Home TvProgrammiRenato Zero arriva su Canale 5 con “Zero il folle”

Renato Zero arriva su Canale 5 con “Zero il folle”

La storia di un artista che ci ha cambiato la vita. Una serata di musica, racconti e grandi ospiti per festeggiare il suo 70° compleanno

Foto: Renato Zero

24 Settembre 2020 | 9:08 di Enrico Casarini

Una grande serata per un grandissimo della nostra musica. Canale 5 festeggia i 70 anni di Renato Zero con “Zero il folle”, racconto cantato di una vita sul palcoscenico costruito sulle immagini di un concerto dello scorso gennaio a Milano. Le canzoni del cuore ci sono e in quantità. E ci sono amici come Sabrina Ferilli, Giancarlo Giannini, Monica Guerritore, Serena Autieri e Anna Foglietta, con cui Zero chiacchiererà e ricorderà, durante i cambi d’abito…

Ma parlare di cambi d’abito con Renato non è solo fare la cronaca di un backstage. Vuol dire anche incamminarsi lungo la strada che ci mostra quanto l’artista romano abbia cambiato un po’ anche la nostra vita. E non è tutto perché presto ascolteremo il suo nuovo ambizioso disco “Zerosettanta”, suddiviso in tre parti in uscita il 30 settembre (giorno del suo compleanno), il 30 ottobre e il 30 novembre.

Come un sarto visionario, la vita Zero se la taglia addosso su misura, senza paura di azzardare. Alla fine ha sempre ragione. Da ragazzino, quando è ancora Renato Fiacchini, si cuce camicie di pizzo che porta in casa. Presto, però, sceglie di indossarle anche fuori, per le strade di Roma o nei locali. Vederlo è uno choc e finisce spesso in commissariato, dove lo va a prendere il padre poliziotto, Domenico. Lui un tempo aveva sognato di fare il cantante lirico: ora può capire il figlio e diventa il suo primo sostenitore nel cammino verso il mondo dello spettacolo.

Seconda scelta: quando nel 1965 apre il Piper Club a Roma, Renato ci “trasloca” con un gruppo di ragazzi che, ballando e vestendosi di colori, diventano icone di una nuova gioventù. Con lui Mita Medici, Stefania Rotolo, Loredana Bertè e Mia Martini… La Rai, che ha un disperato bisogno di giovani “veri” per i suoi programmi, saccheggia il Piper e Don Lurio porta Renato nei “collettoni”, i ballerini di Rita Pavone nello show “Stasera Rita”.

Nel 1966 Fiacchini diventa Zero. Da dove viene questo nome d’arte? È materia di leggenda. Il cambio avviene probabilmente con una spinta da parte da Gianni Boncompagni, che fa incidere a Renato il primo 45 giri “Non basta, sai”. Il disco esce nel 1967 ed è un fiasco terrificante (si dice che abbia venduto 20 copie…). Ma rimane il nome: «Mi chiamo Zero come ripicca verso il mondo» ha dichiarato Renato. «Troppi mi dicono che sono una nullità, appunto uno zero… Zero è il numero che significa il niente, ma senza di lui non puoi fare calcoli».

Il giovane Zero non si limita a cantare. Fa la comparsa per pubblicità e film, ma soprattutto recita in due spettacoli teatrali che nel 1970 fanno storia: la prima produzione italiana del musical “Hair” e “Orfeo 9” di Tito Schipa Jr., la prima opera rock italiana. Così, palcoscenico dopo palcoscenico, diventa un performer fenomenale, e quando pochi anni dopo finalmente esplode con le sue canzoni sembrerà che sia nato in testa alle classifiche.

Lo choc arriva tra il 1977 e il 1978, prima con “Mi vendo” poi con “Triangolo”. Tra un «Seguimi, io sono la notte, il mistero, l’ambiguità» e un «La geometria non è un reato» viene sdoganato tutto un mondo di comportamenti “trasgressivi”, prima confinati nell’ombra dell’indicibile o nel doppio senso da avanspettacolo. Sono gli anni dei “sorcini”, un popolo di fan che lo seguono come topolini e che Renato coccola come poche altre star dell’epoca facevano; sono gli anni di “Zerolandia”, che è un album, un tour, una casa discografica e anche un tendone che fino al 1984 sarà una sorta di “casa madre” per l’universo dell’artista (che da anni progetta di rinnovare questa esperienza di unione di arte e vita con l’associazione culturale Fonòpoli…).

A metà degli Anni 80 arriva una nuova scelta: trucchi, parrucche e abiti glam finiscono nell’armadio. Renato Zero ora è la sua voce e la sua faccia. Riesce a dare scandalo comunque nel 1991, quando partecipa per la prima volta a Sanremo con “Spalle al muro”, e sembra impossibile che a raccontare la solitudine degli anziani sia proprio lui.

La bravura di Giorgio Panariello nel rievocare quello Zero esagerato e colorato che in fondo non c’è più, facendone un’imitazione fenomenale, dà modo a Renato di raccogliere un’altra sfida: nel novembre 2001 partecipa a “Torno sabato”, lo show del sabato sera di Raiuno condotto dal comico toscano, e lo sfida in un duetto/duello da cui naturalmente esce vincitore. Pronto per un nuovo sogno.

E noi, che siamo ancora qui ad ascoltare e guardare “Zero il folle”, ci chiediamo quando mai Renato sia stato folle: alla fine ha avuto sempre ragione lui.