabile. Parliamo del ritorno di “Elisir”.
«Dopo tre anni di “penitenza”. Per carità sono sempre andato in onda con “Tutta salute” ma era giusto invece tornare, e lo faccio con la bravissima Benedetta Rinaldi, al vecchio glorioso marchio inventato da Lucia Restivo e Patrizia Belli 24 anni fa. Era il settembre 1996 quando battezzammo la prima puntata di “Elisir”: ottenne un ascolto strabiliante e invece di fare 13 puntate ne facemmo 33».

Come nacque?
«Pensando che la salute dovesse avere la dignità di altri temi importanti della vita sociale. E pensare che io non avevo intenzione di condurlo: ero ipocondriaco. Avevo una enorme paura delle malattie».

È ancora ipocondriaco?
«Sì, ma in maniera più ragionata. È stato proprio “Elisir” a insegnarmi che l’ipocondria a sua volta è una malattia e bisogna curarla».

Come si cura?
«Con la conoscenza. Ma non quella di Internet: il dottor Google non si è mai laureato in Medicina».

Lei invece sì, in Medicina e in Farmacia.
«Sono lauree “honoris causa” quindi ancor più belle, perché hanno premiato lo studio che ho condotto per essere all’altezza. Io non ho il coraggio di andare in onda se non mi sono preparato, perché rispetto il pubblico».

Come sarà la nuova stagione del programma?
«Uno spazio iniziale dedicato all’attualità, poi si tratta la patologia della puntata, con diagnosi, cura, prognosi e consigli con gli specialisti, e poi i suggerimenti per l’alimentazione e per la cura del corpo. Insomma, tutto quello che è tradizione di “Elisir”».

Da quando “Elisir” è nato a oggi, le persone sembrano sempre più attente alla salute.
«È vero. Ho visto maturare la sensibilità delle persone perché grazie all’informazione, alla scuola e alla politica siamo riusciti a insegnare che la salute è un diritto difeso dalla Costituzione: non è una mania di pochi ipocondriaci».

Lei quali regole segue nella sua vita?
«Mangio poco, dieta mediterranea ma con parsimonia, mentre mi sforzo di abbondare con la frutta e la verdura. E poi il segreto è camminare e avere interessi intellettuali, culturali, artistici e sportivi, al di là della propria professione».

Succede anche a lei, come accade a Carlo Verdone, di venire contattato da amici e parenti che chiedono consigli medici o farmaceutici?
«Sì, ma io li deludo e smonto ogni tentazione con una pervicacia di ferro e rispondo: “Non ne so nulla, non me ne intendo”».

Ma non è vero!
«Già. Ma sa quante rotture di scatole mi evito così? E soprattutto quante responsabilità. E poi io stesso quando ho un’emicrania o digerisco male consulto uno dei miei amici medici. Li chiamo e quasi sempre mi sento rispondere: “Che hai fatto ieri sera? Vai a dormire presto e non rompere le scatole!”».