Home TvProgrammiRachele Restivo: «Ho cucinato gli gnocchi al ragù per Bruce Willis»

Rachele Restivo: «Ho cucinato gli gnocchi al ragù per Bruce Willis»

Ci parla di "Pensa in grande", il suo programma su Rete 4, e delle star che ha conosciuto quando viveva in America

Foto: Rachele Restivo

07 Gennaio 2021 | 8:51 di Solange Savagnone

Mentre mi parla, Rachele Restivo si trova a un passo dal mare: «Qui c’è così tanta pace che senti il rumore delle foglie cadere». Durante le vacanze di Natale la giornalista ha infatti lasciato Roma, dove vive, per tornare nella casa di famiglia a Lignano Sabbiadoro (in provincia di Udine), dove ha vissuto fino a 18 anni. Fino a quando il suo motto “Pensa in grande”, come il titolo del programma che condurrà dal 9 gennaio su Rete 4, l’ha portata prima a Milano e poi a Roma per realizzare il suo sogno.

Quello maturato fin da piccola, durante i pomeriggi trascorsi a casa della nonna, seduta su una poltroncina a nutrirsi di programmi e film americani degli Anni 60. «Così è nato il mio amore per la televisione. Per questo mi entusiasmo davanti agli studi Mediaset. E quando, durante la sigla del programma, appare la scritta “a cura di Rachele Restivo”, rivedo l’immagine di quella bambina cresciuta a Tv Sorrisi e Canzoni e “Bim bum bam”, e provo una gioia enorme».

Gioia che ora raddoppia. Dopo il successo della prima stagione di “Pensa in grande”, tra l’altro premiata dal Moige, associazione attiva nella protezione dei minori, arrivano tre nuove puntate.
«Sono super felice. È un programma nato dalla volontà della Direzione Generale Informazione di Mediaset. Sono orgogliosa e felice di essere capo progetto e di avere al mio fianco un team che stimo molto composto dalla sceneggiatrice Beba Slijepcevic, l'autrice Cristina Meda, la produttrice Martina Vasile, il regista Roberto Burchielli e soprattutto dal mio direttore responsabile Carlo Gorla. È davvero una grande soddisfazione. Mediaset è il risultato della grande visione del nostro editore che è il pioniere del Pensare in Grande...chi più di lui».

Com’è strutturato il programma?
«Il comune denominatore delle storie che racconto è che sono tutti imprenditori visionari, che hanno un’anima e una passione. L’Italia è ricca di realtà che fanno brillare il “Made in Italy” nel mondo. Così, insieme con il mio team di lavoro, abbiamo realizzato tre docu-film sulla loro storia. Sembrano quasi dei film, c’è cinema, musica e racconto. Il premio del Moige lo ha attestato. Essere considerati “Programma di qualità dell’anno” è davvero una soddisfazione».

Chi saranno i protagonisti del suo racconto?
«A Spoleto (PG) abbiamo incontrato i Monini, fratello e sorella, due anime diverse ma legate dalla passione per l’olio, ereditata dai genitori e dal nonno. Ad Asiago (VI) siamo stati nell’azienda casearia dei Brazzale, la più antica d’Italia. Ha radici profonde ma un grandissimo sguardo verso il futuro. Infine siamo andati in Toscana da Vannino Vannucci, il più grande vivaista d’Europa. C’è tanta poesia e bellezza nella sua storia».

L’idea del format è sua. Com’è nata?
«Questa è la seconda esperienza come creatrice di format. Il primo è stato “Passion”, nel 2010, un talk dedicato alle donne. Sono istintiva, impaziente ma perseverante e quando ho un’idea sento un fuoco dentro che brucia finché non prende forma. Il titolo invece è la frase che mi disse un’amica in aeroporto mentre lasciavo Los Angeles, dove ho vissuto: “Continua a pensare in grande”».

Anche se il suo debutto in tv è stato come mascotte di “Mistero”…
«Sì, lo sono stata per dieci edizioni. Dapprima come oracolo “muto”: interpretavo delle citazioni di scrittori. Poi dopo cinque anni ho preso la parola e ho fatto degli interventi all’interno del programma in cui raccontavo le storie del “jet set” di ieri e oggi. Nel frattempo sono diventata giornalista professionista. Il mio è stato un lungo percorso».

Qual è stato il punto di partenza?
«Milano, dove mi sono laureata in Relazioni pubbliche allo Iulm. Per mantenermi facevo l’assistente di volo e ho girato il mondo portandomi sotto braccio i libri di dizione e dell’università. Fin da piccola pensavo in grande, anche se non ne ero consapevole. Ho un percorso artistico, mi sono diplomata in violino a Udine, ho studiato canto, danza classica e recitazione. Ma per carattere sono più regista che attrice. L’agente Enrico Lucherini mi tolse il saluto quando capì che invece di assecondare la sua idea di diventare una diva, iniziai a fare il praticantato a Roma a La7, lasciando Milano e facendo la spola per terminare l’università. Ma lì ho imparato tutto. Ho iniziato facendo i servizi del tg in cui c’era solo la mia voce, fino ad avere una mia rubrica all’interno di “Omnibus”».

Ha vissuto anche negli Stati Uniti. Ci racconti com’è andata.
«Dopo l’esame per diventare giornalista mi sono trasferita prima a New York e poi a Los Angeles dove ho collaborato con una società di produzione televisiva. A New York ho perfino condiviso l’appartamento con Anne Hathaway mentre girava “Il diavolo veste Prada”! Ho conosciuto il mondo: Meryl Streep, Mariah Carey, Beyoncé, Al Pacino, Mel Gibson… Pensavo che non sarei più rientrata in Italia. Invece, quando è mancata mia nonna materna, sono tornata. Anche se ero già stata ingaggiata dalla produzione delle Kardashian».

È vero che ha cucinato gli gnocchi al ragù per Bruce Willis?
«Sì! È il mio piatto forte insieme al tiramisù. Sono una godereccia, mi piace il vino buono e amo mangiare. Ho preso anche una cotta per un attore famoso: Keanu Reeves. Abbiamo vissuto nello stesso albergo per un mese. Avevamo le camere di fronte. Per conoscerlo gli ho tirato addosso un carrello del pranzo. Ma avevamo tempi diversi. Un lento però lo abbiamo ballato: i suoi sono gli occhi più dolci in cui mi sia persa. Ha un’anima sensibile».

È rimasta amica di qualche star?
«Non sono calorosi come noi, non coltivano molto i legami. In America conta chi sei, ma d’altro canto non esiste l’invidia che c’è nel nostro Paese. Là, se vedono brillare qualcuno non gli buttano fango addosso, anzi tendono ad avvicinarlo perché hanno questo senso della complicità».

La bellezza nel suo lavoro è stata più un ostacolo o un vantaggio?
«Non mi considero bella, più un tipo. Soprattutto adesso, con la chirurgia, dove tanti volti si somigliano, ritengo di esser particolare, un po’ esotica, mediterranea. Ma al di là del fisico, devi avere personalità, un fuoco dentro, un sorriso che esce dagli occhi».