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Piero Chiambretti ci svela il successo del suo show

Racconta dei tanti talenti che ha scoperto con «Matrix Chiambretti», compreso un vero fenomeno...

20 Ottobre 2017 | 11:54 di Solange Savagnone

Iniziamo dalla fine dell’intervista fiume che Piero Chiambretti ci ha concesso a poche ore dalla registrazione della seconda puntata di «Matrix Chiambretti». Mentre ci saluta, butta lì: «Sa come potete intitolare l’articolo? Sono il piccolo della tv. Visto che non vengo mai citato tra i grandi…». E si allontana ridendo per immergersi nella «lezione» che farà con i suoi collaboratori. Perché si tratta proprio di una lezione, non della classica riunione. «Sono incontri in cui mi diverto a tenere alto l’interesse della squadra. A scuola ero il peggiore degli allievi. Poi per la legge del contrappasso diventi il più rigoroso e stimato dei prof. Carico me stesso e spiego a tutti cosa deve succedere in quel preciso minuto e alla tale parola». Ce lo conferma anche chi lavora con lui. Il suo talento, o cifra, come la chiama Piero, che da trent’anni crea programmi sempre moderni e rivoluzionari, è proprio questo: riuscire a prevedere tutto quello che accadrà nella puntata facendolo sembrare naturale. Perché da vero «artigiano» conosce perfettamente il suo prodotto. «So tutto quello che va in onda e controllo ogni cosa. Dai filmati alle musiche. Manca solo che monti i servizi» racconta il conduttore.

Lei più che condurre sembra dirigere un’orchestra. E non segue neppure un copione. Come ci riesce?
«Sono per la confusione organizzata. Bisogna studiare tantissimo, ma poi dimenticare tutto per liberare l’istinto creativo che porta a improvvisare al momento giusto in base alle cose studiate. Come le jam session nel jazz, dove tutti improvvisano ma conoscono benissimo la musica».

Nel suo programma perfino le interviste diventano esplosive. Qual è il suo segreto?
«Sono momenti di spettacolo, non credo nelle domande e nelle risposte. Uso le interviste per fare battute, dire delle cose e lanciare dei servizi che, guarda caso, capitano a fagiolo in quell’istante».

E gli ascolti la premiano. Però lo ammetta. Il merito va anche alle donne, visto che il programma ruota attorno a loro.
«Le donne conquisteranno il pianeta, come dice il Dalai Lama e come dico pure io, che sono un grande appassionato di tutte le donne, a cominciare da mia figlia di sei anni. Anzi, è stata proprio lei a farmi pensare che il futuro è in mano loro: se le donne sono come mia figlia siamo a posto. In generale il luogo comune che le donne hanno una marcia in più è vero».

Come Presidente della Repubblica delle donne ha scelto Eva Robin’s. Come mai?
«L’ho anche scritto nel testo che Eva ha recitato nella prima puntata. Un vero presidente deve esserlo per tutti, donne e uomini. Essendo lei un uomo in un corpo di donna, e viceversa, è proprio un presidente universale».

Lei sceglie spesso personaggi originali e provocatori. Ha scoperto Costantino della Gherardesca e ha voluto Cristiano Malgioglio (in versione sirena) come direttore dell’«Hotel Chiambretti».
«Ho sempre cercato di fare “marketing”, cioè costruire marchi e figure che poi andavano anche in altri programmi. Non sono un talent scout ma una persona di comunicazione e la comunicazione passa anche dall’immagine, che nei miei programmi è molto importante. In “Matrix” ci sono infatti 13 schermi alti sei metri per quattro che mi permettono di aggiungere attraverso le immagini quello che le parole non riescono a dire».

A proposito di Malgioglio, come mai la cita sempre al «GF Vip»?
«Bisognerebbe fare una puntata su questo fenomeno (ride). Quando lo chiamai a “Chiambretti Supermarket” gli dissi che la sua vita sarebbe cambiata. Gli spiegai che era il momento di abbandonare i panni del prezzemolino tv e tornare a essere un artista. Gli abbiamo rifatto l’immagine e il look. Da allora ha continuato a crescere. Mi fa piacere che adesso sia il mattatore del “GF Vip”. Siamo in ottimi rapporti, molto sinceri».

Anche con Costantino?
«Gli volevo molto bene. Ai tempi di “Chiambretti c’è” gli dicevo che avrei voluto avere un figlio come lui. Però quando ha preso il volo per conto suo ha disconosciuto me e chi l’ha aiutato a crescere. Mi è spiaciuto. Pensavo fosse un rapporto eterno. Ma se ci dovesse essere un ritorno di fiamma sarei contento».

Ora a «Matrix» sta lanciando una donna sacerdote. Come l’ha trovata?
«Maria Vittoria Longhitano è stata ospite in una puntata dell’anno scorso e me ne sono innamorato. Ma purtroppo è già sposata e ha una figlia. Ho capito subito che poteva essere un personaggio vincente, così le proposi di diventare una presenza fissa nella nuova edizione. Ha grandi potenzialità di crescita».

Mi tolga una curiosità. Ma il bacio sulla bocca che Alda D’Eusanio, editorialista del programma, le ha dato nella prima puntata era organizzato?
«No, quelle sono iniziative che nascono dagli ospiti. Io non li vedo prima né suggerisco loro le domande o gli argomenti. Non per creare tranelli, ma per dare spontaneità al programma».

Qualcuno è mai riuscito a metterla in difficoltà o in imbarazzo?
«Mi piacerebbe, perché è importante che il conduttore sembri indifeso. Chi ha un microfono è come se avesse una clava. L’onnipotenza che crediamo di avere diventa fastidiosa. Se riesco a ridere di me attraverso me stesso o un ospite sono contento, perché agli occhi del pubblico devo tornare sulla terra».

Visto che il programma è ispirato a sua figlia Margherita, cosa vorrebbe lasciarle in eredità?
«Due insegnamenti. Il primo: trova una passione vera nella vita. Anche se non ti porterà a Hollywood ti salverà da mille fiction. La seconda: non vergognarti mai di quello che fai, perché allora significa che non lo stai facendo bene. Io non mi sono mai vergognato del mio lavoro».