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Roberto Saviano sul Nove con «Kings of crime»

Un potentissimo boss mafioso, una giornalista uccisa durante un’inchiesta sulla corruzione e un agente dell’Fbi infiltrato in Cosa nostra. Le loro storie sono al centro della seconda stagione del programma di approfondimento che torna ogni mercoledì in prima serata

Foto: Roberto Saviano

08 Novembre 2018 | 16:38 di Simona De Gregorio

Un potentissimo boss mafioso, una giornalista uccisa durante un’inchiesta sulla corruzione e un agente dell’Fbi infiltrato in Cosa nostra. Le loro storie sono al centro della seconda stagione di «Kings of crime», il programma di approfondimento condotto da Roberto Saviano che torna ogni mercoledì in prima serata su Nove.

La prima puntata propone l’intervista esclusiva a Felice Maniero, soprannominato “Faccia d’angelo”, che per vent’anni (tra la metà degli Anni 70 e 90) è stato a capo dell’organizzazione criminale detta “Mala del Brenta”, sconvolgendo il Nord Italia con rapine, furti e traffico di droga. Il boss trattava da pari a pari con gli esponenti più potenti di Cosa Nostra, camorra e ‘ndrangheta. Evaso da due carceri di massima sicurezza, condannato per associazione mafiosa e sette omicidi, nel 1994 decise di diventare collaboratore di giustizia. Ora, scontata la sua pena, ha deciso di concedere a Saviano una lunga intervista in cui ripercorre tutta la sua vita.

Da un protagonista del crimine, «Kings of crime» sposta l’attenzione su una vittima. Nella seconda puntata del programma intervengono quindi i figli di Daphne Caruana Galizia, la più famosa giornalista d’inchiesta maltese che si occupava di casi di corruzione che coinvolgevano anche i vertici del governo locale. Dopo aver subito minacce e attentati, è rimasta uccisa il 16 ottobre 2017 dilaniata da un’autobomba.

Chiude il ciclo l’intervista a Joe Pistone, conosciuto come Donnie Brasco, l’agente Fbi infiltrato più famoso del mondo che ha ispirato anche il celebre film con Johnny Depp. Entrato in Cosa Nostra nel 1975 è stato sei anni sotto copertura riuscendo a conquistare la fiducia dei vertici del sistema mafioso americano e portando all’arresto e alla condanna di centinaia di boss. Nel 1981, al termine dell’operazione, la sua vera identità è stata svelata e la mafia ha messo sulla sua testa una taglia di 500 mila dollari. Oggi Pistone, entrato in un programma di protezione, vive in una località segreta degli Stati Uniti.