Home TvProgrammiRoberto Giacobbo: «Vi presento il mio sosia: si chiama Robbo»

Roberto Giacobbo: «Vi presento il mio sosia: si chiama Robbo»

Il divulgatore scientifico sbarca su Italia 1 con la nuova stagione di "Freedom" e ci svela: «Per la prima volta avrò un aiutante»

Foto: Roberto Giacobbo

03 Settembre 2020 | 9:25 di Solange Savagnone

Chi si ferma è perduto. Ma non c’è questo rischio quando si tratta di Roberto Giacobbo e della suo squadra, che dall’11 settembre approdano su Italia 1 con la nuova stagione di “Freedom Oltre il confine”, 13 puntate che promettono di essere davvero incredibili. Non solo perché, come sempre, Giacobbo ci accompagnerà in giro per l’Italia (ma anche all’estero) alla scoperta delle nostre meraviglie ed eccellenze, ma perché se ne è inventata un’altra delle sue.

«Nella prima puntata debutterà il “mini truck”. Un “cucciolo” in scala ridotta e perfettamente funzionante del camion attrezzato che ci accompagna di solito negli spostamenti. Questa miniatura camminerà accanto a me e mi parlerà come il robottino R2-D2 di “Guerre stellari”. È radiocomandato da una persona della troupe, ha quattro ruote motrici e una telecamera sul tetto. Inoltre presto sarò aiutato dal mio avatar…».

Scusi, in che senso un avatar?
«Mi hanno scannerizzato completamente per creare una versione più giovane e leggera di me. È stato un lavoro incredibile. Lo vedrete nascere, dal punto di vista tecnologico, nel corso delle prime quattro puntate. Mentre il debutto ufficiale accanto a me sarà nella quinta, in un servizio dedicato alla Statua della Libertà: lui era l’unico che poteva arrampicarsi sulla statua, salire in piedi sulla torcia e salutarmi mentre gli passavo davanti a bordo di un elicottero!».

Ha un nome questa creatura?
«Lo abbiamo ribattezzato Robbo, che è la sintesi di Roberto Giacobbo, ma richiama anche il concetto di “roba” e di robot. Sempre per restare in tema “Guerre stellari”, ha anche un nome alfanumerico che è F41, ma ormai per tutti è semplicemente Robbo».

A proposito di cinema, il film “Avatar” del 2009 c’entra qualcosa con la sua genesi?
«Rispetto agli avatar del film di James Cameron, siamo uguali come altezza, ma io non sono blu. Al tempo, a parte gli effetti in 3D, quel film è stato rivoluzionario dal punto di vista narrativo. Ma non ha influito sulla scelta di creare il mio avatar».

E allora di chi è stata l’idea?
«È stata mia. Ho un sogno nel cassetto: fare un programma con nuovi inviati e ragazzi giovani. Per il momento ho pensato di prendere il giovane ragazzo che ero io tanti anni fa e la tecnologia mi ha aiutato. Non mi andava di fare una copia di me oggi, ci ho già pensato io a invecchiare in 30 anni».

Come è stato realizzato?
«Il lavoro è iniziato circa un anno fa con una società che si chiama Digitarca, che ha curato la prima parte del progetto ed è quella che fa le “nuvole di punti” (un effetto speciale usato nel programma, ndr) e le mappature laser di paesaggi e movimenti. Per la seconda parte del lavoro ci siamo invece affidati a un’altra società, che si chiama IGoodi ed è specializzata nella gestione di avatar destinati alla salute e alla moda».

Cosa farà di preciso il suo sosia?
«Mi aiuterà nelle imprese più pericolose, quindi ogni tanto si sostituirà a me. Io mi preoccupo che si possa fare male, ma lui mi risponde che non è possibile visto che non solo è virtuale, ma è anche più giovane di me e ha più successo con le donne. Allora lo minaccio dicendogli che se stacco la spina lui sparisce… Insomma, sarà un antagonista. Un compagno di lavoro un po’ strafottente e rompiscatole! Abbiamo cercato di renderlo reale anche in questo».

Dobbiamo immaginarla in versione Luke Skywalker mentre litiga con Robbo e il mini truck?
«Loro due ancora non si sono parlati, per ora non interagiscono. Ma chissà, magari in futuro li vedremo coalizzarsi contro di me e andarsene via da soli».

Non è strano interagire con lui?
«È divertente, lui può dire quello che io non dirò mai e da cui mi dissocio, si prende delle libertà che a me non sono concesse. Tanto non è incolpabile di nulla. Ha la mia voce da giovane, ma è il frutto del lavoro di una squadra, non esiste un uomo dietro di lui bensì un progetto elettronico e l’intelligenza artificiale».

Non ha paura che un giorno possa prendere il suo posto?
«Pensate che bello, potrei vedere “Freedom” dal divano di casa senza sapere cosa sta per succedere. Non so che futuro avrà questo esperimento, dipende dal piacere che susciterà di conoscere divertendosi, e magari un giorno lascerà spazio ad altre idee. La cultura, se trova le chiavi giuste, può diventare ancora di più alla portata di tutti».