Home TvProgrammi“Segreti e delitti”, Gianluigi Nuzzi: «Mi occupo di crimini, a parte gli scherzi»

“Segreti e delitti”, Gianluigi Nuzzi: «Mi occupo di crimini, a parte gli scherzi»

Mentre torna su Canale 5 in prima serata, affiancato da Alessandra Viero, il giornalista svela a Sorrisi il suo hobby segreto

Foto: Gianluigi Nuzzi è conduttore televisivo ma anche autore di fortunati libri-inchiesta

26 Febbraio 2019 | 16:45 di Alberto Anile

Martedì 26 febbraio, torna su Canale 5 “Segreti e delitti”, di cui andarono in onda due ministagioni estive nel 2014-2015. Conduttore Gianluigi Nuzzi, affiancato da Alessandra Viero. Ma questo ritorno è solo per una serata. «Ci hanno chiesto di fare una puntata-evento e poi si vedrà» dice Gianluigi Nuzzi. «Che sia un esperimento, o il pilota per una nuova serie su Canale 5, è un’occasione che abbiamo accolto con entusiasmo».

Cambia qualcosa rispetto alle serie in onda nel 2014 e nel 2015?
«Quelli furono dei tentativi di portare la cronaca nera nella programmazione estiva e misurare il pubblico di Canale 5 su un format che di fatto è uno spin-off di “Quarto grado” (che è in onda ogni venerdì su Rete 4, ndr). Rispetto al quale l’elemento della docufiction sarà più caratterizzante: le ricostruzioni dei casi principali saranno ancora più scrupolose».

Mi colpisce sempre il tuo aplomb in tv, sembra che non ti lasci mai coinvolgere troppo. Carattere o professionalità allenata?
«Il mio carattere senz’altro, poi la giusta distanza rispetto a quei casi. Però non nascondo mai lo sdegno. Facciamo molta campagna sui femminicidi e sui figli delle vittime ai quali nessuno pensa mai. Mi ritengo una figura un po’ particolare: da una parte voglio una giustizia certa e rapida, dall’altra sostengo che anche un imputato arrogante e antipatico ha diritto di difendersi e di portare le proprie tesi».

Federica Sciarelli mi ha detto diverse volte che il dolore accumulato in anni di “Chi l’ha visto?” rischia di essere umanamente troppo pesante.
«Io sono un tecnico. Ma, al di là del dolore, col quale convivo e che riesco a tenere a bada, quello che non riesco a soffocare è l’arrabbiatura. Già viviamo in un Paese in cui molte cose dipendono da dove nasci, molte altre dipendono anche da dove vieni ammazzato. Se degli inetti fanno indagini arruffate, è come se la vittima venisse uccisa di nuovo: i parenti sono dilaniati prima dal lutto e poi da una giustizia sciatta».

Qual è, secondo te, la differenza tra un giornalista e un investigatore?
«Che l’investigatore lavora per lo Stato e la collettività, ha strumenti infinitamente più penetranti dei nostri, ma non valuta certi elementi che per noi hanno invece importanza. Mi spiego: la verità processuale non sempre si sovrappone alla realtà, basta ricordare che il gangster Al Capone venne condannato per evasione fiscale».

In tv guardi ancora gialli?
«Tolta l’informazione, guardo molti documentari naturalistici. E qualche thriller, di quelli che prima di dormire vai a chiudere tutte le finestre».

E libri?
«Niente gialli, mi bastano quelli della vita reale. L’ultimo romanzo che ho comprato è di Irvine Welsh; mi piacciono molto i libri sul comportamento degli animali; il libricino che ho letto mille volte è il “De profundis” di Oscar Wilde. Tieni presente che leggo anche tanti documenti, sia per la tv sia per documentarmi sui miei libri».

Ne stai scrivendo uno nuovo?
«Sì, ma non dico nulla finché non è pronto. Prima devo sempre trovare la strada giusta. Diciamo che ho un libro in cantiere, ma è un cantiere pubblico italiano, quindi un po’ lento».
So che la tua cicatrice al volto è frutto di un lontano incidente in motorino durante una vacanza in Grecia; ti scontrasti con una jeep. Il colpevole è stato acciuffato?
«Ah no, lì il colpevole ero io, che mi ero distratto finendo nella corsia opposta».

Hobby?
«Amo molto gli scherzi».

Prego?
«Non mi piace esserne vittima, e perciò sono terrorizzato da quelli di “Scherzi a parte”. Ma mi piace molto farli. Naturalmente parlo di scherzi innocui, nulla di davvero pesante».

Raccontamene uno.
«Anni fa feci una serie reiterata di scherzi all’avvocato Carlo Taormina; con me c’erano Giuseppe Cruciani e David Parenzo, mio buon amico. Chiamavo Taormina qualificandomi come un giornalista spagnolo di Radio Cataluña Libera, e lo facevo sempre dopo cena, anche a mezzanotte. Gli chiedevo un’intervista e lui era sempre molto disponibile. “Aquì in Cataluña se habla mucho di lei” gli dicevo, e lui ci credeva serenamente. Andammo avanti finché lo venne a sapere. Anni dopo mi denunciò all’Ordine dei giornalisti perché avevo mandato in onda immagini di Bossetti, condannato per l’assassinio di Yara Gambirasio, ledendo secondo lui l’immagine dell’imputato; fui prosciolto. Non avevo mai raccontato a nessuno degli scherzi spagnoli a Taormina, ora mi odierà ancora di più».

Non avrei mai immaginato che il severo Gianluigi Nuzzi amasse gli scherzi.
«Il mio mito è “Amici miei”. Anzi, posso fare un appello attraverso Sorrisi?».

Certo.
«Cerco dei professionisti pronti a organizzare una squadra di nuovi “amici miei”, per fare insieme delle zingarate. In giro ci sono tanti personaggi che gli scherzi se li meritano tutti».

Ecco i due casi storici di cui si parla nella puntata-evento...

Marco Vannini
Ladispoli, 17 maggio 2015. Un ventenne è ferito da un colpo di pistola in casa della fidanzata; morirà l’indomani. La richiesta d’aiuto al 118 è tardiva e lacunosa; la fidanzata, la madre e il fratello sono stati condannati in appello a tre anni e il padre a cinque per omicidio colposo.

Veronica Panarello
Lo scorso luglio è stata condannata a 30 anni per l’uccisione del figlioletto Loris, morto a Santa Croce Camerina, nel ragusano, il 29 novembre del 2014. La donna aveva accusato del delitto il suocero, con il quale avrebbe avuto una relazione.

...e altri celebri episodi di omicidio, conclusi ma ancora controversi

Cogne
Annamaria Franzoni, condannata a 16 anni per l’uccisione del figlio, è stata rilasciata dopo 11 anni di carcere.

Garlasco
Alberto Stasi è stato riconosciuto colpevole in Cassazione dell’omicidio di Chiara Poggi: 16 anni di reclusione.

La strage di Erba
Per l’omicidio di 4 persone nel 2006 i coniugi Rosa e Olindo Romano sono stati condannati all’ergastolo.

Meredith Kercher
Per l’uccisione nel 2007 della studentessa furono accusati e poi prosciolti Raffaele Sollecito e Amanda Knox.