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«Nessun dorma» torna con Massimo Bernardini

L’appuntamento con la seconda edizione del programma è per lunedì 28 maggio in prima serata su Rai 5

25 Maggio 2018 | 14:48 di Simona De Gregorio

Un’indagine sul “mestiere del musicista” che coinvolge la tecnica, la comparazione tra stili e generi diversi e gli aspetti più concreti di chi lavora in questo ambiente. Intorno a tutto questo ruota «Nessun dorma», la trasmissione condotta da Massimo Bernardini. L’appuntamento con la seconda edizione del programma è per lunedì 28 maggio in prima serata su Rai 5.

Bernardini, che novità ci aspettano?
«La più grossa riguarda la cadenza: nella scorsa stagione andavamo in onda una volta al mese, ora Nessun dorma diventa un appuntamento settimanale. Sono felice che venga data tanta importanza alla musica».

Come si sviluppa il programma?
«Avremo in studio un pubblico di giovani musicisti delle maggiori scuole di Torino che potranno interagire con gli ospiti. Metteremo a confronto artisti provenienti da mondi diversi, per esempio Angelo Branduardi con il Quartetto d’archi di Cremona o Giovanni Allevi con il polistrumentista Claudio Simone. Ampio spazio verrà dato poi ai reperti dell’archivio storico Rai dagli Anni 50 a oggi. E poi mi vedrete nella veste di inviato nei teatri, negli auditori e ai concerti di grandi artisti della scena italiana e internazionale. Per esempio assisterò a quelli di Billy Joel e James Taylor».

Cosa vedremo nella prima puntata?
«Sarà uno speciale dedicato al Sessantotto e a cosa ha significato quel periodo per la musica e l’Italia. A distanza di 50 anni cercheremo di capire come il pop, il rock, il jazz e la musica classica abbiano accompagnato quel fermento sociale e culturale. Affronteremo tutto questo con il contributo degli allievi di scuole di musica, giovani cantautori, band emergenti e diversi ospiti: da Rita Pavone al pianista Gaetano Liguori, dal critico Giacomo Manzoni al rapper Willie Peyote».

Qual è l’obiettivo di Nessun dorma?
«L’intento è fare informazione, nel senso che presentiamo al pubblico realtà musicali poco conosciute. E poi vogliamo alimentare la curiosità, il desiderio di scoperta. Perché non è detto che chi, per esempio, è fan della musica rap non possa diventare un estimatore anche di Brahms».