“Non sono una signora”, Alba Parietti: «Adesso conduco un talent libero come me»

Torna alla guida di un programma tv tutto suo dopo 12 anni

29 Giugno 2023 alle 08:40

Alba Parietti mi accoglie nella sua elegante casa alle porte di Milano dicendo: «Venghi, venghi». Sulle prime, lo ammetto, penso che voglia fare il verso al mitico ragionier Filini, collega di lavoro e migliore amico di Fantozzi. Poi scopro che... Venghi è il nome del suo cane! L’occasione di questo incontro è il programma dedicato all’arte delle “drag queen” (uomini che cantano e fanno spettacolo vestiti da donna curando tantissimo i dettagli di abbigliamento e trucco) che va in onda da giovedì 29 giugno in prima serata,su Rai2. S’intitola “Non sono una signora” (adattamento italiano del format “Make up your mind”, prodotto in collaborazione con Fremantle): in ogni puntata cinque celebrità del mondo della tv, del cinema, del teatro, dello sport e della cultura sono truccate e vestite con cura estrema, pronte a sfidarsi nei panni di mirabolanti drag queen.

Alba, è contenta di avere un programma tutto suo?
«Felicissima. L’ultimo che ho condotto è stato “Alballoscuro” su La7d e risale a 12 anni fa. Il paradosso è che sia quello, sia soprattutto il precedente “Grimilde” (del 2006, ndr) su Italia 1, erano stati un vero successo. Mi sono sempre chiesta perché, dopo ascolti record, quest’ultimo non sia stato più riproposto. Non mi do pace».

Come ha vissuto questi anni in tv da... non protagonista?
«Per fortuna ho avuto una carriera riconosciuta a livello internazionale sotto il profilo del successo, economico e di glamour. Così come mi sono capitati eventi positivi, allo stesso modo ho accettato che le cose potessero cambiare. In questi anni sono stata utile per alzare lo share dei programmi. È accaduto a “Tale e quale show” e a “Ballando con le stelle”, per esempio. Riesco a passare da un dibattito politico al balletto e al canto. Finora ho fatto ciò che desideravo guadagnando anche bene, e posso dire con orgoglio di non essere mai stata disoccupata».

Ha mai avuto la sensazione di essere stata sottovalutata?
«Semmai non utilizzata. Ripeto: ho cercato di trasferire la mia unicità in tutte le produzioni possibili».

Torniamo a “Non sono una signora”. Che Alba vedremo?
«Vedremo un programma che mi somiglia molto ed è il motivo per cui ho accettato di condurlo. Sono sempre stata a favore dei diritti civili e ho sempre guardato con rispetto chi avesse orientamenti sessuali diversi dal mio. Tra l’altro nessuno sa che, all’età di 17 anni, frequentavo un locale in voga a Torino dove molti ragazzi erano drag queen. Mio padre veniva a prendermi a mezzanotte. E anch’io mi cimentavo nei travestimenti: imitavo il look di Patty Pravo e di Loredana Bertè. Quando tutti intorno a me volevano essere la Carrà, io sognavo Amanda Lear. Che tra l’altro sarà nell’ultima puntata per sostituire Mara Maionchi».

Può anticiparci qualcosa del programma?
«Ci sarà tanto divertimento, molta leggerezza e mai un momento di volgarità. Sarà un po’ come assistere a uno spettacolo del Moulin Rouge, il celebre teatro parigino dove nacque il can-can. I concorrenti vengono sottoposti a ore e ore di “trucco e parrucco”, come si dice, e poi si esibiscono per sfidarsi. I vip fissi di ogni puntata sono Mara Maionchi, Sabrina Salerno, Filippo Magnini e Cristina D’Avena, mentre in giuria troviamo le drag queen Elecktra Bionic, Vanessa Van Cartier e Maruska Starr».

In un’intervista ha dichiarato di sentirsi una “trans d’animo”. Cosa intendeva dire?
«Trans è una persona che vuole essere se stessa fino in fondo e che non accetta costrizioni. E decide di vivere la propria identità sessuale ed estetica come meglio crede, senza preoccuparsi del giudizio morale. Anche io mi sento così».

È da sempre considerata un’icona gay e al contempo è amatissima dagli uomini.
«(Sorride) Ho avuto storie importanti con uomini che hanno lasciato il segno. Ho amato molto nella mia vita e sono stata per fortuna sempre ricambiata».

Il suo più grande amore?
«A parte Franco Oppini, papà di mio figlio Francesco, le storie con Stefano Bonaga e Giuseppe Lanza di Scalea sono state tra le più importanti. Anche dopo la fine della relazione loro sono stati i miei amici più cari. Quando è morto Giuseppe, nell’ottobre del 2020, sono stata male come quando ho perso mio padre».

Ora è di nuovo innamorata. Dove ha conosciuto il manager Fabio Adami?
«L’incontro è stato sconvolgente. Eravamo nella stessa carrozza del treno. C’erano stati pochi sguardi, ma intensi. Sono stata sulle mie come è nel mio stile, mentre lui ha insistito tanto. Me lo sarei fatto scappare se lui non fosse stato così determinato. Alla fine del viaggio mi ha dato il suo biglietto da visita. Ho preso informazioni, ci siamo rivisti sempre sullo stesso treno, alla stessa ora. Da quel momento in poi è stato un lungo corteggiamento, come quelli d’altri tempi, fatto di telefonate, fiori e cene romantiche. Solo alla fine è esplosa una grande passione. È una storia bella, romantica e inaspettata».

Torniamo alla sua carriera. A “Galagoal”, che ha condotto su Telemontecarlo dal 1990 al 1992, lei parlava di sport e politica. Cosa direbbe all’Alba di allora?
«Gli Anni 80 e 90 erano opulenti, pieni di bellezza. Ero la donna più popolare d’Italia, guadagnavo cifre mostruose e pensavo che tutto sarebbe continuato così. Ma quando sei giovane ti capita di perdere delle grandi occasioni perché non sei concentrata fino in fondo sul tuo lavoro. Non ho studiato inglese quando avrei potuto fare la protagonista di “GoldenEye” (film del 1995, ndr) perché lo 007 Pierce Brosnan mi voleva a tutti i costi al suo fianco. Me ne fregavo, perché arrivava sempre un’altra proposta. Non ho dato il giusto valore al troppo».

In quegli anni era definita la “coscia lunga della sinistra”. Si rispecchiava in quella definizione?
«Ora è rimasta solo la coscia (ride). Sicuramente sono stata strumentalizzata, sia dalla destra sia dalla sinistra, ma in realtà non ho mai fatto parte di nessuna lobby. Tutti però mi riconoscono l’onestà intellettuale, nel senso che i miei valori li ho conservati ma ho la capacità critica nei riguardi di qualsiasi ideologia. Bisogna dialogare sempre usando la forza della parola».

E oggi, invece, come vorrebbe essere definita?
«La coscia lunga, sì, ma della libertà individuale».

Seguici