Nicola Porro: «A “Quarta Repubblica” do il meglio di me»

«È sempre il mio primo pensiero» racconta il conduttore. «Poi per staccare organizzo una partita di tennis. Amo l’agonismo, ci metto passione. Punto su punto, set dopo set»

Nicola Porro
14 Giugno 2021 alle 09:22

Mancano quattro puntate prima che il programma di informazione e approfondimento "Quarta Repubblica", in onda il lunedì in prima serata su Rete 4, concluda questa sua ottima stagione. «L’ultima va in onda il 5 luglio» annuncia il conduttore Nicola Porro mentre è in treno fra Roma, dove conduce la trasmissione, e Milano, dove abita con la famiglia.

Quali saranno i temi caldi nelle prossime settimane?
«Io ho deciso ormai da un mese e mezzo di non parlare più di Covid. Il coronavirus nell’ultimo anno e mezzo ha monopolizzato l’attenzione pubblica e le conversazioni private. Adesso torna in campo la politica: bisogna prepararsi alle amministrative di ottobre e occorre affrontare il nodo della crisi economica, il tema dei licenziamenti».

Ma cosa non è ancora chiaro di questa pandemia?
«C’è un capitolo enorme da indagare. Fino a qualche tempo fa si veniva bollati come “complottisti” se si sollevava la questione che il virus potesse essere frutto di un errore avvenuto in laboratorio in Cina. Ora, invece, fonti di intelligence americana, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il “Wall Street Journal” ne parlano chiaramente. Ed è un grosso tema geopolitico».

Il fatto di essersi ammalato di Covid a marzo del 2020 ha cambiato il suo modo di parlarne in tv?
«È successo il contrario: ho affrontato il Covid serenamente, perché il mio approccio era laico, senza eccessiva drammatizzazione: non mi sono precipitato in ospedale ma, saturimetro alla mano, mi sono curato a casa seguendo le indicazioni dei medici».

Ripensando al titolo del suo programma, secondo lei siamo già nella “Quarta Repubblica” oppure no?
«Il titolo è una felice intuizione di Pier Silvio Berlusconi, azzeccatissimo per indicare una transizione cruciale. Si sono avvicendati tre governi negli ultimi tre anni, ma siamo ancora in una situazione di stallo e sbrodolamento».

Qual è il salto da fare?
«Una grande riforma costituzionale, per dare potere effettivo a chi governa. E anche potere al Parlamento per controllare chi va al governo».

Una presidente del Consiglio aiuterebbe il cambiamento?
«Ben venga una donna presidente del Consiglio, se in gamba e capace. Ma solo con poteri effettivi».

Il suo sito web, nicolaporro.it, è una testata giornalistica. In quanti ci lavorano?
«In tanti: sette persone in redazione, più 40 collaboratori».

E lei quanto tempo dedica al mondo digitale?
«Moltissimo. Io prediligo l’informazione lenta dei libri e quella velocissima del digitale e dei social, imprescindibile anche se si consuma e si autodistrugge subito».

Nella sua biografia online, si definisce “liberale, liberista e libertario”. Manca solo “libertino”.
«Ma perché mi sono sposato! Mia moglie Allegra lavora nella moda e ha un ottimo gusto estetico: è stata proprio lei a suggerirmi la grafica del mio sito. Come l’avevo pensato io, secondo lei era “orrendo”».

Sui social esistono “le bimbe di Porro”: sono tutte sue fan, che la considerano un bellissimo della tv.
«C’è poco da vantarsene: in tv sembriamo tutti più giovani e più belli».

Alle signore piace il colletto della sua camicia, sempre stropicciato.
«Durante le pause della pubblicità la sarta vorrebbe sempre aggiustarmelo, ma a me piace così: disobbediente».

La sua irriverente rassegna stampa quotidiana, la “Zuppa di Porro”, è seguitissima. Si fa molti nemici?
«Sì, per colpa della “Zuppa” colleziono querele. A volte esagero, me ne rendo conto. Ma che ci posso fare se la mattina mi sveglio furibondo?».

A proposito di zuppe: lei preferisce mangiare o cucinare?
«Mangio, mangio. Ma cucino anche, con l’olio buono della mia azienda di famiglia, in Puglia. Odio le bacche di goji, amo i soffritti di cipolla».

Il piatto che le riesce meglio?
«Dopo gli spaghetti alla Nerano (piatto campano con zucchine e provolone, ndr), la mia pasta con le zucchine è la migliore del mondo».

Altre passioni?
«Il tennis: mi piace l’agonismo delle partite, mi lancio su tutte le palle. Ma quando sono stato vittima di “Scherzi a parte”, ahimè, ho capito di essere una schiappa».

Nei giorni scorsi si è fatto il suo nome come prossimo direttore del quotidiano “Il Giornale”, di cui adesso è vicedirettore. La notizia è vera?
«Non c’è nulla di ufficiale, almeno per il momento».

Poniamo che glielo proponessero e che accettasse, continuerebbe a condurre “Quarta Repubblica”?
«Sì, il programma è il mio primo pensiero, l’unica cosa che continuerò a fare a meno che non mi licenzino (ride)».

Lei ha due figli: Ferdinando di 14 anni e Violetta di 11. Se un giorno le dicessero: “Papà, voglio fare il giornalista”, come reagirebbe?
«Non c’è pericolo, ho fatto loro il lavaggio del cervello. Hanno altri interessi: Ferdinando legge e si allena molto in casa. Violetta è una brava ginnasta. Canta e balla che è una meraviglia».

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