Home TvProgrammiRoberto Giacobbo nel suo nuovo programma «Freedom» è in cerca di avventure estreme

Roberto Giacobbo nel suo nuovo programma «Freedom» è in cerca di avventure estreme

La prima puntata che vedremo il 20 dicembre su Rete 4, lo conferma: Giacobbo ha un debole per i sotterranei. Che sia la miniera del Ginevro sull’Elba, la tomba Mehu a Saqqara, in Egitto, o la Piramide del Sole in Messico, appena può si infila nei posti più impervi

Foto: Roberto Giacobbo durante una puntata di «Freedom»

06 Dicembre 2018 | 16:14 di Solange Savagnone

La prima puntata di «Freedom», che vedremo il 20 dicembre su Rete 4, lo conferma: Roberto Giacobbo ha un debole per i sotterranei. Che sia la miniera del Ginevro sull’Elba, la tomba Mehu a Saqqara, in Egitto, o la Piramide del Sole in Messico, appena può si infila nei posti più impervi.

Roberto, perché lo fa?
«Perché sono luoghi difficilmente esplorabili e non ci possono andare tutti. Attraverso la telecamera li condivido con il pubblico che si identifica con me, un uomo normale, non certo un supereroe».

Se la ricorda la sua prima volta?
«Fu in Egitto. Per visitare una necropoli bisognava passare in un foro largo come un cestello della lavatrice. L’operatore non fece in tempo a dirmi che era troppo piccolo, io ero già dall’altra parte».

Poi ci ha preso gusto?
«Quando faccio un programma metto sul tavolo tanti argomenti. In quel periodo il caso ha voluto che i posti più interessanti si trovassero sotto terra. Poi ho scoperto che mi piaceva molto andarci e avevo una squadra che mi aiutava a farlo, così abbiamo iniziato a entrare nei posti più proibitivi, ma sempre con rispetto».

Il rischio è il suo mestiere?
«Non rischio mai la vita, sono sempre accompagnato da esperti che mi spiegano come devo fare e portano le attrezzature adatte. Però i posti dove andremo a girare non voglio vederli prima, neanche in foto: voglio condividere con il pubblico l’emozione di scoprirli per la prima volta. Per questo mostriamo tutto e non rifacciamo mai un servizio: in questa nuova produzione ci sono cinque telecamere sempre accese, alcune piccolissime e automatiche, in modo da non perdere nulla».

Fino a oggi quanti posti sotto terra ha visitato?
«Direi centinaia e tanti se ne aggiungeranno. Per “Freedom” ho un consulente speleologo fisso, prima lo contattavamo solo quando serviva».

Il fatto che lei è alto due metri e pesa cento chili è mai stato un problema?
 «Qualche difficoltà me l’ha creata ma ha dato anche fiducia ai miei collaboratori: se passavo io, passavano anche loro».

Non ha mai avuto paura?
«Ho fatto per anni subacquea dove ho imparato a gestire le emozioni e a non spaventarmi. Fin da quella prima volta in Egitto, vado in apnea facendomi bastare l’aria che riesce a entrare nei polmoni quel tanto che mi consente di attraversare i passaggi più stretti».

Non soffre di claustrofobia?
«Sono un incosciente e non temo niente. Le paure vanno combattute con la preparazione e gestite al momento. Anni fa ho insegnato come comportarsi sotto stress: la gestione del respiro è la prima cosa da fare per evitare il panico, poi bisogna capire se il corpo è in tensione e cercare di razionalizzare aggrappandosi alle cose positive attorno a noi, prendendo tempo per risolvere gli imprevisti».

In quale occasione ha dovuto superare i suoi limiti?
«Più che limiti fisici, ci sono state situazioni in cui la pressione emotiva poteva farmi perdere la ragione. Una notte dello scorso marzo le mie figlie sono state aggredite da un signore che ha fatto svenire una di loro dandole una bottigliata in testa per rapinarla. In commissariato davanti a lui ho mantenuto la calma. Non so come ho fatto».

Il punto più profondo in cui  è andato?
«Il tunnel della tomba di Sethi I, a oltre 100 metri di profondità».

Il luogo più affascinante?
«I sotterranei dell’Isola di Pasqua, conosciuti grazie a una ragazza che abbiamo incontrato in aereo e che ci ha fatto da guida».

La sua più grande conquista?
«Arrampicarmi sopra la piramide di Cheope: ho aspettato sette anni per ottenere il permesso, ma lì in cima, dopo aver rischiato di cadere a ogni gradone, ho visto l’Egitto come nessuno prima di me. C’erano anche alcune incisioni dei soldati di Napoleone con scritto: “Io sono stato qui”».

Si è mai fatto male?
«In Sardegna, poco tempo fa. Tentando di uscire dalla fenditura di una montagna spaccata, sono rimasto incastrato e mi sono rotto una costola. Ho fatto molta fatica a mantenere la calma. Vedrete tutto nella terza puntata di “Freedom”».

Ci spiega meglio cosa è successo?
«Il passaggio per entrare era stretto e non si poteva allargare. Ci sono riuscito al quinto tentativo. Uscendo, però, una pietra mi ha bloccato e una costola ha ceduto».

Ne è valsa la pena?
«Sì, perché là sotto ho visto Atlantide! In quella grotta, il cui accesso originario è chiuso forse da migliaia di anni a causa di una frana, abbiamo trovato un luogo costruito dall’uomo».

Ha mai dovuto rinunciare a un’impresa?
«Sì, ma non le dirò quale».

Ci sveli almeno la prossima sfida.
«Sarà proprio qui, a Milano. Vado dove mi porta la voglia di avventura, che sia in cielo o sotto terra, di notte e chissà cos’altro…».