Home TvProgrammiNicola Porro, tra «Quarta Repubblica» e «Matrix»

Nicola Porro, tra «Quarta Repubblica» e «Matrix»

Dal 17 settembre in prima serata debutta su Rete 4 e, a breve, in seconda serata rilancia su Canale 5

Foto: Nicola Porro

14 Settembre 2018 | 17:27 di Tiziana Lupi

È possibile parlare di politica e di economia in modo diverso dai talk show a cui siamo abituati? La risposta è sì, almeno per Nicola Porro, che quest’anno si farà letteralmente in due. Da un lato, dal 17 settembre in prima serata debutta su Rete 4 con «Quarta Repubblica». Dall’altro, a breve, in seconda serata rilancia su Canale 5 con «Matrix».

Nell’era dei social network, in cui i politici si sfidano a colpi di tweet, ha ancora senso parlare di politica in televisione?
«I social sono un mondo irreale, dove si parla senza mediazione e ci si può permettere di alzare il tiro, ma quello che si racconta lì spesso non è la realtà. Noi siamo giornalisti e non “follower”, il nostro compito è quello di mettere i politici davanti a un contraddittorio».

Dunque non attingerete a Twitter, Facebook e dintorni?
«Ormai accade esattamente il contrario: sono i social a “rapinare” l’informazione televisiva. Per questo la politica diventa sempre più difficile da raccontare in tv».

Lei come pensa di riuscirci?
«Senza dubbio la concorrenza è forte. E soprattutto parlare di politica in prima serata su Rete 4 è come avere contro ogni settimana il Festival di Sanremo. Per quanto mi riguarda, farò quello che ho sempre fatto: spiegherò le cose, soprattutto l’economia, nel modo più semplice possibile».

Lei vuole mettere i politici davanti al contraddittorio, ma non sempre loro gradiscono: come farà a convincerli a partecipare a Quarta Repubblica e a Matrix?
«È un periodo molto difficile, c’è tanta rivalità. Tuttavia cercheremo di essere talmente ben visti da farli venire. A questo proposito, posso approfittare di questa intervista per fare un ringraziamento?».

Prego.
«Voglio ringraziare Paolo Del Debbio, un grande maestro. È stato uno dei primi a spiegarmi che, per raccontare la politica e l’economia, bisogna sporcarsi le mani. Puoi farlo in modo più o meno elegante, ma devi farlo».