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“Reazione a catena”, parla il nuovo conduttore Marco Liorni

Martedì 6 agosto compirà 54 anni. Festeggerà al mare? In montagna? In viaggio? Macché. Quel giorno, come tutti i giorni all’ora di cena, a partire dal 3 giugno (e fino a metà settembre) sarà in onda dalla postazione di “Reazione a catena - L’intesa vincente”

Foto: Marco Liorni. È sposato con Giovanna Astolfi con cui ha due figlie (ha anche un figlio dal primo matrimonio)  - Credit: © Iwan Palombi

16 Maggio 2019 | 08:30 di Barbara Mosconi

Martedì 6 agosto Marco Liorni compirà 54 anni. Festeggerà al mare? In montagna? In viaggio? Macché. Quel giorno, come tutti i giorni all’ora di cena, a partire dal 3 giugno (e fino a metà settembre) sarà in onda dalla postazione di “Reazione a catena - L’intesa vincente”.

Il gioco estivo di Raiuno cambia volto e sceglie quello bello, sorridente e cordialmente tranquillo di Marco Liorni. Attualmente inventore e conduttore di “Italia sì!” al sabato pomeriggio, Liorni ha un lungo curriculum televisivo, che va dal “Grande Fratello” (come inviato) alla cronaca (“Verissimo” e “La vita in diretta”). Adesso si conquista un posto al sole sulla rete ammiraglia Rai. Al sole cocente, vista la stagione.

Marco, come ti appresti a passare l’estate in tv?
«Con grande curiosità e anche con qualche apprensione. Il “game” è un genere che finora non avevo fatto».

Anni fa però avevi provato un game per Mediaset. Che fine ha fatto?
«Lo avevamo registrato nello studio del “Grande Fratello”, a Cinecittà, si chiamava “Gente come noi”, era un gioco sul costume, c’erano i sondaggi. Ne fu fatto un “surrogato” su Italia 1 con Enrico Papi».

Qui hai sbaragliato tutti gli altri concorrenti.
«Sinceramente non so se c’era una gara. Mi hanno chiamato offrendomi questa possibilità. L’anno scorso ero
stato vicinissimo a farlo. Mi hanno chiesto se mi interessava ancora».

Ti interessava?
«Ci ho pensato molto. Ero completamente concentrato su “Italia sì!”, la trasmissione del sabato, che per me è come una figlia, non pensavo proprio più al game. Ho parlato con il direttore di Raiuno Teresa De Santis, con gli autori storici del gioco, me lo
sono guardato bene».

E quindi hai detto: «Per me è sì».
«Io la vivo così, come un momento in cui bisogna un po’ divertirsi».

Garbato, misurato, impeccabile: virtù per cui sei noto. Bastano per condurre un quiz?
«Il game richiede tante cose in più. Amadeus, che è un amico e ha condotto molte edizioni di “Reazione a catena”, mi ha dato dei consigli».

Quali consigli ti ha dato?
«Di divertirmi insieme ai concorrenti. Ha detto: “Lascia perdere tutto e rilassati”. Bisogna essere padroni dei meccanismi, ma poi ci sono delle energie che si percepiscono solo in diretta».

Rebus, cruciverba, enigmistica. Come te la cavi?
«Abbastanza bene. Il mio preferito è quello in cui devi scovare le parole in diagonale o in orizzontale dentro una gabbia di lettere».

Il gioco dove sei più ferrato?
«Gli scacchi. Mi rilassano. Di notte, se mi sveglio e non riesco a dormire, faccio una partitina. Con il computer. Non sveglio mia moglie, che tra l’altro non sa giocare».

Finisci la frase: «Giocando si…».
«Giocando si scopre l’altro, escono i caratteri».

Tu che carattere tiri fuori giocando?
«Sono molto concentrato».

Nella ipotetica squadra “Liorni”, chi porteresti in trasmissione?
«Due amici storici: Luca, che fa il rappresentante di articoli sportivi, e Marco, un militare che coordina gli atleti dell’esercito».

