Home TvProgrammiPaola Perego si racconta a Sorrisi: «Da piccola i giochi me li costruiva papà»

Paola Perego si racconta a Sorrisi: «Da piccola i giochi me li costruiva papà»

Nel suo programma parla di storie di persone comuni: «Una realtà che conosco, perché la mia vita non è sempre stata così fortunata»

Foto: Paola Perego  - Credit: © Rai

19 Gennaio 2017 | 16:42 di Stefania Zizzari

Paola Perego sposta il telefono, chiude il computer portatile e tira fuori il contenitore con insalata, salmone e due gallette di grano saraceno. È ora di pranzo e nel gruppo di lavoro di «Parliamone… Sabato» si mangia tutte insieme in una stanza presa in prestito alla redazione di «La vita in diretta» negli studi Rai di via Teulada, a Roma. Con Paola, attorno al tavolo, le collaboratrici del programma. Sono quasi tutte donne e dai contenitori non spunta un carboidrato manco a pagarlo. Ma tra verze, carote e pomodori, si riesce lo stesso a ridere, a scherzare e a chiacchierare di figli e di diete. Il pranzo termina in fretta e si passa al caffè: «Vieni, andiamo a berlo in camerino» mi dice Paola.

Paola, è a dieta?
«Sì. Per la prima volta in vita mia. Sono sempre stata fortunata con la mia costituzione, ma tra l’età e il fatto che un anno fa ho smesso di fumare ho preso cinque chili che sto provando a eliminare».
È di nuovo in onda su Raiuno con «Parliamone... Sabato» dopo la pausa per le festività.
«Sono felice di questo programma. Raccontiamo le storie delle persone comuni. Vicende belle, brutte, che fanno sorridere e che fanno riflettere. La vita di tutti i giorni insomma. Famiglie che sono in difficoltà e non arrivano alla fine del mese, madri che non riescono a far mangiare i loro figli. E poi ci occupiamo di femminicidio, è una vera emergenza sociale. Ma alla nostra segreteria telefonica arrivano messaggi di tutti i tipi: sono talmente tanti che dobbiamo cambiare il nastro due volte al giorno».
Lei in tv ha condotto reality, talk show, programmi sportivi, musicali, di informazione…Perché ora le piace così tanto parlare di gente comune?
«Sono cambiata, crescendo scegli diversamente le tue priorità. Ho compiuto 50 anni e ho bisogno di dare un senso alla mia vita e anche al lavoro. Ho bisogno che quello che faccio sia utile a qualcuno. È una presa di coscienza che arriva inevitabilmente con l’età. E poi non faccio niente di straordinario: semplicemente, ascolto».
Lei è una conduttrice televisiva, è sposata con Lucio Presta, noto agente delle star. La critica che le viene mossa più di frequente è: «Ma che ne sa lei dei problemi della gente comune?».
«È sempre facile giudicare. Sono cresciuta a Brugherio (in Brianza, ndr), eravamo in quattro in una casa di 55 metri quadri. Io e mia sorella dividevamo un letto da una piazza e mezzo in camera con i nostri genitori. Crescendo non ci stavamo più: lei dormiva su un divano e io su un letto nascosto nel mobile che la sera aprivamo. Mio padre era falegname, mia mamma casalinga. Prima era operaia in fabbrica, ha smesso di lavorare quando siamo nate noi».
Che ricordi ha della sua infanzia?
