Home TvProgrammiMonica Maggioni: «Se penso al mio futuro vedo una telecamera»

Monica Maggioni: «Se penso al mio futuro vedo una telecamera»

L’ex presidente della Rai e inviata di guerra ha ripreso su Raiuno i racconti di "settestorie"

Foto: Monica Maggioni

09 Ottobre 2020 | 8:28 di Tiziana Lupi

Dopo l’appuntamento estivo, Monica Maggioni è tornata nella seconda serata di Raiuno con "settestorie". La formula è cambiata ma il titolo (scritto proprio così, tutto minuscolo) è rimasto lo stesso, anche se le puntate previste non sono più sette ma 35 e la scenografia è ispirata al film di Lars von Trier Dogville. Così, dopo anni in cui ha ricoperto incarichi istituzionali (è stata anche presidente della Rai dal 2015 al 2018) la Maggioni torna al mestiere di giornalista che in passato l’ha vista inviata nelle zone più calde del mondo. «Sono tornata a fare il mio lavoro, mi sono riconnessa con me stessa» racconta.

Perché ha deciso di cambiare la formula di "settestorie"?
«Perché volevamo trovare un modo diverso di raccontare la realtà. Davanti allo schermo ci sono persone per le quali vogliamo rendere comprensibile tutto ciò che ci riguarda».

L’anima del programma estivo era il reportage.
«Continueremo ad averne, ma questo è solo uno dei tre momenti di settestorie».

Già, ci sono gli incontri.
«Il programma si apre con un incontro. L’azienda ha accolto la mia idea di proporre il format francese La conversation secrète: in ogni puntata camminerò per le strade conversando con un personaggio del mondo della politica, del cinema, della televisione, della cultura e dello sport. In questo modo vogliamo offrire a chi ci guarda la possibilità di entrare nella sua dimensione personale e umana. Abbiamo iniziato con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, proseguiremo con Alessandro Gassmann, la presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia e il capo della Polizia Franco Gabrielli, solo per citarne alcuni».

Il terzo momento è il confronto.
«Sì, che chiude la serata. Due personaggi, portatori di due opinioni diametralmente opposte, cercano di farci capire le loro ragioni. Un confronto civile perché non amo le risse. Naturalmente cercheremo di evitare che qualcuno offra ricostruzioni “fantasy” della realtà, come a volte ci capita di sentire».

Visto il suo prestigioso curriculum, nel suo futuro vede altri incarichi istituzionali?
«Quello che porta a uffici e palazzi mi sembra ormai un cammino in salita. Premesso che, alla luce dell’esperienza da inviata di guerra raramente penso al futuro, se devo immaginarmi tra cinque anni vedo una telecamera. Mi piace starle dietro, come ho fatto quando ho diretto alcuni documentari che hanno fatto il giro del mondo, e mi piace fare programmi come settestorie».