Che nome daresti alla tua squadra?
«“I Passaporti”. Da dieci anni diciamo che dobbiamo fare il viaggio della vita, solo noi tre, ma siamo sempre qui».

Chi non vorresti in squadra con te?
«Mia moglie, è un disastro con le parole, scambia sempre un nome per un altro».

E chi non vorresti come avversario?
«Cecchi Paone: è coltissimo e precisissimo. E irascibile!».

In tv come avversario avrai, invece, Gerry Scotti con “Caduta libera”.
«Gerry Scotti è un maestro dei game e dei quiz. È il primo anno che va in onda d’estate. La vedo come una sfida entusiasmante, il pubblico avrà più scelta».

Nella squadra de “I Conduttori” (te escluso) chi metteresti?
«Amadeus: è un fuoriclasse e sui game è ferratissimo. Alessia Marcuzzi: simpatica e piena di verve. E Giovanni Floris: è un “secchione”, con lui la vittoria è assicurata».

Colloca questi personaggi in varie squadre: Pippo Baudo.
«“I Ciceroni”. In uno dei suoi ultimi programmi andava in giro a raccontare l’Italia. Sapeva tutto».

Barbara d’Urso?
«È facile: “Le Stacanoviste”!».

Infine, Enrico Mentana?
«“I Battutisti”. Quando lavoravamo alla radio e ci incontravamo alle serate, se stavi seduto vicino a lui ridevi dall’inizio alla fine».

Hai mai conosciuto qualche vincitore di quiz?
«Sì, un operaio che ha vinto 35 milioni di euro al SuperEnalotto. E con un biglietto da due euro. Ha provato a fare la vita di prima, ma ci è riuscito solo per quattro giorni. La gente lo aspettava sotto casa, ha dovuto cambiare numero di telefono. Tempo fa avevo anche cominciato a scrivere un libro su questa storia».

Quanto conta la fortuna per vincere?
«Nel caso di “Reazione a catena” pochissimo. Qui devi indovinare i legami tra le parole, non c’è fortuna».

Tu sei fortunato al gioco?
«Sì. Non sono uno di quelli che non vogliono in squadra perché porta sfortuna».

Hai lavorato sette anni al “Grande Fratello” e altri sette a “La vita in diretta”. Mai giocato il sette sulla ruota di Roma?
«Aspetto il terzo sette. Se arriva lo gioco!».

Il periodo più “giocoso” della tua vita?
«Negli Anni 80. Ero un ultras della Roma. Allo stadio andavo nel Cucs (Commando ultrà curva sud, ndr), c’erano talmente tanti fumogeni che la partiva non la vedevi, ma cantavi tutto il tempo. So ancora a memoria tutti i cori: “Sangue, sangue/saluto degli ultrà” (canta). All’uscita passavamo ai Parioli e facevamo il coro dei Parioli, poi in via del Corso e facevamo il coro di via del Corso...».

Quando avresti voluto fare un altro “gioco”?
«Da ragazzo, quando, facevo il bagnino per un hotel a Scauri, sulla costa laziale. Aiutavo il capo-bagnino a tenere in ordine la spiaggia. Alle sei e mezzo del mattino ero già lì a riordinare ombrelloni e sdraio. Avrei voluto godermi l’estate».

Proviamo le tue “reazioni a catena”. Alla parola “casa” cosa associ?
«Sole».

Non “Grande Fratello”?
«È un po’ che non faccio più questa associazione. A casa mia, in fondo all’ingresso, c’è una grande finestra e da lì batte sul pavimento uno schiaffo di sole accecante».

Televisione.
«Colori, nel senso di tanta varietà».

Famiglia.
«Grace, un pastore tedesco. È entrata in famiglia due anni fa».

Estate.
«Napoli! Starò lì questa estate negli studi di “Reazione a catena”».