«Bellissimi. I giochi ce li costruiva mio padre. D’estate le vacanze non ce le potevamo permettere, ma i primi 15 giorni di agosto ci si svegliava alle 5 di mattina, si preparava il pranzo, si caricava la 600 con tavolino e sedie da pic nic sul tettuccio, legati con gli elastici, e si partiva per il lago di Como. Passavamo la giornata lì e alle 6 di sera si ritornava a casa. Per il resto io e mia sorella giocavamo con le formine con la segatura nel laboratorio di papà. Se la bagni con l’acqua, ha la stessa consistenza della sabbia. E ancora oggi amo l’odore del legno tagliato. Le scarpe nuove erano rarissime: mia sorella ha 18 mesi più di me e mi passava le sue. Quanto ai vestiti, c’erano quelli che ci davano le nostre cugine con il papà impiegato, quindi più “ricco”. Ma sono stata una bambina felice e non mi vergogno a raccontare tutto questo».
Qual è l’insegnamento più importante che ha ricevuto dai suoi genitori?
«L’umiltà e il rispetto per tutti. Sempre».
E cosa prova oggi, che di vestiti e scarpe potrebbe comprarsene quanti ne vuole?
«Mi sento molto fortunata. Di più: miracolata. Ma è vero che ho cominciato a lavorare prestissimo».
Dove?
«Come barista, poi in una cartiera e ancora in un bazar che vendeva “tutto a 9.900 lire”. Ricordo anche che con mia madre avevamo un lavoro a domicilio: assemblavamo pezzi di macchinine, poi impacchettavamo tutto e rimandavamo indietro. Ci davano 2 lire a macchinina. A 16 anni avevo un fidanzato che faceva pubblicità per un’agenzia. Con lui ho cominciato a lavorare nella moda, ma sempre in attesa del lavoro “serio”. Sono passati 34 anni…».
Cos’era il lavoro serio?
«L’impiegata: lo stipendio fisso. Era il mio sogno. Quando non hai niente, lo stipendio fisso ti permette di rateizzare. Se vuoi comprare una macchina devi portare la busta paga. Ecco, io volevo la busta paga, per essere autonoma economicamente».
Poi è arrivata la televisione…
«Ho cominciato ad Antenna 3, cercavano modelle per fare le vallette mute. Prima con Ric e Gian poi con Teo Teocoli e Giorgio Faletti. Sempre lì ho fatto le aste e venduto bagni: “Questo lavandino è perfetto e guardate la cromatura…” (ride, ndr). Ho fatto anche l’annunciatrice. Poi mi hanno chiamato a Canale 5 per la sigla di “Attenti a noi due” con Sandra e Raimondo. La prima co-conduzione fu nel 1984 con Marco Columbro ad “Autostop” su Italia 1. Da lì è cominciato tutto».
E sul versante sentimentale?
«Mi sono separata da Andrea Carnevale quando il nostro figlio più piccolo, Riccardo, aveva solo sei mesi. Lucio lo conoscevo perché lavoravamo insieme, ma non c’era mai stato niente. Solo diverso tempo dopo è nata la nostra storia».
Come l’ha conquistata?
«Lucio è come se lo avessi riconosciuto, ci siamo ritrovati sui valori: la famiglia, i figli. E poi lui c’è. Sempre. E si prende cura delle persone che ama. Per dieci anni ci siamo visti come fidanzati e siamo andati a vivere insieme solo quando i ragazzi sono cresciuti (anche Presta ha due figli, Beatrice e Niccolò, ndr) e abbiamo ritenuto che fossero pronti, ma ero terrorizzata. Invece i ragazzi si sono trovati subito: la prima volta che tra di loro si sono chiamati fratello e sorella mi sono messa a piangere dalla gioia. È stato un dono di Dio».
Veniamo a oggi.    
«Mai nella vita avrei immaginato di potermi permettere quello che ho oggi. Ecco perché, dopo 34 anni di lavoro, se con il mio piccolo programma ho l’opportunità di aiutare le persone, questo mi fa stare bene e vado a dormire felice. E “chissenefrega” degli ascolti. E poi non mi toccano più le cattiverie gratuite, i pettegolezzi. A questa età ho ben chiaro cosa è essenziale e cosa è contorno. Oggi mi concentro sul lavoro e sugli affetti. Le serate in cui io e Lucio siamo a casa insieme con i ragazzi, i loro amici, i fidanzati e le fidanzate sono divertentissime. Ecco, in quei momenti sono davvero felice».