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Nicola Porro e il successo di “Quarta Repubblica”

Rispetto all’anno scorso la trasmissione ha guadagnato un punto e mezzo di ascolto e fa sempre più tremare la concorrenza

Foto: Nicola Porro

09 Gennaio 2020 | 14:53 di Paolo Fiorelli

Nicola Porro, rispetto all’anno scorso "Quarta Repubblica" ha guadagnato un punto e mezzo di ascolto e fa sempre più tremare la concorrenza. Soddisfatto? «Molto. È la trasmissione di maggior successo che abbia mai fatto». Il programma ritorna da lunedì 13 gennaio in prima serata su Rete 4.

Punti di forza e debolezza?
«La forza è quella di un talk show classico, “istituzionale”, dove si affrontano argomenti anche molto complessi. Il punto debole è quello di tutti i talk: se appaiono sempre gli stessi ospiti la gente rischia di annoiarsi, ma d’altra parte quando li cambi protesta perchè ormai si è affezionata!».

La puntata di cui va più orgoglioso e perché?
«Abbiamo affrontato in prima serata, più volte, un tema complicatissimo come quello del rapporto tra politica e magistratura, aumentando gli ascolti. Una scommessa vinta».

Di lei Carlo Freccero ha detto: «Porro ha tutto: è bello, intelligente, mondano, conosce l’economia ma... gli manca la pulsione animale» ovvero «il carico di tracotanza e determinazione che in tv è indispensabile». È un elogio o una critica?
«Più che altro mi sembra un giudizio di chi usa le “categorie marxiane” per incasellare le persone. Di certo non cambierò la mia natura per adattarmi a ipotetiche “regole della tv”, oltretutto da dimostrare».

Il suo programma fa parte della recente svolta di Rete 4, un tempo canale di intrattenimento e ora di informazione.
«Mi dà fastidio quando parlano di “rete sovranista”. Abbiamo semplicemente ampliato le possibilità di scelta degli spettatori con programmi molto diversi tra loro, che gli altri non fanno».

Per esempio quello del suo “concorrente” Mario Giordano. Cosa pensa di lui e della sua trasmissione Fuori dal coro?
«Non siamo concorrenti ma complementari, proprio perché diversissimi. Ammiro Mario perché prima studia tantissimo e poi sa mettere in scena le sue inchieste, rendendo popolari argomenti difficili. Anche questo è saper fare la televisione».