Home TvProgrammi“Poco di tanto”, Maurizio Battista: «Rivivete con me gli anni più memorabili»

“Poco di tanto”, Maurizio Battista: «Rivivete con me gli anni più memorabili»

Ritorna su Raidue con una trasmissione per ricordarci come eravamo... un po’ di tempo fa. Tra “clausura” in albergo, set blindato e nostalgie, il comico romano racconta la sua nuova avventura che farà sorridere ma anche commuovere

Foto: Maurizio Battista mentre sfoglia una copia d’epoca di Sorrisi: facciamo storia!  - Credit: © Alessandro Bachiorri

14 Maggio 2020 | 10:15 di Enrico Casarini

Prepariamoci a ridere, ma con un fazzoletto a portata di mano, perché Maurizio Battista promette di farci commuovere col suo nuovo programma “Poco di tanto”, in onda per tre giovedì dal 14 maggio nella prima serata di Raidue.

Il comico romano ci racconta i nostri Anni 60, 70 e 80 invitandoci in una casa-macchina del tempo che ogni settimana cambia arredamento e oggetti della vita quotidiana seguendo i decenni. «Insomma, sono diventato divulgatore, collega di Alberto Angela» riassume Battista. «Ma lui racconta Pompei, mentre io mi dedico al frigorifero e ai vecchi televisori a valvole… Non siamo “didattici”, ma sorridenti, coinvolgenti e commoventi, com’è importante essere in questo momento storico».

È una produzione nata e realizzata proprio durante l’epidemia di coronavirus. Come avete lavorato?
«In salita, con grande difficoltà per le esigenze di sicurezza. Doveva essere una sorta di sceneggiato con un cast di otto persone e invece sono rimasto solo io, con uno staff di una cinquantina di persone. Gente abituata a lavorare bene e veloce, e infatti non abbiamo perso un minuto. Oh, per trasformare completamente una casa di 200 metri quadrati ci mettevano appena tre giorni!».

A proposito di casa, lei come si è organizzato durante la lavorazione?
«È un mese che non ci vado: sono in albergo per non correre rischi. Stare da solo non mi piace, mi vengono le lacrime agli occhi, ma che devo fare? Cerco di compensare con le videochiamate, ma non mi posso far vedere più di tanto da Anna, la mia bambina di 3 anni, se no piange perché vorrebbe venire da me».

Torniamo al racconto televisivo…
«Non saranno i soliti monologhi, ma una chiacchierata con una “voce guida” che mi accompagna. Se avessi voluto fare uno spettacolo comico ci avrei messo tre minuti, mentre qui sono molto più coinvolto. Vorrei dire: vi ricordate quei momenti dei quali dite: “Si stava meglio quando si stava peggio”? Era proprio così! Si stava meglio! Ogni stanza diventerà un luogo storico grazie anche ai filmati d’epoca della Rai. E poi avrò due ospiti musicali a puntata. Nella prima, per esempio, mi sentirò chiamare dalla cucina e ci troverò Orietta Berti che cucina i tortellini. Li ha fatti al ragù e me li sono mangiati: buoni!».

Alla sera cena in albergo, invece?
«Sì, ma mi cucino io. Questa sera riso in brodo e una fetta di formaggio affumicato: una tristezza…».

Torniamo agli ospiti musicali.
«Con Orietta c’è anche Don Backy, poi vedremo Riccardo Fogli e Sandro Giacobbe per gli Anni 70 e Michele Zarrillo e Gazebo per gli Anni 80».

Un ospite è anche Sorrisi: una foto la ritrae immerso nella lettura di un numero d’epoca.
«In casa mia era un giornale familiare e oggi, come artista, è sempre un punto di riferimento. Nella foto che pubblicate sto per lanciare un filmato degli Anni 60 con le previsioni del tempo di Edmondo Bernacca e devo capire a che ora andavano in onda: mica l’ho scoperto io che Sorrisi era già fondamentale per i programmi tv».

Lei è del 1957, dunque ha vissuto gli anni che racconta. Come se li ricorda “di persona”?
«Negli Anni 60 ero un adolescentino felice. Eravamo tutti felici, anzi, ma non ce n’eravamo ancora accorti. Mia nonna aveva un ristorante nel quartiere romano di San Giovanni: era un paradiso. Negli Anni 70 diciamo che ero un po’ scavezzacollo… Nel 1980, poi, è morta mia madre e questo ha sbaragliato le carte in tavola, perché la madre è la chiave di tutto, e lo dico io che sono padre tre volte. Insomma, gli Anni 60 sono stati belli perché non pensavo mai che sarebbe passato tutto, mentre negli 80 ho cominciato a capire che si può rimanere soli… Ecco, ho fatto questo programma perché ne avevo bisogno io e infatti quando entro in casa nella prima puntata piango. Piango perché ricordo. E purtroppo la memoria a volte ti frega: non dovremmo avere memoria».

Negli Anni 60 avrà “incontrato” anche i comici che le hanno fatto da maestri. Chi, per esempio?
«Maestri? No, io sono così di carattere. Sa che abbiamo registrato le puntate con mezzo copione sì e mezzo no? Chiamiamolo talento: dai, concedimelo! Poi, certo, penso ad Aldo Fabrizi. Faccio un po’ come lui, che si rivolgeva al pubblico dicendo: “Vi siete accorti che…” e anch’io metto in mostra quello che la gente non sa di vedere… Io ho cominciato da ragazzino. Mio zio aveva aiutato il cantante e attore romano Lando Fiorini ad aprire Il Puff (nato nel 1968 e ancora attivo, è stato uno dei primi locali italiani dedicati al cabaret, ndr) e ci andavo già a 13 anni, ero proprio appassionato: ho visto gli inizi di Enrico Montesano, Leo Gullotta… Come dico a mia figlia Anna, sono sempre stato schiavo del far ridere le persone. Vedere la gente che ride a me piace. Diciamo pure che è la mia “perversione”, dai».