Home TvProgrammiPierluigi Diaco: «I suoni ci portano dritti al cuore delle persone»

Pierluigi Diaco: «I suoni ci portano dritti al cuore delle persone»

Ci parla di "Ti sento", il suo nuovo programma: «Dialogherò coi miei ospiti stimolando uno dei loro sensi: l’udito»

Foto: Pierluigi Diaco

07 Gennaio 2021 | 8:29 di Solange Savagnone

Dal 19 gennaio, in seconda serata su Raidue, Pierluigi Diaco condurrà “Ti sento” dallo studio costruito nel foyer del Teatro delle Vittorie di Roma. Si tratta di sette puntate in cui il giornalista ogni settimana intervisterà con una tecnica particolare un personaggio famoso, come Amanda Lear, Roberto Mancini e Donatella Rettore: «Attraverso l’ascolto di dieci frammenti sonori, che possono essere la voce di un parente, il dialogo di un film, una poesia o il rumore del mare o del traffico, tenterò di indagare il modo di sentire del mio ospite. L’idea è evocare, attraverso i suoni, ricordi e suggestioni che siano un viaggio dentro la persona e il suo passato» ci spiega Diaco, aggiungendo che nel corso di ogni puntata l’artista visuale Gek Tessaro, attraverso tecniche particolari di pittura, realizzerà un’opera in tempo reale che sarà sugli schermi dello studio. Mentre come sigla e tema musicale, ha scelto una suggestiva canzone dei Sigur Rós: “Hoppípolla”.

Limitando gli altri sensi, l’udito va dritto al cuore. I suoni evocano così delle immagini. È questo un po’ il meccanismo del programma?
«Sì, in un’epoca in cui l’immagine ha assunto un ruolo anche troppo ingombrante, l’idea è quella di invitare il pubblico a riflettere su suoni e rumori che abitano dentro e fuori di noi, e influiscono sulla nostra personalità, più di un’immagine. In fondo questo programma è figlio del mio primo amore: la radio».

Se invece volessimo fare un video con le immagini più importanti della sua vita, come farà lei con i suoi ospiti, quali sceglierebbe?
«La prima è una fotografia di me piccolo accanto a mio papà, che ricordo nella misura in cui mia mamma me l’ha fatta vedere più volte quando è mancato. Lui è morto quando avevo 5 anni. Quella foto è un ricordo profondo: eravamo nel giardino di casa. Ero accanto a lui, mi teneva per mano e ci sorridevamo. La seconda immagine è la prima uscita il sabato pomeriggio con gli amici delle medie, avrò avuto circa 13 anni. Quelle nostre prime ore di libertà giovanile e l’auto-responsabilità che ci concedevano i nostri genitori mi inteneriscono. La terza, è sicuramente la mia prima volta davanti a un microfono: avevo 14 anni e con degli amici di scuola conducevo un programmino su una radio locale: Italia Radio».

Un’immagine più recente?
«Quella che ho nel cuore riguarda la mia unione civile con Alessio (Orsingher, giornalista di La7, ndr). La sera prima non abbiamo dormito assieme. Quando ci siamo rivisti davanti alla chiesa sconsacrata dove ci siamo sposati il 5 novembre 2017, l’incrocio dei nostri occhi prima di entrare è stata un’immagine molto potente».

Ora proviamo a fare con lei un breve percorso sonoro: il suono che associa alla sua infanzia?
«Il suono della radio che mandava in onda le partite la domenica pomeriggio, mentre mio nonno l’ascoltava. Avrò avuto 7 anni».

Un suono che le ha fatto o continua a farle paura?
«Le urla delle persone. Anche quando le sento nelle case accanto o sono di un amico, mi creano disagio».

Qual è il suono della gioia?
«La musica. Mi mette gioia. In particolare il suono della puntina sul 33 giri. Adoro i vinili, ne ho tantissimi».

Che suono ha per lei l’amore?
«È una mano messa sul cuore dove senti il battito. Solo attraverso il palmo si può sentire quel lieve sussulto».

Che rumore fa la rabbia?
«Sono sempre suoni disarmonici. Dietro la rabbia può nascondersi una ragione e quindi una richiesta di aiuto, non penso mai che dietro la rabbia ci sia solo un significato negativo. La rabbia nasce da una mancanza di armonia interiore o verso quello che ci circonda. La paragonerei quindi al suono di una chitarra dove due corde sono scordate».

Qual è il suono che associa al suo lavoro?
«Quello del cellulare, delle notifiche, di una email arrivata o partita. Oggi il lavoro da casa ha accelerato il rapporto con l’era digitale».

Ora le faccio fare uno degli esercizi finali a cui sottoporrà i suoi ospiti. Mi dica una frase o una parola che per lei ha un significato importante e attuale.
«Scelgo “normalità”. Ognuno di noi si è detto almeno una volta in questi mesi: “Quando torniamo alla normalità…”. È curioso come anche questa parola abbia assunto un nuovo significato. Sarà interessante capire quale sarà la nuova normalità. Se sarà uguale per tutti o se ognuno sceglierà la propria forma».

Dopo vista e udito, coinvolgiamo anche gli altri sensi. Partiamo dal più godereccio: il gusto. Cosa esalta le sue papille gustative?
«L’avocado è la cosa che amo di più in assoluto: spalmato o mangiato nell’insalata, lo adoro in tutti i modi. Mentre in questa stagione mi piacciono molto le castagne».

Olfatto: quali sono i profumi che ama e quali odori invece la infastidiscono?
«Mi piacciono molto i profumi di incenso misti a muschio e patchouli. Odori cardinalizi, di chiesa. Li acquisto e mi piace averli addosso. Sono attratto anche dal profumo dei fiori e della primavera. Mi urta invece l’odore di una sigaretta non spenta a dovere, quando brucia il filtro».

Infine il tatto: cosa le piace sentire sotto le dita?
«Anche questo è un ricordo di quando ero un bambino: fare la pasta a mano con mia mamma la domenica mattina. Tornando al presente, invece, avere tra le mani il pelo del mio bassotto, Ugo».

Giocando sul titolo del programma, mi dice come si sente in questo momento della sua vita?
«È un sentire che non esula da quello che siamo costretti a provare tutti, e cioè un senso di sospensione e al tempo stesso di smarrimento. Per la prima volta un mio sentire personale combacia con quello comune».

Lei che ha una parola per tutto, cosa vuole dire al nuovo anno?
«Se fosse una persona, gli direi: “Beh, stavolta iniziamo a divertirci”».