Napoleone, da Sant’ Elena… alla tv

Duecento anni fa, il 5 maggio, moriva l’Imperatore. E il piccolo schermo lo ricorda con una serata speciale (e un film)

Napoleone Bonaparte nacque il 15 agosto 1769 ad Ajaccio, in Corsica. Così Jacques-Louis David lo ritrasse nel 1812
5 Maggio 2021 alle 11:58

«Ei fu». Chi non ricorda l’inizio di “Il cinque maggio”, la poesia che Alessandro Manzoni compose per Napoleone? Ebbene, il prossimo non sarà un 5 maggio qualunque, ma quello del bicentenario della morte di Bonaparte (1821-2021).

E anche la tv lo ricorda con una serata speciale sul canale Focus (il 5 maggio alle ore 21.15) e uno dei film più divertenti dedicati all’Imperatore (“N - Io e Napoleone” di Paolo Virzì, il 6 maggio alle ore 23.20 su Premium Cinema).

Approfittiamo dell’occasione per conoscerlo meglio e... sfatare alcuni miti duri a morire: non era poi così basso (maldicenza degli inglesi: misurava 169 centimetri, 3 in più della media dei francesi dell’epoca), non aveva la fobia dei gatti (solo di quelli neri) e non rubò la “Gioconda” (ma molte altre opere sì).

“Praticamente italiano”. La Corsica, dove Napoleone era nato da genitori italiani nel 1769, era stata ceduta dalla Repubblica di Genova alla Francia da appena un anno. E il suo cognome era Buonaparte (poi trasformato in Bonaparte perché suonasse almeno un po’ più francese).

Secondo gli esperti militari c’è solo un altro condottiero, in tutta la storia dell’umanità, il cui genio militare è paragonabile a quello di Napoleone, ed è Alessandro Magno.

Il nostro presidente. In un certo senso Napoleone è stato il primo Presidente della Repubblica italiana, titolo che si autoconferì nel 1802. Non contento, nel 1805 si fece incoronare Re d’Italia nel Duomo di Milano, e accarezzando la corona sul capo disse: «Dio me l’ha data, guai a chi la tocca». Il 2 dicembre del 1804, invece, si incoronò Imperatore a Notre-Dame di Parigi e incoronò imperatrice sua moglie.

Al culmine del potere, nel 1811, dominava direttamente o indirettamente (attraverso regni a lui sottomessi) l’intera Europa, escluse la Gran Bretagna e l’area dei Balcani.

Tra le sue grandi vittorie: la battaglia delle piramidi e quelle di Rivoli, Marengo e Austerlitz.

Per sconfiggere definitivamente Napoleone ci vollero sette alleanze (che, tra le altre nazioni, univano Austria, Prussia, Russia e Inghilterra).

L’inizio della fine fu la disastrosa campagna di Russia (1812): dei suoi 700.000 uomini ne morirono più della metà (400.000) e altri 100.000 furono fatti prigionieri. Sconfitto, Napoleone abdicò nell’aprile del 1814 e fu esiliato prima sull’isola d’Elba e poi (dopo il fugace ritorno dei “100 giorni”) a Sant’Elena.

Per arrendersi Napoleone aveva chiesto solo una casetta in territorio britannico, ed effettivamente fu accontentato; peccato che l’isola di Sant’Elena (un territorio britannico) si trovasse in mezzo all’Atlantico e a 7.517 chilometri da Londra, rendendogli impossibile ogni tentativo di fuga.

Una morte misteriosa. Bonaparte morì ufficialmente per un tumore allo stomaco. Ma le voci che sia stato segretamente avvelenato continuano ancora oggi, anche perché nei suoi capelli sono state rilevate tracce di arsenico (cosa che però sarebbe abbastanza normale per l’epoca, visto che l’arsenico era contenuto in quantità minuscole in molte creme e lozioni).

Beethoven gli dedicò la sinfonia “Eroica”, ma poi stracciò la dedica quando questi si proclamò imperatore.

La vittoria più grande. Più delle tante battaglie vinte, Napoleone riteneva che il trionfo più grande fosse il suo Codice civile, che in effetti è alla base delle leggi moderne (anche in Italia) e ha segnato la fine di retaggi medievali, a cominciare dall’abolizione dei privilegi concessi ai nobili.

“Spoliazioni napoleoniche”. Bonaparte si impossessò di innumerevoli opere d’arte. Dopo la sua sconfitta gli Stati più potenti si ripresero con la forza le loro opere mentre l’Italia, debole e divisa, finì col lasciare in Francia oltre metà del bottino. Secondo Canova, incaricato dallo Stato Pontificio, sui 506 quadri rintracciati, solo 249 tornarono in Italia. Tra le opere mai restituite: il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, le “Stigmate di San Francesco” di Giotto, le “Nozze di Cana” del Veronese.

A Napoleone si deve la moderna egittologia, soprattutto grazie alla scoperta della Stele di Rosetta, che permise di tradurre i geroglifici egizi.

I film migliori su di lui sono “Napoleone” di Abel Gance (1927), “I vestiti nuovi dell’imperatore” di Alan Taylor (2001) e “N - Io e Napoleone” di Paolo Virzì (2006). L’interpretazione più divertente resta quella di Renato Rascel (1912-1991) che ne fece il suo cavallo di battaglia con canzoni, gag teatrali e televisive, e anche un film (“Napoleone”, 1951).

La sindrome di Napoleone sarebbe un complesso di inferiorità che renderebbe le persone di bassa statura aggressive e prepotenti. Ma per gli psicologi moderni è un mito.

Scacchista. L’apertura “Napoleone” era lo schema di gioco prediletto dall’Imperatore. Ma, a dire il vero, è piuttosto debole.

15 videogiochi citano o sono ispirati a Napoleone, tra cui “Assassin’s Creed: Unity”.

Il cibo in scatola fu sperimentato per i suoi soldati: il pasticciere Nicolas Appert ideò un metodo di cottura in vasetti di vetro a chiusura ermetica e fu premiato con 12 mila franchi.

Portano il suo nome: una moneta (il Napoleone), il teorema di Napoleone (in geometria), il ragno Napoleone, il pesce Napoleone, la prelibata ciliegia Napoleone, la torta Napoleon (o Millefoglie) e il pollo alla Marengo, inventato in fretta e furia dal cuoco dell’imperatore per sfamarlo dopo la grande battaglia.

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